Nastassja Kinski aveva 13 anni quando ha girato la scena incriminata nel film "Falso Movimento" di Wim Wenders nel 1975. Il 1° giugno 2026, a cinquant'anni di distanza, l'attrice tedesca — oggi 65enne — ha pubblicamente chiesto al regista di rimuovere quella sequenza, in cui appare seminuda accanto a un attore adulto. Il suo avvocato, Christian Schertz, ha confermato che la scena è stata girata senza il consenso informato della madre e in violazione delle norme sulla tutela dei minori. La disputa ha riacceso il dibattito europeo sui diritti all'immagine e sul consenso dei più giovani nel mondo del cinema e dei media.
Una disputa che tocca un principio giuridico fondamentale
Il caso Kinski-Wenders non è solo una controversia tra due icone del cinema europeo. Tocca un principio giuridico centrale: nessun minore può acconsentire validamente alla diffusione della propria immagine in contesti lesivi della dignità. In Italia, questo principio è sancito dall'articolo 10 del Codice Civile e dagli articoli 96-97 della Legge sul Diritto d'Autore (L. 633/1941), che proteggono il diritto alla riservatezza dell'immagine di ciascuna persona.
L'avvocato Schertz ha sottolineato che la madre di Kinski non era stata neppure informata del contenuto della scena: un elemento decisivo dal punto di vista legale. Quando il rappresentante legale del minore non è stato coinvolto — o peggio, è stato tenuto all'oscuro — qualsiasi consenso implicito viene considerato nullo secondo il diritto tedesco e italiano.
Wenders, al premio Deutscher Filmpreis del 2026, ha dichiarato che «non rifarebbe mai più quella scena» riconoscendo di considerarla un «capitolo difficile». Tuttavia non ha ancora accettato di modificare il film, aprendo così la strada a un potenziale contenzioso legale.
Il consenso retroattivo: esiste davvero?
La domanda più frequente in casi simili è questa: è possibile revocare un consenso prestato — anche in modo implicito — decenni fa? La risposta, alla luce del Regolamento Europeo per la Protezione dei Dati (GDPR, Reg. UE 2016/679), è sì: il cosiddetto "diritto all'oblio" (art. 17 GDPR) consente a chiunque di chiedere la rimozione di propri dati personali, incluse immagini, anche da opere già pubblicate in passato.
Il caso Kinski presenta però una complessità ulteriore: la pellicola appartiene al regista e al produttore, non all'attrice. Si crea così un conflitto tra diritto all'immagine e diritto d'autore. Il Garante per la Protezione dei Dati Personali italiano stabilisce che «il consenso dei minori alla diffusione della propria immagine deve essere libero, specifico, informato e documentato» e che, in caso di conflitto con altri diritti, prevale la tutela della dignità della persona fisica, in particolare se si tratta di minori.
Questo principio è rafforzato dall'articolo 8 del GDPR, che stabilisce regole particolari per il trattamento dei dati dei minori: il consenso espresso dai genitori è revocabile in qualsiasi momento dal soggetto che ha raggiunto la maggiore età.
Quali strumenti legali esistono per difendersi?
Se una persona si trova nella situazione di Nastassja Kinski — immagini intime girate durante la minore età e ancora circolanti — il diritto italiano e europeo mette a disposizione diversi strumenti:
Diffida stragiudiziale: la via più rapida. L'avvocato invia una lettera formale a chi detiene i diritti sull'opera, richiedendo la rimozione o modifica entro un termine stabilito. Nel caso Kinski, è questa la prima mossa compiuta dall'avvocato Schertz.
Segnalazione al Garante della Privacy: l'Autorità Garante italiana può ordinare la cancellazione o la limitazione nella circolazione di immagini che violano la privacy, anche quando le piattaforme sono straniere. Il Garante ha già emesso provvedimenti simili contro servizi di streaming internazionali.
Ricorso civile per risarcimento danni: se la diffusione ha causato un danno morale, alla reputazione o economico, è possibile agire davanti al Tribunale per ottenere un risarcimento. I giudici italiani hanno riconosciuto danni anche in casi di immagini diffuse decenni prima, quando la lesione è ancora attuale.
Azione penale: la pubblicazione non autorizzata di immagini intime di minori può configurare il reato previsto dall'articolo 600-ter del Codice Penale italiano (pornografia minorile) o altri reati connessi, con pene fino a 12 anni di reclusione nelle ipotesi più gravi.
Il problema amplificato dall'era digitale
Nel 1975, una scena controversa in un film d'autore restava confinata alle sale cinematografiche e a qualche cineforum. Oggi, la stessa immagine può essere disponibile su piattaforme di streaming, caricata su YouTube e condivisa migliaia di volte in poche ore. Secondo i dati del Garante per la Privacy, nel 2025 le segnalazioni relative alla tutela dell'immagine di minori online sono aumentate del 34% rispetto all'anno precedente.
Il caso Kinski dimostra che i danni causati dalla violazione di questi diritti non si estinguono con il passare del tempo, anzi si moltiplicano con la diffusione digitale. Una scena dimenticata per decenni può diventare virale in un contesto completamente diverso da quello in cui fu creata, causando un danno reputazionale e psicologico incommensurabile.
Le piattaforme digitali — dai servizi di streaming ai social network — hanno obblighi precisi in questo ambito: secondo il Digital Services Act (DSA) dell'Unione Europea, entrato in vigore pienamente nel 2024, devono rispondere rapidamente alle richieste di rimozione di contenuti che ledono la dignità delle persone, in particolare dei minori.
Quando rivolgersi a un avvocato specializzato
Il caso Kinski-Wenders insegna che i diritti legali legati all'immagine non si prescrivono semplicemente con il passare degli anni. Se sei in una situazione simile, ecco i segnali che indicano la necessità di consultare un avvocato specializzato in diritto all'immagine e privacy:
- Immagini o video girati durante la tua minore età stanno circolando online senza il tuo consenso attuale
- Fotografie in contesti intimi pubblicate da terzi su piattaforme digitali
- Materiale professionale — cinematografico, fotografico, pubblicitario — che ritieni lesivo della tua dignità
- Richieste di rimozione rimaste senza risposta da parte di piattaforme o privati
- Sfruttamento commerciale dell'immagine senza autorizzazione
Un avvocato specializzato può valutare la tua situazione concreta, inviare una diffida formale con valore legale e, se necessario, agire in sede civile o penale per ottenere la rimozione dell'immagine e un adeguato risarcimento del danno.
Nota legale: questo articolo ha finalità informativa e non costituisce consulenza legale. Per valutare la tua specifica situazione, rivolgiti a un avvocato specializzato.

Sofia Gallo