La scossa di magnitudo 4.7 registrata ai Campi Flegrei nella serata del 31 luglio 2026 — la più violenta degli ultimi quarant'anni nella caldeira vulcanica a ovest di Napoli — ha innescato uno sciame di oltre 170 scosse nelle ore successive. A Pozzuoli, epicentro della crisi, 57 edifici sono stati dichiarati inagibili per un totale di 395 unità abitative: 2.172 persone hanno dovuto lasciare casa, secondo i dati aggiornati al 9 agosto della Protezione Civile, e 26 hanno riportato ferite. Per centinaia di famiglie la domanda più urgente non è dove dormire stanotte, ma quando e come potranno tornare nella propria abitazione — e chi può aiutarle concretamente a farlo.
Sisma, sciame e strutture a rischio: il quadro
Il bradisismo ai Campi Flegrei non è un fenomeno nuovo per chi abita Pozzuoli. Ma il sisma del 31 luglio 2026 ha segnato un salto qualitativo che ha colto di sorpresa anche chi viveva con la piena consapevolezza di quel rischio. Oltre alle abitazioni private, sono state dichiarate inagibili 13 scuole e 14 edifici di culto. Tre arterie stradali — via Ciliano, via Fasano e via Sacchini — sono rimaste chiuse al transito, quest'ultima per il rischio crollo di un campanile. La fornitura d'acqua potabile è stata interrotta in diverse zone del comune.
I Vigili del Fuoco, pur rinforzati con squadre provenienti da altre province della Campania, hanno accumulato un arretrato di centinaia di verifiche: al 9 agosto 2026 erano state completate 1.182 ispezioni sugli immobili, con decine ancora in coda. Nella stessa area metropolitana, come già documentato nel caso della zona rossa di Fuorigrotta, la questione dei diritti dei residenti sgomberati era già al centro del dibattito pubblico prima del sisma: a Pozzuoli quella tensione è esplosa, con manifestazioni al porto cittadino e un corteo che ha bloccato i traghetti per Ischia.
Il contributo per l'autonoma sistemazione (CAS) riconosciuto dallo Stato ai nuclei familiari sgomberati ammonta mediamente tra i 400 e i 900 euro al mese — spesso insufficienti a coprire un affitto alternativo nell'area metropolitana di Napoli, dove i canoni medi nel 2026 superano i 700-1.000 euro mensili per un appartamento di 70 mq.
Scheda AeDES: cosa significa davvero "inagibile"
Quando i Vigili del Fuoco o i tecnici comunali dichiarano un edificio inagibile, lo fanno attraverso la scheda AeDES (Agibilità e Danno nell'Emergenza Sismica), uno strumento di rilievo rapido sviluppato dal Dipartimento della Protezione Civile per classificare rapidamente il patrimonio edilizio nella fase acuta di un'emergenza. La scheda assegna sei livelli — da A (agibile senza restrizioni) a F (inagibile per rischio esterno) — con l'obiettivo prioritario di proteggere l'incolumità pubblica nell'immediatezza del disastro.
La classificazione E o F blocca ogni accesso fino a nuova valutazione. Ma questo giudizio viene formulato in condizioni di emergenza, spesso in pochi minuti, senza la possibilità di analisi strutturali approfondite. Non è un verdetto definitivo. Storicamente, durante eventi sismici di media intensità comparabili a quello di Pozzuoli — come Ischia nel 2017 — tra il 20% e il 30% degli edifici classificati temporaneamente inagibili nella fase acuta viene poi rivalutato come agibile o parzialmente agibile dopo una perizia tecnica di dettaglio. La differenza tra restare fuori casa per settimane e rientrare in pochi giorni dipende spesso dalla velocità con cui il proprietario si attiva.
Il professionista strutturale: un alleato sottovalutato
In questa fase, rivolgersi a un tecnico abilitato — ingegnere strutturale, architetto o geometra con competenza sismica documentata — non è un lusso, ma lo strumento più efficace per difendere i propri diritti e abbreviare i tempi di rientro.
Un professionista esperto può:
- Redigere una relazione tecnica asseverata che descriva lo stato reale dell'edificio con rilievo fotografico, misurazioni delle lesioni e, dove necessario, verifica strumentale della risposta strutturale
- Presentare istanza di rivalutazione della scheda AeDES al Comune, allegando la perizia di parte: un'istanza documentata ha peso giuridico e viene trattata con priorità rispetto a una richiesta generica
- Identificare gli interventi minimi necessari per il rientro in sicurezza, come puntellamenti provvisori o messa in sicurezza di elementi non strutturali
- Progettare i lavori di ripristino richiesti per accedere ai contributi pubblici stanziati dalle ordinanze di protezione civile
Gli artigiani specializzati in consolidamento strutturale — imprese edili con esperienza in risanamento e interventi post-sismici — entrano in campo nella fase successiva: quando la perizia individua lesioni strutturali da sanare prima del rientro, occorre un'impresa qualificata che operi con documentazione in regola (DURC aggiornato, contratto scritto, computo metrico estimativo firmato da un tecnico abilitato).
Un appartamento in via Fasano: cosa cambia concretamente
Immaginiamo un condominio di 10 appartamenti in via Fasano a Pozzuoli — una delle strade chiuse dopo il sisma — dichiarato inagibile con scheda AeDES di classe E. I danni visibili rilevati dai Vigili del Fuoco in fase di sopralluogo rapido sono fessurazioni diagonali su due tamponamenti del piano terra e distacco parziale dell'intonaco sulla tromba delle scale.
Scenario A — senza perizia tecnica privata: Le famiglie attendono la rivalutazione nell'ambito delle verifiche pubbliche, inserita nella coda di centinaia di pratiche già accumulate. Le crisi sismiche italiane recenti (Ischia 2017, sequenza appenninica 2016-2017) indicano tempi medi di 60-120 giorni per la rivalutazione degli edifici con danni lievi, quando non si dispone di documentazione tecnica aggiuntiva. Nel frattempo, dieci famiglie percepiscono il CAS (600 € medi/mese) e sostengono di tasca propria affitti da 800 €/mese. Costo totale per 90 giorni: circa 54.000 € complessivi tra contributi insufficienti e spese private.
Scenario B — con perizia strutturale di parte: Il condominio commissiona subito una perizia di dettaglio. Costo indicativo per un edificio di 10 unità: 2.000-3.500 € totali, ripartiti tra i comproprietari (200-350 € a testa). La relazione tecnica, consegnata in 7-10 giorni lavorativi, documenta che le lesioni sono superficiali e non riguardano elementi portanti. Il tecnico presenta istanza di rivalutazione con documentazione fotografica, rilievo millimetrico delle fessure e scheda di calcolo sintetica sulla risposta strutturale dell'edificio. Il Comune — supportato da dati tecnici concreti — aggiorna la scheda AeDES in 15-25 giorni. Le famiglie rientrano con quasi due mesi di anticipo rispetto allo scenario A. Il risparmio netto, calcolando solo gli affitti evitati, supera i 30.000 € per l'intero condominio.
Se invece i danni fossero strutturali reali — lesioni passanti ai pilastri o cedimenti al solaio — la stessa perizia li quantifica con precisione. Un intervento di consolidamento (inserimento di tiranti metallici, ringrosso dei nodi trave-pilastro, sostituzione di tamponamenti lesionati) costa tipicamente tra 12.000 e 25.000 € per un edificio di questa dimensione. Quella cifra è recuperabile fino all'80% tramite i fondi stanziati dall'ordinanza della Protezione Civile, ma soltanto se i lavori sono progettati e diretti da un tecnico iscritto all'albo e realizzati da un'impresa con partita IVA attiva, DURC in regola e fatture regolari. Presentarsi senza questa documentazione significa perdere il diritto al rimborso in modo definitivo.
Come muoversi adesso: i quattro passi essenziali
Se la tua abitazione è coinvolta nell'emergenza Campi Flegrei — anche solo con danni minori e senza ordinanza di sgombero formale — questi sono i passi in ordine di priorità:
1. Richiedi copia della scheda AeDES. È un tuo diritto come proprietario o inquilino registrato: contatta l'ufficio tecnico del Comune di Pozzuoli o il numero verde della Protezione Civile. La scheda indica la classificazione assegnata e le motivazioni specifiche del giudizio.
2. Fai redigere una perizia strutturale di parte. Scegli un professionista iscritto all'albo degli ingegneri o degli architetti con documentata competenza sismica. La perizia, redatta in forma asseverata, può essere presentata formalmente come istanza di rivalutazione della scheda AeDES.
3. Affida i lavori a un'impresa qualificata con documentazione completa. Verifica sempre il DURC aggiornato, pretendi un contratto scritto con descrizione dettagliata delle lavorazioni e conserva tutte le fatture: sono il presupposto indispensabile per accedere ai contributi di ricostruzione previsti dalle ordinanze di protezione civile.
4. Non attendere passivamente la coda pubblica. Con centinaia di pratiche in corso, i tempi delle verifiche d'ufficio si allungano inevitabilmente: un artigiano o un tecnico che affianca attivamente il processo può abbreviare i tempi di rientro in misura significativa.
Per informazioni ufficiali sull'emergenza, sulle ordinanze di protezione civile e sui contributi disponibili, il punto di riferimento è il sito del Dipartimento della Protezione Civile.
Nota: questo articolo ha finalità informative generali. Per valutazioni specifiche sulla propria abitazione è indispensabile rivolgersi a un tecnico abilitato iscritto all'albo professionale competente.
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Marco Bianchi