Megan Gale e Iliad: cosa dice la legge sulla concorrenza sleale nello spot che ha fatto litigare tutti

Avvocato italiano esamina documenti legali relativi a una disputa pubblicitaria in un ufficio moderno a Milano
Sofia Sofia GalloAvvocati
5 min di lettura 26 maggio 2026

Megan Gale è tornata a fare pubblicità in Italia dopo 18 anni e ha scatenato un caso legale che ha fatto discutere tutto il settore. Il 7 maggio 2026, Fastweb ha inviato una formale diffida a Iliad chiedendo la cessazione immediata dello spot televisivo in cui la modella australiana — storica testimonial Vodafone dal 1999 al 2008 — compare per la prima volta come volto del principale concorrente.

L'amministratore delegato di Iliad, Benedetto Levi, ha risposto pubblicando la lettera di diffida sui social con il commento: "Tutto cambia. Tutti possono cambiare. Ma non a tutti il cambiamento fa piacere." Lo spot è diventato virale. Ma al di là dell'effetto mediatico, resta una domanda cruciale: cosa prevede la legge italiana in materia di concorrenza sleale quando si usa una ex testimonial?

La storia: da Omnitel a Iliad, passando per Vodafone

Megan Gale, 50 anni, è entrata nell'immaginario collettivo italiano grazie alle campagne Omnitel — poi diventata Vodafone — tra il 1999 e il 2008. Nello spot Iliad di maggio 2026, prodotto dall'agenzia Leo Italia e girato in Piazza Tommaseo a Milano, la modella usa addirittura la stessa frase storica: "Ho deciso di cambiare." I passanti la riconoscono per strada, le chiedono cosa ci fa in quella pubblicità, e lei risponde che ha scelto Iliad "perché è per sempre."

L'offerta reclamizzata era Iliad Top 170 Plus a 7,99 euro al mese, attiva fino al 19 maggio 2026. Ma è il contesto storico che ha fatto scattare l'allarme in Fastweb, attuale licenziataria del marchio Vodafone in Italia.

Le accuse di Fastweb: tre violazioni dell'articolo 2598

Nella diffida del 7 maggio 2026, Fastweb ha contestato a Iliad tre violazioni specifiche dell'articolo 2598 del Codice Civile italiano, la norma fondamentale sugli atti di concorrenza sleale:

  • Art. 2598 n. 2: appropriazione indebita della notorietà del marchio Vodafone attraverso l'uso di una testimonial che ha costruito la propria identità pubblica con quel brand.
  • Art. 2598 n. 3: atti contrari ai principi della correttezza professionale idonei a danneggiare l'azienda concorrente.
  • Uso del colore rosso nel costume di scena — identico al rosso Vodafone — come presunto richiamo visivo intenzionale.

Fastweb ha imposto a Iliad di sospendere la campagna entro 24 ore su tutti i media: TV, digital out-of-home, radio, stampa nazionale e social. Iliad ha rifiutato di ottemperare.

Cosa dice davvero la legge italiana sulla concorrenza sleale

L'articolo 2598 del Codice Civile è il pilastro del diritto della concorrenza italiano. Stabilisce che compie atti di concorrenza sleale chi usa nomi o segni idonei a creare confusione con i prodotti di un concorrente, diffonde notizie denigratorie sulle aziende rivali, o compie atti contrari alla correttezza professionale. L'AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) è l'organo pubblico preposto a vigilare su queste condotte, ma nel caso Iliad-Fastweb la disputa è destinata alla sede civile.

"Il caso Megan Gale è interessante sotto il profilo del punto 2 e 3 dell'articolo 2598," spiega un avvocato specializzato in diritto della concorrenza. "La questione chiave è se l'uso di una ex testimonial costituisce un atto di denigrazione implicita o semplicemente una scelta commerciale legittima. I tribunali italiani hanno raramente affrontato fattispecie così specifiche."

Il giudice civile, se adito, dovrà valutare l'esistenza del cosiddetto "collegamento percepito" tra la modella e il brand originario — un'analisi che richiede prove concrete di confusione nel pubblico, non semplici supposizioni.

Il vuoto normativo sulle ex testimonial

Il cuore del problema legale è inedito: una ex testimonial può diventare il volto di un concorrente diretto? In Italia non esiste una norma specifica che lo vieti. Il contratto tra Megan Gale e Vodafone è scaduto nel 2008. Da quel momento, la modella ha piena libertà contrattuale.

"Salvo clausole di esclusiva post-contrattuale — e dopo 18 anni sarebbero certamente scadute — non c'è alcun impedimento legale a che Megan Gale lavori con un concorrente," chiarisce un esperto di diritto del lavoro e dei contratti artistici. "Il vero terreno di scontro è quello della concorrenza sleale per evocazione, una categoria in espansione in tutta Europa con la crescita del branded content e dell'influencer marketing."

Il caso richiama precedenti europei: la Corte di Giustizia dell'UE ha stabilito che il richiamo alla reputazione altrui è lecito purché non sia denigratorio e non crei confusione sul mercato. Il colore rosso del costume rimane il dettaglio più controverso — ma è un elemento difficile da provare in giudizio, perché il rosso non è brevettabile e Vodafone non detiene un monopolio cromatico.

Tre lezioni pratiche per chi firma contratti pubblicitari

Per chi lavora nel marketing, nella comunicazione o in qualsiasi settore dove si stipulano accordi di immagine, questo caso offre indicazioni concrete:

1. Le clausole post-contrattuali hanno scadenza. Nessuna azienda può vincolare indefinitamente un ex collaboratore. I contratti pubblicitari prevedono spesso clausole di esclusiva di 12-24 mesi dalla fine del rapporto. Dopo, la libertà torna piena. Verificare queste scadenze è fondamentale prima di firmare qualsiasi accordo.

2. L'identità visiva — colori inclusi — può essere materia di contenzioso. Se gestite campagne pubblicitarie che si ispirano visivamente a competitor, una consulenza legale preventiva può evitare diffide costose. La legge non vieta l'omaggio né la citazione indiretta, ma i confini sono sfumati.

3. La diffida non è una sentenza. Iliad ha dimostrato che rifiutare una diffida è una scelta legittima. Solo un giudice può ordinare la cessazione di una campagna. Capire il peso legale reale di una diffida — rispetto alla pressione psicologica che genera — è un vantaggio competitivo significativo.

La risposta di Iliad: una mossa di PR involontaria

Rendendo pubblica la diffida di Fastweb, Benedetto Levi ha trasformato un atto legale in una campagna di amplificazione gratuita. Lo spot Megan Gale-Iliad ha superato i 10 milioni di visualizzazioni sui canali social dell'operatore. La disputa ha generato copertine sui principali quotidiani italiani, da Il Fatto Quotidiano a Sky TG24, moltiplicando esponenzialmente la portata della campagna originale.

È una lezione di comunicazione di crisi che gli avvocati aziendali studieranno a lungo: come rispondere a una diffida può essere tanto importante quanto la diffida stessa.

Il caso non è chiuso

Al momento della pubblicazione di questo articolo, non risultano aggiornamenti giudiziari formali sul caso Fastweb-Iliad. Megan Gale ha commentato il suo ritorno in Italia definendolo "un vero sogno, speciale come non mai." Lo spot è ancora in circolazione.

Se la disputa dovesse arrivare in tribunale, rappresenterà un precedente importante per l'intero settore della pubblicità e dell'utilizzo di ex testimonial in Italia. Nel frattempo, chiunque si trovi ad affrontare una diffida per concorrenza sleale, una contestazione su clausole di esclusiva o un accordo di immagine da negoziare può consultare un avvocato specializzato tramite Expert Zoom — direttamente online, senza lista d'attesa.

Nota: questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, rivolgiti sempre a un professionista abilitato.

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