Corridore italiano riceve visita medica sportiva alla Maratona di Roma 2026

Maratona di Roma 2026: cosa succede al tuo corpo in 42 km e quando consultare un medico sportivo

Anna Anna ContiMedicina dello Sport
4 min di lettura 22 marzo 2026

La Maratona di Roma 2026, disputata domenica 22 marzo con 36.000 iscritti provenienti da 166 nazioni, ha trasformato il centro storico della capitale in un laboratorio a cielo aperto di medicina sportiva — dove ogni chilometro racconta una storia di resistenza, ma anche di rischi reali per la salute.

Quarantadue chilometri di sfida cardiovascolare

Alle 8:00 di domenica 22 marzo 2026 è partita la 32ª edizione della Maratona di Roma. Il percorso, 42,195 km tra la Basilica di San Paolo, Castel Sant'Angelo, il Foro Italico e il Circo Massimo, è stato affrontato da trentaseimila runner — dai professionisti africani ai podisti del weekend che si sono allenati per mesi.

Ma cosa succede davvero al corpo umano durante una maratona? La risposta di un medico sportivo va molto oltre il semplice affaticamento muscolare.

Quello che accade al corpo tra il km 0 e il km 42

Fase 1 — I primi 10 km: Il corpo utilizza principalmente glicogeno muscolare e epatico come carburante. La frequenza cardiaca sale al 70-80% della massima. È la fase in cui molti runner, trascinati dall'entusiasmo, partono troppo veloci e bruciano le riserve troppo presto.

Fase 2 — Dal km 10 al km 30: Inizia la combustione di grassi in parallelo agli zuccheri. I muscoli delle gambe accumulano acido lattico. Il rischio di crampi aumenta, soprattutto se l'idratazione non è stata gestita correttamente. La temperatura corporea può salire di 1-2 gradi.

Fase 3 — Il Muro (km 30-35): Il famigerato "muro del maratoneta" si manifesta quando le riserve di glicogeno si esauriscono completamente. Il corpo deve convertire grassi in energia — un processo più lento e meno efficiente. I runner che lo affrontano senza preparazione rischiano collasso, ipoglicemia e stati confusionali.

Fase 4 — Il finale: Gli ultimi 7 km richiedono un atto di volontà pura. Il sistema nervoso autonomo è sotto stress, la pressione arteriosa può fluttuare, e il rischio di eventi cardiovascolari acuti — seppur raro nei soggetti sani e allenati — è statisticamente più elevato rispetto a qualsiasi altro momento della gara.

I rischi reali: dati da tener presente

Secondo i dati della letteratura medica internazionale, durante le grandi maratone urbane si registra in media 1 arresto cardiaco ogni 50.000-100.000 partecipanti. Con 36.000 runner a Roma, la probabilità è bassa — ma non zero. Per questo la Maratona di Roma ha disposto postazioni mediche avanzate ogni 3 km lungo il percorso, con équipe di pronto intervento.

Più comuni, ma meno drammatici, sono:

  • Iponatriemia (calo del sodio nel sangue per eccesso di acqua assunta): provoca nausea, cefalea e, nei casi gravi, convulsioni
  • Rabdomiolisi da sforzo (distruzione delle fibre muscolari): si manifesta con urine scure e dolore muscolare persistente nelle ore successive
  • Fascite plantare e fratture da stress degli arti inferiori: le conseguenze più frequenti nei runner non professionisti
  • Disidratazione e colpo di calore: le temperature romane di marzo 2026 — intorno ai 18°C — hanno ridotto il rischio, ma non eliminato

Cosa fare dopo la gara: il protocollo del medico sportivo

La gara finisce al traguardo. La medicina sportiva comincia dopo. I runner che hanno completato la maratona del 22 marzo 2026 devono affrontare una fase di recupero strutturata:

Nelle prime 24 ore:

  • Reidratazione con acqua e sali minerali (non solo acqua)
  • Alimentazione ricca di carboidrati complessi per ricostituire il glicogeno
  • Monitoraggio delle urine: colore scuro indica potenziale rabdomiolisi — in quel caso consultare un medico

Nei giorni successivi:

  • Astenersi da allenamenti intensi per almeno 7-10 giorni
  • Ghiaccio su articolazioni dolenti (non calore nelle prime 48 ore)
  • Se il dolore muscolare non diminuisce entro 72 ore, rivolgersi a uno specialista in medicina dello sport

Segnali d'allarme da non ignorare:

  • Dolore al petto o respiro affannoso nelle ore successive alla gara
  • Gonfiore persistente alle gambe
  • Difficoltà di concentrazione o stati confusionali

Il runner amatoriale ha bisogno di un check-up?

La risposta dei medici sportivi è chiara: sì, soprattutto prima di una gara come la maratona. In Italia, la legge impone il certificato medico per l'attività agonistica, ma molti runner amatoriali che partecipano a gare non agonistiche saltano il passo fondamentale: la visita con un medico specializzato in medicina dello sport.

Una visita pre-agonistica include:

  • Elettrocardiogramma (ECG) a riposo e sotto sforzo
  • Spirometria per valutare la capacità polmonare
  • Analisi del sangue per marcatori infiammatori e anemia
  • Valutazione posturale e biomeccanica della corsa

Secondo le linee guida della Società Italiana di Medicina dello Sport, atleti over 40 o con fattori di rischio cardiovascolari dovrebbero effettuare questo controllo annualmente, non solo prima di una maratona.

Il valore di un esperto: quando il "fai da te" non basta

L'era dei tutorial su YouTube e delle app di allenamento ha democratizzato la corsa. Ma ha anche creato una generazione di runner che sottovaluta i segnali del proprio corpo. Il medico dello sport non serve solo quando si è infortunati — serve per costruire un piano di allenamento sostenibile, identificare predisposizioni genetiche a determinati tipi di lesione, e ottimizzare la performance senza compromettere la salute.

Dopo l'emozione della Maratona di Roma 2026, è il momento giusto per prenotare una visita con uno specialista. Non aspettate il prossimo infortunio.

Avviso medico (YMYL): Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere di un medico specializzato. Per qualsiasi sintomo o dubbio relativo alla vostra salute sportiva, consultate un professionista qualificato.

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