Il 31 gennaio 2026, oltre 20.000 persone sono scese in piazza a Torino per protestare contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Gli scontri che ne sono seguiti — con oltre 30 agenti feriti e un poliziotto colpito con un martello vicino all'università Einaudi — hanno riacceso il dibattito su un tema spesso trascurato: quali diritti ha chi manifesta quando la situazione degenera?
Cosa è successo a Torino il 31 gennaio 2026
La manifestazione, organizzata in solidarietà al centro sociale Askatasuna soggetto a un'ordinanza di sgombero, ha visto la partecipazione di migliaia di cittadini, studenti e attivisti. Nel tardo pomeriggio, intorno alle 18.00, un gruppo di circa 500 antagonisti ha cominciato a lanciare petardi contro le forze dell'ordine. La polizia ha risposto con lacrimogeni. Gli scontri si sono concentrati nelle vie vicino all'università Einaudi, dove un agente è stato aggredito con un martello.
Tra i fermati e le persone identificate nei giorni successivi ci sono manifestanti pacifici che si trovavano nella zona degli scontri senza aver preso parte alla violenza. Questo solleva una questione giuridica concreta: essere presenti in una manifestazione che degenera espone automaticamente a conseguenze penali?
Il diritto di manifestare è garantito dalla Costituzione — ma con limiti precisi
L'articolo 17 della Costituzione italiana tutela il diritto di riunione pacifica e senza armi. Non è necessaria alcuna autorizzazione per riunirsi in luogo aperto al pubblico, salvo obbligo di preavviso alle autorità. Manifestare è, in sé, un atto lecito e protetto.
Tuttavia, quando una manifestazione diventa teatro di disordini, il quadro giuridico si complica. Le forze dell'ordine hanno il potere di disperdere una folla in caso di pericolo per l'ordine pubblico (art. 18 TULPS). L'ordine di dispersioneè sufficiente perché la presenza continuata possa essere considerata — in alcuni casi — inosservanza di un ordine legittimo dell'autorità, reato previsto dall'art. 650 del codice penale.
Questo non significa che tutti i presenti siano colpevoli di qualcosa. Significa che la posizione di chi era lì senza partecipare alla violenza deve essere difesa attivamente, non data per scontata.
Fermi, identificazioni e arresti: cosa rischi concretamente
Le conseguenze legali per chi si trovava a Torino il 31 gennaio possono variare enormemente a seconda delle circostanze:
Identificazione e foglio di via: La polizia può identificare e allontanare dal luogo persone ritenute pericolose per l'ordine pubblico, anche senza un'imputazione formale. Il foglio di via obbligatorio — che impedisce il ritorno in una determinata città — può essere impugnato davanti al tribunale amministrativo.
Denuncia per resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.): Anche un gesto difensivo istintivo durante una fase caotica può essere interpretato come resistenza. Le pene previste vanno da sei mesi a cinque anni di reclusione.
Partecipazione a rissa aggravata (art. 588 c.p.): Se si è stati in prossimità fisica degli scontri, si rischia di essere inclusi nell'indagine, anche senza aver colpito nessuno.
Danneggiamento e incendio doloso: Chi ha materialmente bruciato cassonetti o rotto vetrine risponde di reati distinti, con aggravanti se commessi in contesto di manifestazione pubblica.
La distinzione tra chi ha agito attivamente e chi si trovava lì per ragioni legittime è cruciale — ma spetta alla difesa dimostrarla, non all'accusa escluderla automaticamente.
Cosa fare se sei stato fermato o denunciato in seguito agli scontri
Se hai ricevuto una notifica dalla polizia, sei stato denunciato o temi conseguenze legate alla tua presenza alla manifestazione di Torino, questi sono i passi da seguire:
- Non rilasciare dichiarazioni spontanee alle forze dell'ordine senza avere prima consultato un avvocato. Tutto ciò che dichiari può essere usato nell'indagine.
- Raccogli le prove della tua posizione: messaggi, foto, testimoni che possano collocarti lontano dagli scontri o documentare il tuo comportamento pacifico.
- Conserva qualsiasi documento ricevuto dalla polizia (verbali, ordini di comparizione, fogli di via).
- Contatta un avvocato penalista il prima possibile, anche solo per una prima valutazione della tua posizione. I termini per impugnare alcune misure — come il foglio di via — sono brevi.
Avvertenza legale: Questo articolo ha valore informativo generale e non costituisce consulenza legale. Se sei coinvolto in procedimenti seguiti agli scontri di Torino, rivolgiti a un avvocato penalista per una valutazione specifica della tua situazione.
Manifestare è un diritto fondamentale. Difendersi da accuse ingiuste lo è altrettanto. Se hai bisogno di un avvocato penalista o esperto in diritto pubblico, Expert Zoom ti mette in contatto con professionisti disponibili online per una prima consulenza rapida.
Le manifestazioni e il diritto penale: un equilibrio delicato
Il caso di Torino non è isolato. Negli ultimi anni, le contestazioni nelle piazze italiane — da quelle universitarie pro-Palestina alle proteste contro i grandi eventi — hanno visto un numero crescente di denunce a carico di manifestanti pacifici, spesso per il solo fatto di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.
La Corte di Cassazione ha ribadito più volte che la sola presenza a una manifestazione violenta non costituisce prova di partecipazione attiva ai disordini. Per condannare qualcuno è necessario dimostrare il "contributo causale" al fatto criminoso. In assenza di tale contributo, la presenza fisica non è reato.
Questo principio, però, non impedisce alle forze dell'ordine di avviare procedimenti a carico di persone identificate sulla scena. E una volta avviata un'indagine, anche chi è innocente deve affrontare mesi — a volte anni — di iter giudiziario prima di vedere archiviata la propria posizione.
Il dato concreto: secondo i report del Ministero della Giustizia, il 34% delle denunce per reati connessi a manifestazioni pubbliche in Italia si conclude con un'archiviazione o un proscioglimento. Una percentuale alta, che però non tiene conto del costo personale, professionale e psicologico di essere indagati.
Per chi lavora nel pubblico impiego, nelle forze armate, nelle professioni regolamentate (avvocatura, medicina, insegnamento) o semplicemente non vuole una denuncia nel proprio fascicolo, la tempestività nel rivolgersi a un professionista può fare la differenza tra una rapida archiviazione e un procedimento lungo e logorante.

