Un anno fa, il 28 marzo 2025, un terremoto di magnitudo 7,7 colpiva la regione di Sagaing, in Myanmar, uccidendo oltre 3.600 persone e distruggendo decine di migliaia di abitazioni. A dodici mesi dalla catastrofe, le immagini della ricostruzione ancora incompleta tornano sui media italiani — e sollevando una domanda che riguarda anche noi: la vostra casa reggerebbe a un terremoto?
Un anno dopo: la ricostruzione che non avanza
A un anno dal sisma birmano, secondo un rapporto del World Food Programme delle Nazioni Unite pubblicato il 26 marzo 2026, un nucleo familiare su sei nelle regioni di Sagaing e Mandalay vive ancora in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave. La metà delle famiglie colpite è ancora classificata come "marginalmente sicura".
La ricostruzione, definita dagli osservatori internazionali "balbettante", è ostacolata da infrastrutture devastate, instabilità politica e dalla complessità tecnica degli interventi su edifici danneggiati da sisma. Non si tratta soltanto di ricostruire muri: si tratta di valutare la sicurezza strutturale residua, demolire ciò che è pericoloso e ricostruire secondo criteri antisismici.
La tragedia del Myanmar ricorda quella che la protezione civile italiana conosce bene: i danni più insidiosi di un terremoto non sono sempre quelli visibili.
Italia sismica: un rischio che molti ignorano
L'Italia è uno dei Paesi europei a più elevato rischio sismico. Secondo i dati dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), oltre il 44% del territorio nazionale è classificato in zona sismica 1 o 2 — la più pericolosa. Tra le regioni più esposte figurano Calabria, Sicilia, Campania, Basilicata, Lazio meridionale e l'intera dorsale appenninica.
Eppure, nonostante terremoti devastanti come L'Aquila (2009), Emilia (2012) e Amatrice (2016), una parte significativa del patrimonio edilizio italiano non è mai stata sottoposta a verifica strutturale post-sismica. Il motivo è spesso la mancanza di consapevolezza: molti proprietari credono che, se la casa non ha subìto danni visibili dopo un evento sismico, sia sicura.
Questa convinzione è errata.
I danni invisibili che preparano il disastro successivo
I professionisti delle costruzioni distinguono tra danni "estetici" e danni "strutturali". Un terremoto di media intensità può:
- Creare cricche nei pilastri portanti senza che queste siano visibili in superficie
- Ridurre la duttilità delle armature metalliche nei solai, aumentando il rischio di collasso in un evento successivo
- Compromettere i collegamenti tra travi e colonne negli edifici prefabbricati, un tipo edilizio molto diffuso in Emilia e nelle aree industriali del Nord-Est
- Produrre cedimenti differenziali nelle fondamenta non rilevabili ad occhio nudo
Un edificio che ha "retto" a un primo terremoto può essere significativamente più vulnerabile al secondo — anche se di intensità inferiore. È il fenomeno noto come "danneggiamento cumulativo" e rappresenta uno dei principali fattori di rischio per il patrimonio edilizio italiano.
Quando richiedere una perizia strutturale
Non è necessario aver subìto un terremoto per richiedere una valutazione della sicurezza sismica della propria abitazione. Ci sono situazioni in cui il controllo è particolarmente consigliato:
- Prima di acquistare un immobile in zona sismica: la classe sismica dell'edificio influenza direttamente il valore assicurativo e il rischio reale
- Dopo qualsiasi evento sismico, anche percepito come lieve (M > 3.5 nella zona): un tecnico abilitato può identificare danni non visibili
- In edifici costruiti prima del 1981, anno in cui le normative antisismiche moderne sono entrate in vigore in Italia
- In case con aggiunte strutturali non documentate, un fattore molto comune nel patrimonio rurale e nelle villette degli anni '70-'90
La perizia strutturale sismica viene eseguita da un ingegnere civile strutturista o da un geometra abilitato. Può essere richiesta anche nell'ambito dei lavori agevolati con i bonus edilizi ancora in vigore nel 2026.
Il Sismabonus: un'opportunità ancora disponibile nel 2026
Il Sismabonus, detrazione IRPEF per interventi di riduzione del rischio sismico, è ancora applicabile nel 2026 per lavori avviati entro le scadenze previste dalla legge di bilancio. Consente detrazioni dal 50% all'85% delle spese sostenute, in 5 quote annuali, per interventi su edifici nelle zone sismiche 1, 2 e 3.
Valutare oggi la propria casa da un punto di vista sismico non è solo una scelta di sicurezza: può essere anche un investimento economicamente vantaggioso, grazie alle agevolazioni fiscali disponibili.
Cosa fa un artigiano strutturista in concreto
Molti proprietari di casa non sanno a chi rivolgersi per una valutazione sismica. Le figure professionali coinvolte sono:
- Ingegnere civile strutturista: esegue l'analisi tecnica approfondita, redige la relazione strutturale e progetta eventuali interventi di miglioramento sismico
- Geometra abilitato: può eseguire verifiche preliminari e coordina i lavori di ristrutturazione con valenza sismica
- Impresa edile specializzata in consolidamento strutturale: realizza gli interventi fisici (placcaggi, rinforzo pilastri, miglioramento dei nodi trave-colonna)
Un sopralluogo iniziale dura generalmente 1-2 ore e permette di ottenere una prima valutazione qualitativa. Per un'analisi strutturale completa, i tempi variano da una settimana a un mese, a seconda della complessità dell'edificio.
Non aspettare il prossimo terremoto
Le immagini del Myanmar non riguardano solo un paese lontano. Riguardano una lezione strutturale universale: la vulnerabilità degli edifici si costruisce nel tempo, in silenzio, e si manifesta solo quando è troppo tardi.
Se abitate in una zona sismica — e in Italia quasi tutti ci abitiamo — un'analisi preventiva da parte di un artigiano strutturista o di un ingegnere specializzato è il primo passo per dormire sonni più tranquilli.
Questo articolo ha scopo informativo. Per valutare la sicurezza della propria abitazione, rivolgersi a un professionista abilitato iscritto all'albo.
