Il mondo della moda e dello spettacolo piange la scomparsa di Presley Gerber, modello americano e figlio della supermodella Cindy Crawford e dell'imprenditore Rande Gerber, morto il 20 settembre 2026 all'età di 27 anni presso una struttura di riabilitazione a Los Angeles. La sua famiglia ha chiesto riservatezza in questo momento di dolore. Ma la sua storia — una battaglia pubblica con la depressione e le dipendenze da sostanze, documentata sui social network — solleva domande urgenti che riguardano migliaia di famiglie italiane ogni anno: quando un giovane ha bisogno di aiuto specialistico? E a chi rivolgersi davvero?
La storia di Presley Gerber: tra la fama e il disagio interiore
Presley Gerber aveva iniziato la propria carriera come modello molto giovane, ma la sua vita pubblica aveva rivelato anche la sua fragilità. Dal 2024, aveva avviato una rubrica settimanale sui social media chiamata "Mental Health Mondays", in cui condivideva apertamente le proprie esperienze con la depressione, il recupero e le difficoltà psicologiche. Aveva ammesso l'uso problematico di alcol e droghe, e aveva intrapreso un percorso di terapia con sostanze psicotrope in Messico. Al momento della morte, si trovava in una struttura riabilitativa californiana.
La sua morte — causa ancora da accertare secondo il medico legale della contea — riaccende i riflettori su un fenomeno sottovalutato: secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, 2 adolescenti su 5 in Italia riconoscono effetti negativi sulla propria salute mentale, e meno della metà di chi ne ha bisogno riceve un supporto professionale adeguato.
La reazione degli esperti: "I segnali ci sono, ma spesso non li riconosciamo"
La morte di un giovane come Presley Gerber non è un caso isolato né un destino legato alla ricchezza o alla fama. Gli specialisti della salute mentale sottolineano come la combinazione tra depressione e uso di sostanze — definita in ambito clinico "doppia diagnosi" o comorbidità — sia una delle condizioni più difficili da trattare e più rischiose se lasciata senza intervento professionale.
"Il problema principale non è che le famiglie non si preoccupino," spiegano i professionisti del settore, "ma che spesso non sanno distinguere tra un momento di difficoltà passeggera e un disagio che richiede un percorso strutturato." Alcuni segnali che dovrebbero spingere a cercare una consulenza specialistica includono:
- Isolamento sociale prolungato (più di due settimane consecutive)
- Calo significativo nelle prestazioni lavorative o accademiche
- Uso regolare di alcol o sostanze come "automedicazione"
- Sbalzi d'umore estremi o pensieri negativi ricorrenti
- Difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane
Un solo segnale può essere già sufficiente per richiedere un parere professionale. Non è necessario aspettare una "crisi conclamata".
Chi consulare e quando: psicologo, psichiatra o SerD?
Uno dei principali ostacoli per le famiglie italiane è capire a quale professionista rivolgersi. La distinzione è fondamentale:
Il psicologo è il profilo ideale quando il disagio è prevalentemente emotivo e relazionale — ansia, bassa autostima, difficoltà nel gestire eventi stressanti. Non prescrive farmaci, ma offre psicoterapia strutturata.
Lo psichiatra entra in gioco quando il disturbo è di natura clinica e può richiedere una terapia farmacologica — come nel caso di depressione maggiore, disturbo bipolare o episodi acuti. In Italia, è accessibile anche tramite il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) attraverso i Centri di Salute Mentale (CSM) del territorio.
Il SerD (Servizio per le Dipendenze Patologiche) è la struttura pubblica di riferimento per chiunque abbia un problema conclamato con sostanze — legali o illegali. Ogni ASL italiana dispone di almeno un SerD, e l'accesso non richiede una diagnosi previa né una spesa privata.
In caso di doppia diagnosi — come quella che affliggeva Presley Gerber — il percorso ideale prevede la collaborazione tra psichiatra e SerD, spesso integrata da strutture residenziali o comunità terapeutiche.
Caso concreto: Andrea, 26 anni, tra depressione e alcol
Nota: questo scenario è un caso composito a scopo illustrativo, non un caso reale specifico.
Prendiamo il caso di Andrea, 26 anni, impiegato a Milano. I colleghi notano che negli ultimi tre mesi arriva spesso in ritardo, risponde in modo irritabile alle email e si assenta frequentemente. I genitori lo descrivono come "cambiato" dopo la fine di una relazione sentimentale importante. Nelle serate con gli amici, beve regolarmente oltre 6 unità alcoliche — più del doppio della soglia considerata rischiosa dall'OMS.
Se Andrea riconosce il problema e chiede aiuto in questa fase, il percorso tipo in Italia prevede:
- Prima visita al medico di base (MMG): il MMG può effettuare uno screening con strumenti standardizzati come l'AUDIT (Alcohol Use Disorders Identification Test) e rilasciare una richiesta di visita specialistica — senza costi aggiuntivi per il paziente.
- Visita psichiatrica al CSM di zona: se dal colloquio emerge una depressione clinica, lo psichiatra può avviare una terapia farmacologica e contestualmente indirizzare al SerD per il componente legata all'alcol.
- Percorso al SerD: in media, il SerD offre 12-24 sedute di colloquio strutturate nell'arco di 6 mesi, a costo zero tramite SSN. In caso di difficoltà di accesso, alcune Regioni offrono anche supporto in telemedicina.
Se invece Andrea non interviene e la situazione si aggrava al punto da richiedere una struttura residenziale, i costi cambiano radicalmente: una comunità terapeutica privata in Italia costa mediamente tra 1.800 e 3.500 euro al mese, con percorsi che durano tra i 6 e i 18 mesi. Alcune strutture convenzionate con il SSN abbattono il costo al ticket, ma i posti disponibili sono limitati e spesso prevedono liste d'attesa di 3-6 mesi. Intervenire presto, tramite i canali pubblici, riduce sia i rischi per la salute che i costi per la famiglia.
I passi concreti per chi riconosce i segnali
Se tu o un familiare vi ritrovate in una situazione simile a quella descritta, ecco cosa fare in Italia oggi:
1. Contatta il medico di medicina generale. È il punto di accesso privilegiato e gratuito. Può fare un pre-screening, orientarti e fornirti le impegnative per le visite specialistiche.
2. Chiama il numero di pubblica utilità. Il Telefono Amico (02 2327 2327) e il Telefono Azzurro (19696) offrono ascolto immediato. Per le crisi acute legate alle dipendenze, il SerD locale risponde anche in urgenza.
3. Non aspettare "il momento giusto". Secondo i dati del Ministero della Salute, il ritardo medio tra la comparsa dei sintomi e la prima visita specialistica in Italia è di 8 anni per i disturbi dell'umore. Ogni anno di ritardo aggrava la prognosi e aumenta il rischio di comorbidità con l'uso di sostanze.
4. Considera una consulenza professionale privata se i tempi del pubblico sono eccessivamente lunghi. Uno psicologo o psichiatra privato offre generalmente un primo colloquio tra i 70 e i 150 euro — un investimento che può evitare costi e sofferenze enormemente superiori.
Perché la storia di Presley Gerber ci riguarda
La morte di Presley Gerber è la storia di un giovane che aveva cercato aiuto — in modo pubblico, con coraggio — ma che non è riuscito a trovare il percorso giusto in tempo. Non è un caso che riguarda solo le star. In Italia, ogni anno, circa 4.000 persone muoiono per cause correlate all'uso di sostanze, e migliaia di famiglie si trovano a fronteggiare situazioni di doppia diagnosi senza sapere dove iniziare.
La differenza tra una crisi che si risolve e una che si aggrava spesso dipende da un solo fattore: ricevere la consulenza giusta nel momento giusto. Un professionista della salute mentale — che sia uno psicologo, uno psichiatra o uno specialista del SerD — non è un'ultima spiaggia. È il primo passo.
Avviso: Questo articolo ha finalità informative generali e non sostituisce una diagnosi o un trattamento medico professionale. Se tu o una persona cara stai attraversando una crisi, contatta immediatamente il tuo medico di base o i servizi di emergenza.

Sofia Marino