Professionista italiano che analizza documenti sulla privacy dei dati in ufficio

Palantir e il GDPR: cosa rischia la tua azienda se usa piattaforme AI senza consulenza

Diritto Digitale 4 min di lettura 20 marzo 2026

Palantir — la potente piattaforma americana di analisi dei dati usata da governi e grandi aziende di tutto il mondo — è finita al centro del dibattito italiano nelle ultime settimane. Parlamentari italiani hanno chiesto al governo se la pubblica amministrazione italiana abbia stipulato contratti con la società, mentre organizzazioni per la privacy in tutta Europa stanno chiedendo un'indagine a livello UE sulle sue attività. Per le imprese italiane che adottano o valutano piattaforme AI di analisi dati, il momento di capire i propri rischi è adesso.

Cos'è Palantir e perché è sotto i riflettori

Palantir Technologies è una società americana fondata nel 2003 che fornisce software per l'analisi massiva di dati. I suoi prodotti — Foundry, Gotham e AIP (Artificial Intelligence Platform) — sono utilizzati da agenzie di intelligence, forze dell'ordine, ospedali, banche e grandi aziende in oltre 30 paesi.

Nel 2026, Palantir ha registrato ricavi previsti di 7,18 miliardi di dollari, con una crescita del 61% rispetto all'anno precedente. Il suo portafoglio ordini supera i 11,2 miliardi di dollari, incluso un contratto da 10 miliardi con l'esercito americano. In Europa, la società ha una presenza consolidata nel Regno Unito (contratto militare da 1 miliardo di sterline su cinque anni), in Francia (contratto rinnovato con la DGSI, il servizio di intelligence interno) e sta espandendosi in Germania e altri mercati.

In Italia, i parlamentari hanno recentemente interrogato il governo sull'eventuale presenza di contratti tra Palantir e la pubblica amministrazione. La questione non è ancora risolta pubblicamente, ma ha acceso i riflettori su un tema che riguarda non solo il settore pubblico: qualsiasi azienda italiana che usa piattaforme di analisi AI può trovarsi in una situazione simile — con rischi GDPR reali e spesso sottovalutati.

I rischi GDPR che le aziende ignorano

Il GDPR impone regole precise su come i dati personali possono essere trasferiti, elaborati e condivisi, in particolare quando coinvolgono soggetti extra-UE come aziende americane.

L'associazione olandese per la privacy SOMI ha chiesto un'indagine europea su Palantir, citando tre aree di rischio principali:

1. Trasferimenti di dati fuori dall'UE. Le piattaforme cloud americane trasferiscono dati verso gli USA. Questo è consentito solo se esistono salvaguardie adeguate — come le Standard Contractual Clauses (SCC) approvate dalla Commissione UE. Ma la conformità dipende dall'implementazione concreta, non solo dalla firma di un contratto.

2. Limitazione delle finalità. Il GDPR vieta di usare dati raccolti per uno scopo in modo incompatibile con lo scopo originale. Le piattaforme di analisi AI come Palantir integrano dati da fonti diverse e le correlano in modi non sempre prevedibili al momento della raccolta — creando un rischio concreto di violazione del principio di limitazione delle finalità.

3. Trasparenza e diritti degli interessati. Il GDPR garantisce agli interessati il diritto di accesso, rettifica e cancellazione dei propri dati. Se i tuoi dati aziendali o quelli dei tuoi clienti vengono elaborati da una piattaforma di terze parti con scarsa trasparenza sulle sue operazioni interne, rispettare questi diritti diventa molto difficile.

Cosa rischiano le imprese italiane

Le sanzioni GDPR possono arrivare fino al 4% del fatturato annuo globale o a 20 milioni di euro. Ma il rischio non è solo economico.

Un'azienda che adopera una piattaforma AI per analizzare dati di clienti, dipendenti o partner senza una corretta valutazione d'impatto sulla protezione dei dati (DPIA) — obbligatoria quando il trattamento è "su larga scala" o "ad alto rischio" — si espone a procedimenti del Garante Privacy italiano, a richieste di risarcimento dagli interessati e a danni reputazionali difficili da quantificare.

I settori più a rischio in Italia sono quelli che trattano dati sensibili in grande volume: sanità, finanza, legale, risorse umane e pubblica amministrazione.

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Come un consulente informatico può aiutarti

La compliance GDPR per le piattaforme AI non è un'operazione una tantum: è un processo continuo che richiede competenze tecniche e legali combinate.

Un esperto informatico specializzato in sicurezza e privacy può:

  • Condurre un audit dei tuoi strumenti AI — verificare quali dati vengono raccolti, dove vengono trasferiti e come vengono protetti
  • Valutare i contratti con i fornitori — controllare se le clausole contrattuali soddisfano le SCC richieste dal GDPR
  • Redigere o aggiornare la DPIA — obbligatoria per qualsiasi trattamento dati ad alto rischio
  • Implementare misure tecniche di conformità — dalla pseudonimizzazione alla minimizzazione dei dati, fino ai meccanismi di consenso
  • Definire una politica di risposta agli incidenti — il GDPR impone la notifica delle violazioni entro 72 ore

Il dibattito su Palantir è un segnale d'allarme per tutte le imprese italiane: il tempo in cui bastava affidarsi a un grande fornitore pensando che la conformità fosse "inclusa nel prezzo" è finito. La responsabilità — e il rischio — restano in capo all'azienda che tratta i dati.

Il momento giusto per agire

Non occorre aspettare un'indagine del Garante o un avviso del tuo fornitore per fare una valutazione. Anzi, agire in anticipo è l'unico modo per evitare che un problema tecnico o contrattuale si trasformi in una sanzione.

Se la tua azienda usa piattaforme AI di analisi dati — che si chiami Palantir, Salesforce, Microsoft Azure o qualsiasi altro nome — chiedere una consulenza a un esperto IT specializzato in compliance GDPR è il passo più sensato che puoi fare nel 2026.

Nota: questo articolo ha scopo informativo e non costituisce parere legale. Per una valutazione specifica della tua situazione, rivolgiti a un professionista qualificato.


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