Settembre 2025: Filippo Bisciglia e Pamela Camassa annunciano la fine di una storia durata diciassette anni. Nessuna fede al dito, nessun registro anagrafico firmato insieme, eppure una vita costruita mattone dopo mattone. La domanda che moltissimi italiani si sono posti leggendo quell'annuncio è la stessa che un avvocato di famiglia sente almeno due o tre volte a settimana: e adesso, cosa spetta legalmente a chi?
Diciassette anni insieme senza matrimonio: uno specchio di un'Italia cambiata
Il caso di Bisciglia e Camassa non è eccezionale: è il riflesso di una tendenza demografica sempre più marcata. Secondo i dati dell'ISTAT, nel 2024 le coppie di fatto in Italia superano 1,3 milioni, con una crescita sostenuta soprattutto nella fascia tra i 35 e i 55 anni. Sono coppie che condividono casa, mutuo, vacanze, figli — e che spesso scoprono solo nel momento della rottura quanto poco il diritto italiano tuteli chi non ha firmato un contratto di matrimonio.
Pamela Camassa e Filippo Bisciglia non hanno mai rilasciato dichiarazioni sui dettagli patrimoniali della loro separazione. Ma il solo fatto che la loro storia sia durata diciassette anni senza mai sfociare nel matrimonio — e si sia conclusa con un comunicato discreto — riporta al centro dell'attenzione pubblica un vuoto legislativo che tocca milioni di persone.
La Legge Cirinnà: cosa tutela e cosa no
Dal 2016, la Legge Cirinnà (n. 76/2016) ha introdotto in Italia il riconoscimento legale delle convivenze di fatto. Ma attenzione: tutela non equivale a equiparazione al matrimonio. I diritti riconosciuti sono reali, ma limitati.
I conviventi di fatto — definiti dalla legge come due persone maggiorenni «unite stabilmente da legami affettivi di coppia e da reciproca assistenza morale e materiale» — hanno diritto a:
- Visitarsi in ospedale e ricevere informazioni sullo stato di salute del partner
- Nominare il convivente come proprio rappresentante in caso di incapacità decisionale
- Continuare ad abitare nella casa comune per un periodo compreso tra 3 mesi e 2 anni dopo il decesso del partner proprietario (a seconda della durata della convivenza)
- Ricevere gli alimenti dall'ex partner, ma soltanto in caso di comprovato stato di bisogno
Quello che non è previsto in modo automatico: l'assegno di mantenimento, la divisione dei beni acquisiti durante la convivenza, i diritti ereditari in assenza di testamento. Qui inizia il terreno scivoloso che ogni avvocato di famiglia conosce bene.
Alimenti sì, mantenimento no: la differenza che cambia tutto
Nel caso di una separazione tra coniugi, il tribunale può riconoscere l'assegno di mantenimento: una somma mensile che tiene conto del tenore di vita goduto durante il matrimonio e delle disparità economiche tra i due ex partner. Per i conviventi di fatto, la legge prevede invece soltanto gli alimenti: un contributo calcolato esclusivamente sulla necessità di sopravvivenza, riconosciuto solo se l'ex partner versa in «stato di bisogno».
La differenza numerica è significativa: secondo i dati aggiornati al 2026 degli studi legali specializzati in diritto di famiglia, un assegno di mantenimento medio in Italia si colloca tra gli 800 e i 1.400 euro mensili nelle separazioni giudiziali. Gli alimenti riconosciuti ai conviventi di fatto raramente superano i 300-400 euro mensili — e spesso non vengono concessi affatto, perché la soglia del «bisogno» è molto più alta di quanto si pensi.
Come spiega anche l'approfondimento su Vanessa Incontrada e il regime patrimoniale tra conviventi, la scelta di formalizzare o meno una convivenza ha conseguenze economiche concrete che emergono solo quando la relazione si interrompe.
L'appartamento, i risparmi, il conto corrente: cosa succede ai beni comuni
Uno dei nodi più frequenti — e più dolorosi — nelle separazioni tra conviventi riguarda l'abitazione e i beni acquistati insieme. Ecco uno scenario concreto, basato su situazioni reali che si presentano quotidianamente negli studi legali italiani.
Laura e Stefano convivono da quattordici anni a Bologna. L'appartamento è intestato a Stefano, acquistato nel 2013 con un mutuo da 210.000 euro sul quale entrambi hanno contribuito al pagamento delle rate (circa 800 euro al mese, divisi a metà). Laura ha lasciato un impiego part-time per gestire la casa e seguire i figli della coppia. Ha anche investito 18.000 euro di risparmi propri in una ristrutturazione del bagno e della cucina nel 2021.
Quando Stefano decide di interrompere la convivenza nel 2026, la situazione legale di Laura è questa:
- Sulla casa: nessun diritto di proprietà automatico, nemmeno per la quota di mutuo pagata. Per recuperare le somme versate, Laura dovrebbe aprire una causa civile dimostrando il contributo concreto, un iter che può richiedere 2-4 anni e costi legali significativi.
- Sui 18.000 euro di ristrutturazione: può invocare l'arricchimento senza giusta causa (art. 2041 c.c.), ma deve provare con documenti i pagamenti effettuati.
- Sul diritto all'abitazione: se la convivenza era registrata all'anagrafe, ha diritto a restare nell'appartamento tra i 3 e i 12 mesi dalla fine della relazione. Se non era registrata, tale diritto non esiste: Laura è giuridicamente un'estranea in quella casa.
Se invece fosse: se i due avessero stipulato un contratto di convivenza che stabiliva la comunione dei beni sugli acquisti effettuati durante la relazione, Laura avrebbe diritto al 50% dell'incremento di valore dell'immobile e al rimborso diretto degli investimenti documentati. Una protezione enorme, per un costo iniziale di circa 400-700 euro di onorario notarile.
Il contratto di convivenza: lo strumento che molte coppie sottovalutano
La Legge Cirinnà ha introdotto anche il contratto di convivenza, un atto notarile con cui i partner possono stabilire in anticipo le regole economiche del loro rapporto e della sua eventuale fine. Il contratto può definire il regime patrimoniale scelto (comunione o separazione dei beni), la gestione della casa comune, le modalità di divisione degli acquisti condivisi durante la convivenza, e anche un assegno periodico in caso di rottura.
Il costo reale è accessibile: tra i 400 e i 700 euro di onorario notarile, a cui si aggiunge, in casi più articolati, l'assistenza di un avvocato per la negoziazione delle clausole. Molte coppie lo percepiscono come «non romantico» o come una pianificazione del fallimento. In realtà, è l'opposto: è la prova che entrambi i partner si rispettano abbastanza da tutelare reciprocamente i propri contributi, economici e non.
Un avvocato specializzato in diritto di famiglia può guidare la coppia nella scelta delle clausole più adatte alla propria situazione, assicurando che il contratto sia equo e giuridicamente solido per entrambe le parti.
Cosa fare se la tua storia assomiglia a quella di Pamela
Se sei in una convivenza di lunga data e non hai ancora formalizzato nulla, il primo passo — gratuito — è la registrazione all'anagrafe del tuo Comune: attiva immediatamente i diritti minimi previsti dalla Legge Cirinnà, incluso il diritto temporaneo all'abitazione in caso di rottura e la possibilità di richiedere gli alimenti.
Il secondo passo, fondamentale se ci sono immobili, risparmi condivisi o figli, è una consulenza con un avvocato specializzato in diritto di famiglia. Un confronto di 45-60 minuti può far emergere rischi che non si vedono finché la relazione va bene, e aiutare a capire se un contratto di convivenza sia opportuno nel caso specifico.
Come mostrano anche i casi descritti nell'approfondimento sui diritti del padre dopo la separazione, le conseguenze giuridiche di una rottura non riguardano solo i beni materiali: toccano l'abitazione, la gestione dei figli, la continuità economica del partner più vulnerabile.
Expert Zoom mette in contatto con avvocati esperti in diritto di famiglia disponibili per consulenze online, anche in orari serali e nei weekend. Non si tratta di pianificare la fine di una relazione: si tratta di decidere insieme, con lucidità, quali protezioni vogliamo garantirci a vicenda.
Nota: questo articolo ha scopo informativo generale e non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, rivolgiti sempre a un avvocato abilitato.

Chiara Romano