Il 25 settembre 2026, a Napoli, un 44enne è stato arrestato dopo aver inviato messaggi inequivocabili alla sua ex compagna e ai loro figli: "Il tempo è scaduto, vi uccido." Un caso che, stando ai dati del Ministero dell'Interno, non è isolato — in Italia nel 2025 sono stati denunciati oltre 32.000 episodi di minaccia gravi, con un incremento del 9% rispetto all'anno precedente. Ma cosa succede davvero quando si riceve una minaccia di morte da un ex partner? E quali strumenti offre la legge italiana per proteggersi nell'immediato?
La minaccia come reato: il quadro normativo aggiornato
Il reato di minaccia è disciplinato dall'articolo 612 del Codice Penale, che punisce chiunque minacci ad altri un ingiusto danno. La pena base è una multa fino a 1.032 euro, ma quando la minaccia è grave — accompagnata da armi, commessa da più persone riunite o con modalità tali da ingenerare un fondato timore — la sanzione sale fino a un anno di reclusione.
Quando le minacce provengono da un ex partner e si ripetono nel tempo, entra in gioco un articolo ben più pesante: l'art. 612-bis del Codice Penale, lo stalking. Le pene previste vanno da 1 a 6 anni e mezzo di reclusione, con aggravante automatica se l'autore è un ex coniuge o convivente — aggravante che può portare la pena fino a 9 anni in caso di violenza concorrente.
La distinzione tra minaccia semplice (art. 612 cp) e atti persecutori (art. 612-bis cp) dipende dalla reiterazione e dall'effetto sulla vittima: se le minacce causano un perdurante e grave stato di ansia, alterano le abitudini di vita oppure ingenerano timore per l'incolumità propria o dei familiari, si configura lo stalking anche in assenza di violenza fisica.
Come il Codice Rosso ha trasformato la risposta dello Stato
La svolta nella tutela delle vittime è arrivata con la Legge n. 69/2019, comunemente chiamata Codice Rosso. Prima della sua entrata in vigore, le vittime di violenza e minacce aspettavano spesso mesi prima che la Procura fissasse un interrogatorio o disponesse misure cautelari. Il Codice Rosso ha stravolto questa tempistica.
Secondo le nuove regole:
- La polizia giudiziaria che riceve la denuncia deve sentire la vittima entro 3 giorni dalla ricezione degli atti in Procura
- La Procura della Repubblica deve iscrivere il procedimento immediatamente e trasmettere gli atti al GIP con richiesta di misure cautelari urgenti, qualora ne ricorrano i presupposti
- Per i reati di maltrattamenti in famiglia (art. 572 cp) e atti persecutori (art. 612-bis cp), le intercettazioni sono ammesse già nella fase investigativa preliminare
I risultati, secondo i dati del Ministero della Giustizia, mostrano un aumento del 23% nell'emissione di misure cautelari per violenza domestica tra il 2020 e il 2025, segnale di un sistema che risponde più velocemente. Tuttavia, un avvocato penalista rimane fondamentale per garantire che questo meccanismo venga attivato correttamente fin dalla prima denuncia.
Il caso concreto: Maria e le minacce dell'ex
Prendiamo il caso composito — ma purtroppo ricorrente — di una donna che chiameremo Maria, 38 anni, separata dal marito da 8 mesi dopo una relazione di 12 anni. A partire da luglio 2026, l'ex ha cominciato a inviarle messaggi sempre più aggressivi via WhatsApp: prima insulti, poi messaggi del tipo "stai attenta" e infine, in settembre, tre messaggi espliciti con minacce di morte.
Se Maria denuncia oggi, ecco cosa succede concretamente:
- Entro 24-48 ore: le forze dell'ordine acquisiscono i messaggi come prova e trasmettono gli atti alla Procura
- Entro 3 giorni: la Procura convoca Maria per sentirla e valutare il pericolo imminente
- Se il GIP concorda: può essere emesso un allontanamento d'urgenza dalla casa familiare o, nei casi più gravi, un divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima, con applicazione del braccialetto elettronico
- Pena per l'ex: se i messaggi configurano stalking (reiterazione + stato d'ansia documentato), la pena va da 2 a 6 anni di reclusione, aumentata di un terzo per la qualità di ex partner — quindi fino a 8 anni
Se Maria avesse aspettato — come accade in molti casi — e nel frattempo l'ex avesse commesso un atto di violenza fisica, le conseguenze giuridiche per il colpevole sarebbero state le medesime, ma per Maria i danni sarebbero stati irreversibili. La tempestività della denuncia non è solo una tutela legale: è la variabile che può fare la differenza tra la protezione preventiva e l'intervento successivo al danno.
Strumenti di protezione immediata: dall'ammonimento al braccialetto
Prima ancora di sporgere denuncia penale formale, la legge italiana offre uno strumento preventivo poco noto: l'ammonimento del Questore. Si tratta di una misura amministrativa che può essere richiesta dalla vittima direttamente alla Questura, senza avvocato, senza processo, e che il Questore può adottare "con urgenza" contro chi si ritiene stia tenendo comportamenti molesti o minacciosi.
L'ammonimento non è una condanna penale, ma ha un effetto pratico importante: se l'ammonito commette nuove violenze o stalking, la pena prevista aumenta di un terzo. È quindi sia un deterrente diretto sia un segnale processuale che, in caso di recidiva, pesa enormemente sul giudizio.
Le misure cautelari penali disponibili, in ordine di gravità crescente, sono:
- Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima (casa, lavoro, scuola dei figli) — distanza minima definita dal giudice, tipicamente 200-500 metri
- Allontanamento urgente dalla casa familiare, con applicazione di braccialetto elettronico GPS
- Arresti domiciliari o custodia cautelare in carcere nei casi di violenza grave e pericolo concreto di recidiva
L'adozione di queste misure dipende dalla documentazione presentata al momento della denuncia: messaggi screenshot, registrazioni audio, testimonianze di vicini o familiari, referti medici in caso di lesioni fisiche pregresse. Più è completo e ordinato il materiale fornito, più è rapida la risposta del GIP.
Secondo i dati Istat del 2025, il 68% delle donne vittime di minacce da parte di ex partner non ha mai sporto denuncia, principalmente per timore di non essere credute o per non sapere a cosa andassero incontro. La conoscenza di questi strumenti è la prima forma di protezione.
Il ruolo dell'avvocato penalista: non solo in aula
Molte vittime credono che l'avvocato serva solo durante il processo. In realtà, il contributo di un penalista esperto in violenza domestica è determinante già nelle prime 72 ore.
La scelta del titolo di reato — minaccia semplice vs. stalking vs. maltrattamenti — non è automatica: dipende dalla ricostruzione dei fatti, dalla documentazione raccolta e dalla qualificazione giuridica operata dalla Procura. Un avvocato può interagire con il PM per assicurare che il fascicolo venga iscritto al numero di registro più grave, attivando così automaticamente le protezioni del Codice Rosso.
Inoltre, nel caso in cui vi siano figli minori coinvolti — come nel caso di Napoli del 25 settembre 2026 — il penalista può coordinare l'azione con un avvocato di diritto di famiglia per richiedere, in sede civile, la modifica urgente delle condizioni di affidamento a tutela dei minori stessi.
Per chi non dispone di risorse economiche, il patrocinio a spese dello Stato è garantito per le vittime di reati di violenza domestica e stalking con reddito imponibile inferiore a 11.746,68 euro (soglia 2026): una consulenza iniziale con un avvocato specializzato non comporta costi insostenibili.
Secondo una ricerca dell'Università La Sapienza pubblicata nel 2025 sull'efficacia del Codice Rosso, le vittime assistite da un legale fin dalla prima denuncia ottengono misure cautelari nel 78% dei casi, contro il 41% di chi si presenta senza assistenza legale.
Cosa fare nelle prossime 24 ore
Se stai ricevendo minacce da un ex partner, il percorso consigliato è il seguente:
- Conserva ogni prova — screenshot completi con data e ora, registrazioni vocali se disponibili
- Non rispondere ai messaggi minacciosi — ogni risposta può complicare la ricostruzione degli atti persecutori
- Rivolgiti alla Questura per l'ammonimento, se vuoi una tutela immediata prima della denuncia formale
- Consulta un avvocato penalista per valutare il titolo di reato più appropriato e garantire che la denuncia attivi le protezioni del Codice Rosso
Nota: Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e non sostituiscono una consulenza legale personalizzata. In presenza di minacce o pericolo imminente, contattare immediatamente il 112 o il 1522 (antiviolenza e stalking, attivo 24h).
Affidati a un avvocato penalista esperto tramite ExpertZoom per una prima consulenza sulla tua situazione specifica.
Approfondisci anche il tema delle tutele legali in caso di molestie nell'articolo Molestatore denunciato: i 4 passi per tutelare i tuoi diritti.

Sofia Gallo