Il 22 marzo 2026, Mattia Marchesetti ha scritto una pagina di storia del calcio italiano: a 42 anni, ha segnato su calcio di rigore con il Trescore in Seconda Categoria, diventando il secondo giocatore nella storia a segnare in ogni livello del calcio italiano, dalla Serie A alla Terza Categoria. Una carriera iniziata nel 2001-2002 e che ancora non si ferma.
Un record che parla di corpo e longevità
Marchesetti ha debuttato in Serie A il 9 gennaio 2005 con il Chievo contro il Bologna. Ha indossato le maglie di Cremonese, Sampdoria e molti altri club, accumulando 101 presenze e 26 gol in Serie B con la Cremo. Oggi, a 42 anni, calca ancora i campi dilettantistici lombardi e segna ancora.
Ma cosa permette a un calciatore professionista di rimanere fisicamente attivo a livelli competitivi fino alla quinta e sesta decade di vita? La risposta non è solo talento o passione: è medicina sportiva, ascolto del corpo e adattamento intelligente all'età.
Secondo i dati pubblicati dal Journal of Sports Sciences, i calciatori che superano i 35 anni in modo efficace condividono quasi sempre tre caratteristiche: una gestione attiva del recupero post-match, un adattamento progressivo dell'intensità degli allenamenti, e un supporto medico regolare nel monitorare eventuali segnali di sovraccarico muscolare o articolare.
Perché il corpo di un atleta cambia dopo i 35 anni
Il calo delle prestazioni atletiche non è un evento improvviso: è un processo graduale che un buon medico sportivo può aiutare a gestire in modo efficace.
La massa muscolare diminuisce progressivamente. Dopo i 35 anni, il corpo perde in media tra lo 0,5% e il 1% di massa muscolare all'anno, un fenomeno noto come sarcopenia. Negli atleti che si allenano regolarmente, questo processo è significativamente rallentato, ma non eliminato. Il medico sportivo può prescrivere integrazioni specifiche (creatina, proteine del siero del latte) e adattamenti del carico di lavoro per contrastarlo.
Il tempo di recupero si allunga. Un muscolo affaticato a 40 anni impiega più tempo a recuperare rispetto a un muscolo di 25 anni. Un atleta che non rispetta questa differenza accumula microtraumi che nel tempo diventano infortuni seri. La perizia di Marchesetti — come di altri veterani del calcio — risiede probabilmente proprio nel saper riconoscere quando fermarsi.
Le articolazioni sono più vulnerabili. La cartilagine articolare non si rigenera facilmente dopo i 35 anni. La prevenzione dell'artrosi del ginocchio e dell'anca, nei calciatori amatoriali come in quelli professionisti, passa attraverso riscaldamenti adeguati, un'attrezzatura appropriata e il monitoraggio regolare da parte di un ortopedico o un fisiatra.
La resistenza cardiovascolare si mantiene meglio di quanto si creda. Gli studi del Norwegian University of Sport and Physical Education mostrano che la VO2 max — l'indicatore principale della capacità aerobica — diminuisce del solo 1% all'anno nei soggetti che si allenano regolarmente. Chi resta attivo mantiene un cuore notevolmente più efficiente rispetto ai coetanei sedentari.
Lezioni pratiche per il calciatore amatoriale over 35
Il caso Marchesetti non riguarda solo i professionisti. In Italia, si stima che oltre 3 milioni di persone pratichino il calcio a livello amatoriale, e una percentuale crescente ha superato i 35 anni. Per questa categoria, le indicazioni della medicina sportiva sono particolarmente preziose.
Fate un check-up medico-sportivo almeno una volta all'anno. Questo dovrebbe includere un elettrocardiogramma sotto sforzo, la misurazione della pressione arteriosa a riposo e dopo esercizio, e una valutazione della funzionalità muscolare e articolare. In Italia, la visita medico-sportiva è obbligatoria per l'attività agonistica, ma molti calciatori amatoriali non lo sanno o la trascurano.
Riscaldatevi più a lungo. Un riscaldamento di 10 minuti è sufficiente per un ventenne; dopo i 35 anni, 20-25 minuti sono il minimo per preparare adeguatamente muscoli e articolazioni all'attività intensa.
Ascoltate i segnali del vostro corpo. Il dolore che persiste oltre 48 ore dopo l'attività non è normale stanchezza: è un segnale che merita attenzione medica. Ignorarlo spesso trasforma un problema minore in un infortunio grave.
Adattate i carichi di allenamento. Ridurre la frequenza degli allenamenti intensi non significa smettere di competere: significa prolungare la carriera. Un medico sportivo può aiutarvi a strutturare un piano di allenamento che rispetti la fisiologia dell'età.
Investite nel recupero. Sonno adeguato, idratazione, stretching post-allenamento e, quando necessario, fisioterapia preventiva sono investimenti che si ripagano con stagioni di gioco in più.
Nota medica: Questo articolo ha finalità informative generali. Per qualsiasi decisione relativa alla vostra attività sportiva, in particolare in presenza di dolori articolari, storia di infortuni o patologie cardiovascolari, è fondamentale consultare un medico specializzato in medicina dello sport.
Un medico sportivo può fare la differenza
Marchesetti, a 42 anni, non è uno strano fenomeno della natura. È l'esempio concreto di ciò che è possibile quando si gestisce il proprio corpo con intelligenza e supporto professionale.
Per i calciatori amatoriali che vogliono giocare ancora per anni — o per chiunque voglia capire come mantenere un'attività fisica sostenibile con l'avanzare dell'età — la consulenza di un medico sportivo specializzato è il punto di partenza più efficace.
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