Dimitri Payet ha annunciato il suo ritiro dal calcio professionistico il 22 marzo 2026, durante l'intervallo della partita OM-LOSC di Ligue 1. L'ex fantasista dell'Olympique Marseille e della nazionale francese — 38 anni, 20 stagioni di carriera — chiude in modo improvviso un ciclo. Ma la sua storia solleva una domanda urgente per ogni sportivo professionista: com'è pianificata la vita economica dopo la fine di una carriera?
La carriera di Payet: grandi numeri, fine silenziosa
Payet ha lasciato il segno nel calcio europeo. Campioni d'Europa con la Francia all'Euro 2016 (con tre assist e due gol), protagonista di anni memorabili all'Olympique Marseille, ha vissuto anche la controversa esperienza al West Ham, dove nel 2017 chiese con insistenza di essere ceduto nel bel mezzo della stagione. Un episodio che gli valse l'antipatia dei tifosi inglesi ma che, paradossalmente, dimostrò la sua consapevolezza di cosa volesse dalla carriera.
Dopo Marsiglia, una parentesi al Vasco da Gama in Brasile prima del definitivo ritiro. La carriera si chiude in Ligue 1, a 38 anni, con un annuncio in pochi minuti all'intervallo. Nessuna cerimonia, nessun tributo ufficiale. Fine.
Il problema della pianificazione finanziaria per gli sportivi
L'esempio di Payet riflette una realtà documentata: molti calciatori professionisti arrivano al termine della carriera senza una pianificazione finanziaria adeguata. Secondo un'indagine della FIFPro pubblicata nel 2024, il 45% dei giocatori professionisti europei dichiara di non avere risparmi significativi dopo cinque anni dal ritiro.
Le ragioni sono strutturali:
Carriera breve e picco finanziario precoce: Il massimo guadagno arriva tra i 24 e i 32 anni. Poi i contratti calano. Chi non ha investito durante gli anni d'oro si trova spesso con un tenore di vita da mantenere e risorse che si riducono rapidamente.
Assenza di cultura previdenziale: In Italia, il sistema pensionistico degli sportivi professionisti è regolato dalla Legge 91/1981 e dal relativo regolamento INPS per i lavoratori dello sport. Un giocatore che ha versato contributi per almeno 20 anni matura il diritto alla pensione ordinaria, ma spesso le carriere brevi non garantiscono una copertura sufficiente.
Spese elevate e stile di vita difficile da ridimensionare: Studi della KPMG sul calcio europeo mostrano che i giocatori con stipendi superiori ai 500.000 euro annui tendono a mantenere livelli di spesa elevati per almeno 3-5 anni dopo il ritiro, riducendo rapidamente il patrimonio accumulato.
Cosa cambia con la fine della carriera: tasse, contributi e patrimonio
Il ritiro di un calciatore professionista non è solo una questione emotiva. È un evento che ha conseguenze fiscali, previdenziali e patrimoniali immediate.
Aspetti previdenziali: In Italia, gli sportivi professionisti tesserati con società calcistiche versano contributi al Fondo Pensione Sportivi Professionisti gestito dall'INPS. La pensione di anzianità è accessibile con 65 anni di età e almeno 20 anni di contributi, oppure anticipatamente con 42 anni e 10 mesi di versamenti (dati INPS 2026). Chi ha iniziato a 18 anni e si ritira a 38 come Payet potrebbe avere un gap contributivo rilevante.
Aspetti fiscali: I redditi da attività sportiva professionistica sono soggetti a IRPEF secondo gli scaglioni ordinari. Al momento del ritiro, premi, liquidazioni e bonus contrattuali devono essere dichiarati correttamente. Un consulente patrimoniale aiuta a pianificare la liquidazione dei contratti in modo fiscalmente efficiente.
Gestione degli investimenti: Durante gli anni d'oro, molti atleti ricevono proposte di investimento — immobiliare, aziendale, startup. Senza una consulenza specializzata, è facile cadere in errori costosi. Il caso Antonio Cassano, che dichiarò di aver perso buona parte delle sue economie in investimenti sbagliati, è solo il più noto in Italia.
Il ruolo del consulente patrimoniale nello sport
Il momento giusto per iniziare a pianificare la fine della carriera non è quando si smette, ma quando si è nel pieno dello stipendio più alto. Idealmente, tra i 25 e i 30 anni.
Un consulente patrimoniale specializzato in atleti professionisti — figura che esiste ma resta poco diffusa in Italia — lavora su tre assi:
- Protezione del reddito attuale: pianificazione fiscale, ottimizzazione degli investimenti, coperture assicurative
- Costruzione di un patrimonio liquido e diversificato: no agli investimenti concentrati in un solo settore
- Pianificazione della transizione: struttura finanziaria per coprire i 10-15 anni tra il ritiro e la pensione ordinaria
Per informazioni sui contributi previdenziali degli sportivi professionisti in Italia, il riferimento è la circolare INPS disponibile sul sito ufficiale dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale.
Cosa fare se siete sportivi (o genitori di sportivi)
Il ritiro di Payet è un promemoria per chiunque viva di rendita su una carriera temporanea — non solo i calciatori. Artisti, freelance, professionisti autonomi: chiunque abbia anni di alto guadagno seguiti da un calo prevedibile dovrebbe pianificare in anticipo.
Le domande da fare a un consulente patrimoniale:
- Quanto dovrei accantonare ogni anno per mantenere il mio tenore di vita dopo il ritiro?
- Come strutturare i contributi previdenziali per massimizzare la copertura pensionistica?
- Quali investimenti sono adatti al mio orizzonte temporale e al mio profilo di rischio?
Su Expert Zoom trovate consulenti patrimoniali specializzati disponibili per una consulenza online o in presenza. Una carriera brillante merita una pianificazione all'altezza — anche quando il fischio finale suona all'intervallo.
Avvertenza: Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere informativo e non costituiscono consulenza finanziaria o previdenziale personalizzata. Per decisioni specifiche, consultate un professionista qualificato.
