Strage di Modena 2026: la perizia psichiatrica e cosa cambia nel processo penale con il vizio di mente

Documenti legali e cartelle cliniche su tavolo in tribunale italiano per perizia psichiatrica forense
5 min di lettura 18 maggio 2026

Strage di Modena 2026: la perizia psichiatrica e cosa cambia in un processo penale quando c'è il vizio di mente

Sabato 16 maggio 2026, Salim El Koudri, 31 anni, residente con la famiglia a Ravarino (Modena), ha investito con la sua auto almeno sette pedoni nel centro di Modena. Dal carcere, El Koudri ha dichiarato: «Sapevo che quel giorno morivo». La sua difesa ha immediatamente chiesto una perizia psichiatrica: il legale Fausto Gianelli ha descritto il cliente come «in stato di assoluta confusione, non lucido, incapace di ricordare l'accaduto». Il precedente psichiatrico — una diagnosi di personalità schizoid tra il 2022 e il 2024, con terapie farmacologiche interrotte — ha reso la questione dell'imputabilità il fulcro del caso.

Cos'è la perizia psichiatrica e quando si richiede

La perizia psichiatrica è una valutazione tecnica disposta dal giudice — o richiesta dalla difesa o dall'accusa — per accertare la capacità di intendere e di volere dell'imputato al momento del fatto. È uno strumento previsto dall'articolo 220 del codice di procedura penale italiano e viene nominato dal giudice un perito iscritto all'albo, spesso uno psichiatra forense.

Nel caso della strage di Modena, la difesa ha richiesto la perizia sul presupposto che El Koudri potrebbe aver agito in uno stato di infermità mentale che esclude o diminuisce la sua capacità di intendere e volere. L'accertamento non riguarda solo la diagnosi psichiatrica, ma specificamente lo stato mentale del soggetto nel momento esatto in cui ha commesso il fatto.

Vizio totale e vizio parziale di mente: le differenze

Il codice penale italiano distingue due scenari all'articolo 88 e 89:

Vizio totale di mente (art. 88 c.p.): se al momento del fatto l'imputato era completamente incapace di intendere o di volere a causa di un'infermità, viene dichiarato non imputabile. Non può essere condannato. Viene però solitamente disposta una misura di sicurezza — il ricovero in una REMS (Residenza per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza), che ha sostituito i vecchi ospedali psichiatici giudiziari.

Vizio parziale di mente (art. 89 c.p.): se la capacità era grandemente scemata (ma non assente), l'imputato è condannato con pena ridotta da un terzo alla metà. Può essere applicata anche una misura di sicurezza in aggiunta alla pena detentiva.

Nel caso di El Koudri, la presenza di una diagnosi pregressa (personalità schizoid, con farmaci interrotti) è un elemento rilevante ma non automaticamente sufficiente: i periti dovranno stabilire l'intensità del disturbo al momento dell'atto. Una patologia diagnosticata non equivale a vizio di mente riconosciuto dal tribunale.

Come si svolge la perizia psichiatrica nel processo penale italiano

Il processo di accertamento è articolato e richiede tempo. Ecco le fasi principali:

  1. Nomina del perito: il giudice nomina uno o più periti, solitamente psichiatri forensi con esperienza in valutazione della capacità di intendere e di volere
  2. Esame dell'imputato: il perito incontra l'imputato più volte, effettua colloqui clinici, somministra test psicologici standardizzati (MMPI-2, test proiettivi, scale di valutazione della simulazione come il SIMS)
  3. Raccolta documentale: vengono acquisiti cartelle cliniche, fascicoli di ricoveri pregressi, referti del Servizio di Salute Mentale, documentazione farmacologica
  4. Relazione peritale: il perito deposita una relazione scritta che il giudice valuta in udienza; le parti possono nominare consulenti tecnici di parte per contestarla

I tempi sono variabili: una perizia psichiatrica complessa può richiedere da 30 giorni a diversi mesi. Nel caso di El Koudri, dato il rilievo mediatico e la complessità della storia clinica, i tempi saranno probabilmente nella parte alta di questo intervallo.

Il ruolo delle cure interrotte nella valutazione del vizio di mente

Uno degli elementi più controversi nella vicenda di Ravarino è la discontinuità terapeutica: El Koudri risultava in cura nei Centri di Salute Mentale di Castelfranco Emilia almeno fino al 2024, con farmaci che avrebbero dovuto controllare i sintomi della sua patologia. I farmaci erano stati trovati nella sua abitazione, ma pare che avesse smesso di assumerli.

L'interruzione volontaria delle cure è un elemento che i periti valuteranno attentamente. La giurisprudenza italiana è articolata su questo punto: in alcuni casi la Corte di Cassazione ha ritenuto che la colposa interruzione della terapia da parte del soggetto non esclude il vizio di mente al momento del fatto, se il disturbo era tale da compromettere la capacità volitiva. In altri casi ha invece considerato la scelta di interrompere le cure come un indice di capacità residua.

Cosa cambia per le vittime se viene riconosciuto il vizio di mente

Per le famiglie delle vittime e per i feriti, il riconoscimento del vizio di mente totale può avere conseguenze significative sotto il profilo del risarcimento del danno. La non imputabilità non preclude, in via di principio, la responsabilità civile: le vittime possono agire in giudizio civile per ottenere il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale. Esistono tuttavia profili critici:

  • Se l'imputato è nullatenente, l'azione risarcitoria civile può rivelarsi inefficace
  • Il Fondo di rotazione per le vittime di reato (istituito dal D.Lgs. 9 novembre 2007, n. 204) prevede indennizzi per alcune categorie di vittime di reati violenti dolosi
  • L'eventuale responsabilità del Servizio di Salute Mentale per la gestione clinica del paziente può aprire un contenzioso parallelo contro la struttura sanitaria

Le vittime e i loro familiari hanno diritto ad essere assistite in modo specifico da un avvocato esperto in diritto penale e in risarcimento del danno da reato. Farsi affiancare da un professionista fin dalle prime fasi del procedimento — prima ancora che il processo entri nel vivo — consente di tutelare i propri diritti nel modo più efficace.

Schizofrenia e rischio di atti violenti: i dati che sfatano un pregiudizio

La vicenda di Modena ha riportato al centro del dibattito un tema spesso distorto dall'informazione sensazionalista: il nesso tra malattia mentale e violenza. I dati epidemiologici italiani e internazionali mostrano che le persone con disturbi mentali gravi — inclusa la schizofrenia — commettono atti violenti in percentuale non significativamente superiore alla popolazione generale. Il rischio aumenta in modo rilevante solo in presenza di specifiche comorbidità: abuso di sostanze, discontinuità terapeutica protratta, isolamento sociale cronico.

Secondo il Ministero della Salute italiano, la risposta adeguata non è la stigmatizzazione, ma il rafforzamento della rete territoriale di salute mentale e il monitoraggio attivo dei pazienti che interrompono le terapie.

Se avete un familiare con diagnosi psichiatrica che ha smesso le cure o mostra segnali di scompenso, è fondamentale rivolgersi al Centro di Salute Mentale di competenza territoriale o, in caso di urgenza, al pronto soccorso psichiatrico. Un avvocato specializzato può inoltre orientarvi sulle procedure di TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) quando la situazione lo richiede.

Per approfondire il quadro normativo sul vizio di mente nel diritto penale italiano, il testo integrale degli articoli 88 e 89 del codice penale è disponibile sul portale ufficiale Normattiva.

Nota legale: le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non costituiscono consulenza legale. Per assistenza in procedimenti penali o richieste risarcitorie, è necessario rivolgersi a un avvocato abilitato.

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