Salario minimo in Parlamento dall'10 aprile 2026: cosa cambia per i lavoratori italiani e quali diritti hai oggi

Avvocato giuslavorista spiega i diritti salariali a un lavoratore in uno studio di Roma, aprile 2026
4 min di lettura 8 aprile 2026

La Camera dei Deputati inizia il 10 aprile 2026 l'esame formale del disegno di legge di iniziativa popolare sul salario minimo. L'Italia è ancora uno dei sei Paesi UE senza una soglia salariale legale nazionale. Ecco cosa prevede la proposta e quali diritti hanno i lavoratori oggi.

La discussione parlamentare inizia il 10 aprile 2026

Il disegno di legge sul salario minimo, presentato da una coalizione composta da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana, approda alla Commissione Lavoro della Camera dei Deputati giovedì 10 aprile 2026. La relatrice è la deputata Tiziana Nisini della Lega.

La proposta prevede una soglia minima universale di 9 euro lordi all'ora per tutti i lavoratori dipendenti, indipendentemente dal settore e dal contratto collettivo applicato. Si tratta di una soglia che le organizzazioni sindacali e i partiti promotori considerano la base per uscire dalla condizione di "lavoratore povero" (working poor).

Secondo dati ISTAT citati durante le audizioni parlamentari, circa 3 milioni di lavoratori in Italia percepiscono attualmente retribuzioni inferiori a 9 euro lordi l'ora — spesso nei settori del commercio, della ristorazione, dell'assistenza domiciliare e dell'agricoltura.

La posizione del governo: CCNL come riferimento

Il governo Meloni ha scelto un approccio diverso. Con il Decreto Legislativo delegato previsto dalla legge di delegazione approvata il 23 settembre 2025 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 3 ottobre 2025), la scadenza per i decreti attuativi è fissata ad aprile 2026. Il meccanismo proposto: individuare come soglia salariale minima de facto la retribuzione prevista dal **Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) più rappresentativo** di ciascun settore.

Questo approccio è sostenuto da Confindustria e da alcune associazioni datoriali, che ritengono che un salario minimo fisso per legge potrebbe comprimere la contrattazione collettiva. I critici, invece, denunciano che esistono CCNL "pirata" — siglati da sindacati non rappresentativi — che fissano retribuzioni molto basse, e che il sistema attuale consente di aggirarli facilmente.

Cosa cambia già nel 2026: taglio IRPEF e rinnovi contrattuali

Mentre il dibattito sul salario minimo è ancora aperto, alcune misure sono già operative nel 2026.

A partire da gennaio 2026, l'aliquota IRPEF sul secondo scaglione (redditi tra 28.000 e 50.000 euro) è scesa dal 35% al 33%, con un risparmio netto fino a 440 euro all'anno per i lavoratori dipendenti in quella fascia.

Sul fronte dei contratti collettivi, il primo trimestre 2026 ha visto importanti rinnovi: il CCNL degli istituti di credito (ABI) ha introdotto un aumento di 518 euro mensili, e il contratto del comparto scuola ha definito un incremento di 143 euro mensili per i docenti. Questi rinnovi non toccano, tuttavia, i lavoratori dei settori non coperti da contratti forti.

I diritti dei lavoratori oggi: cosa prevede la legge

In assenza di un salario minimo legale nazionale, i diritti salariali dei lavoratori italiani sono regolati principalmente da tre fonti:

1. Contratti collettivi nazionali (CCNL): Ogni settore ha il suo contratto. Se la tua azienda applica un CCNL sottoscritto da un sindacato comparativamente rappresentativo (Cgil, Cisl, Uil, Ugl), hai diritto alla retribuzione minima ivi prevista.

2. Giurisprudenza sull'equità retributiva: L'articolo 36 della Costituzione italiana garantisce che la retribuzione sia "proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto e in ogni caso sufficiente ad assicurare al lavoratore e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa". La Corte di Cassazione ha più volte affermato che i giudici possono fissare una retribuzione equa anche in assenza di CCNL applicabile.

3. Contratto individuale di lavoro: Le condizioni pattuite individualmente non possono essere inferiori ai minimi contrattuali del CCNL di riferimento.

Se ritieni di essere sottopagato, puoi rivolgerti all'Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) o consultare un avvocato giuslavorista per valutare le opzioni disponibili, inclusa un'azione legale per il recupero delle differenze retributive arretrate.

Quando conviene consultare un avvocato del lavoro

Non tutte le situazioni di bassa retribuzione sono automaticamente risolvibili. Ma esistono casi specifici in cui un consulente legale può fare la differenza concreta:

  • Retribuzione sotto i minimi CCNL: se la tua busta paga è inferiore ai minimi del contratto collettivo applicato, hai diritto alle differenze retributive con interessi, anche retroattivamente (fino a 5 anni)
  • CCNL pirata: se la tua azienda applica un contratto collettivo di dubbia rappresentatività per pagare meno, un avvocato può richiedere l'applicazione del CCNL più favorevole del settore
  • Lavoro irregolare o in nero: la consulenza legale è fondamentale per tutelare i diritti senza esporre il lavoratore a rischi
  • Licenziamento dopo una rivendicazione salariale: il licenziamento ritorsivo è nullo secondo la legge italiana

Una prima consulenza con un avvocato giuslavorista su Expert Zoom può aiutarti a capire se hai diritto a compensi arretrati — spesso senza anticipare costi legali.

Cosa aspettarsi dai prossimi mesi

Il dibattito parlamentare che si apre il 10 aprile 2026 difficilmente produrrà una legge in tempi brevi: le posizioni del governo e dell'opposizione sono distanti. È però probabile che la pressione politica — amplificata dalla prossima legge di bilancio — porti a qualche forma di compromesso entro fine anno.

Nel frattempo, i lavoratori che si trovano in situazioni di incertezza contrattuale non devono aspettare l'approvazione di una legge per tutelare i propri diritti: gli strumenti legali esistenti, se usati correttamente, offrono già una protezione significativa.

Avvertenza: Questo articolo ha finalità informativa e non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, è consigliabile rivolgersi a un avvocato specializzato in diritto del lavoro.

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