Gabanelli e la falsa intervista: 4.700 euro persi, cosa dice la legge sulle truffe online

Uomo preoccupato davanti a un portatile con un falso annuncio di investimento

Crediti fotografici

Sofia Sofia GalloAvvocati
6 min di lettura 18 ottobre 2026

Milena Gabanelli è ospite di Fabio Fazio a «Che Tempo Che Fa» domenica 18 ottobre 2026, dalle 19:30 su NOVE, secondo le anticipazioni di Movieplayer. Mentre la giornalista torna in prima serata, il suo volto continua a comparire in annunci sponsorizzati falsi che spingono gli italiani verso piattaforme di trading fraudolente. Cosa si può fare, per legge, se si è caduti nella trappola?

Cosa è successo: la falsa intervista che porta il volto di Gabanelli

Il raggiro è documentato da mesi. Secondo la testata di fact-checking Facta, il 15 aprile 2026 circolava un post che sosteneva che Gabanelli avesse «smascherato» in diretta a Porta a Porta l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina. Facta lo classifica come notizia falsa e segnala che la foto usata come prova è stata generata con l'intelligenza artificiale.

Open ha ricostruito il meccanismo a fine maggio 2026: decine di inserzioni a pagamento su X, Facebook e Instagram rimandano a pagine che imitano il layout di grandi quotidiani. Gli articoli falsi riportano la firma di un vero giornalista, usata senza autorizzazione, e invitano a registrarsi su una piattaforma di investimento.

Lo ha spiegato la stessa Gabanelli nei video dell'account Dataroom: il falso circola da circa tre mesi, usa i volti di personaggi credibili e non contiene nulla di vero. Ha anche contattato Intesa Sanpaolo e i propri avvocati.

Perché il caso interessa chiunque abbia un conto corrente

Non serve essere fan di Report per essere un bersaglio. Questo tipo di truffa funziona perché sfrutta la fiducia che il pubblico ripone in una persona nota. L'annuncio sembra un articolo di cronaca, la «testimonianza» sembra autentica, la cifra richiesta all'inizio è bassa.

Le domande che gli utenti si pongono sono sempre le stesse: quanto si può recuperare, a chi rivolgersi, entro quando agire. Rispondere in modo corretto richiede un avvocato, perché le regole cambiano a seconda di come è avvenuto il pagamento.

Quali reati e quali diritti entrano in gioco

Dal punto di vista penale, chi organizza queste campagne risponde in genere di truffa, prevista dall'articolo 640 del codice penale, che prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa da 51 a 1.032 euro. Se la vittima è stata indotta a versare soldi con documenti falsi o con una falsa identità, possono aggiungersi altre contestazioni, come la sostituzione di persona (articolo 494).

Per chi ha il volto usato senza consenso, come Gabanelli, esiste anche la tutela dell'immagine: l'articolo 10 del codice civile e l'articolo 96 della legge sul diritto d'autore (L. 633/1941) vietano l'uso del ritratto di una persona senza il suo consenso e consentono di chiedere la rimozione e il risarcimento.

Per la vittima che ha perso denaro, il punto pratico è un altro: in molti casi la truffa è perseguibile a querela di parte, e il termine ordinario per presentarla è di tre mesi dal giorno in cui si è avuta notizia del fatto (articolo 124 del codice penale). Aspettare «per vedere se arrivano i soldi» è l'errore più costoso.

Il caso concreto: 250 euro diventano 4.700

Prendiamo uno scenario realistico. Marco, 52 anni, vede a metà luglio 2026 un annuncio con il volto di una giornalista nota. Clicca, lascia nome e telefono e versa 250 euro con carta di credito per «attivare l'account». Dopo due giorni lo chiama un finto consulente, che gli mostra un grafico con un guadagno di 1.100 euro e lo convince a versare altri 4.450 euro con bonifico «per sbloccare il prelievo». In totale, 4.700 euro.

Cosa può fare Marco, e cosa cambia a seconda dei casi?

  • Se paga con carta e contesta in fretta: i 250 euro possono essere oggetto di contestazione all'emittente della carta (il cosiddetto chargeback), che ha procedure e scadenze proprie, spesso intorno ai 120 giorni dall'addebito. Se Marco agisce entro quel termine, la probabilità di recupero è più alta.
  • Se ha fatto un bonifico volontario: la banca sostiene di solito che l'operazione era stata autorizzata dal cliente, quindi il rimborso non è automatico. Una richiesta tempestiva di richiamo del bonifico, fatta nelle prime ore, è però possibile. Se la banca non ha applicato i presidi di sicurezza dovuti, un avvocato può valutare un reclamo all'Arbitro Bancario Finanziario o una causa. L'esito dipende dalle circostanze e non è garantito.
  • Se Marco non fa nulla per quattro mesi: il termine di tre mesi per la querela è scaduto, la finestra per il chargeback si è chiusa e il conto del truffatore è già vuoto. Nello stesso scenario, una denuncia presentata entro 48 ore avrebbe potuto portare al blocco dei conti di destinazione.

In sintesi: se i pagamenti sono due, con strumenti diversi, i tempi e le possibilità di recupero sono diversi per ciascuno. Sono proprio questi dettagli a decidere se si recupera il 5% o una parte significativa dei 4.700 euro.

Cosa fa un avvocato, in concreto

Un legale esperto di truffe finanziarie e diritto bancario non promette miracoli, ma può fare quattro cose che il singolo cittadino difficilmente fa da solo:

  1. Redigere una querela completa, con schermate degli annunci, ricevute, IBAN di destinazione e cronologia dei contatti, in modo che la Procura possa richiedere il sequestro.
  2. Scrivere alla banca per chiedere il richiamo del bonifico e, in un secondo momento, il riesame del caso sulla base della normativa sui servizi di pagamento.
  3. Valutare il ricorso all'ABF o un'azione civile, quando ci sono elementi per sostenere una responsabilità dell'intermediario.
  4. Segnalare la piattaforma alle autorità di vigilanza: la CONSOB pubblica un elenco di siti abusivi e invita i risparmiatori a verificare chi offre servizi di investimento prima di versare denaro.

Il ruolo delle piattaforme e dell'intelligenza artificiale

Gli annunci falsi vengono diffusi attraverso i circuiti pubblicitari dei social network, e le immagini sono generate con l'intelligenza artificiale. Questo apre una questione ancora dibattuta: quanto risponde chi ospita e monetizza la pubblicità ingannevole? In sede civile, le persone il cui volto è usato possono chiedere la rimozione dei contenuti e, nei casi più gravi, un risarcimento. Per le vittime economiche la strada principale resta quella contro chi ha incassato il denaro, ma segnalare l'annuncio alla piattaforma e conservarne una copia aiuta le indagini.

Come riconoscere il raggiro prima di pagare

Alcuni segnali ricorrono in quasi tutti i casi:

  • l'«articolo» non si trova sul sito vero del quotidiano, e l'indirizzo web ha un dominio strano;
  • un personaggio famoso «consiglia» un investimento con rendimenti garantiti;
  • la prima somma richiesta è piccola, ma poi arrivano richieste di versamenti aggiuntivi;
  • il consulente è raggiungibile solo per telefono o messaggio, mai di persona;
  • il sito non compare nell'albo degli intermediari autorizzati.

La regola più semplice è cercare il nome della piattaforma sul sito della CONSOB prima di inserire qualsiasi dato di pagamento. Nessun giornalista serio, Gabanelli compresa, promuove prodotti finanziari in un'intervista a Porta a Porta.

Cosa fare subito

Se pensi di essere stato truffato, nelle prime 24 ore conviene fare questo, in quest'ordine: chiamare la banca e chiedere il blocco o il richiamo dell'operazione, conservare tutte le prove senza cancellare nulla, presentare denuncia o querela alla Polizia Postale e confrontarsi con un avvocato prima di rispondere a chiunque prometta di «recuperare i fondi» in cambio di una commissione anticipata, perché spesso è una seconda truffa.

Per verificare se un sito di investimento è autorizzato, la sezione educazione finanziaria della CONSOB è il punto di partenza ufficiale.

Su Expert Zoom puoi trovare avvocati specializzati in truffe online, diritto bancario e tutela del risparmio, e chiedere una prima valutazione del tuo caso prima che i termini scadano.

Le informazioni di questo articolo hanno carattere generale e non costituiscono consulenza legale. Ogni caso va valutato da un avvocato abilitato.

Crediti fotografici : Questa immagine è stata generata dall'intelligenza artificiale.

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