Lucumí verso la Juventus: 2,5 milioni netti — quanto rimane davvero di un grande trasferimento?

Jhon Lucumí in azione con la maglia del KRC Genk in UEFA Champions League 2019

Photo : Werner100359 / Wikimedia

Sofia Sofia RomanoConsulenza Patrimoniale
7 min di lettura 7 agosto 2026

Venticinque milioni richiesti, diciassette offerti, e nel mezzo Jhon Lucumí che aspetta. Il difensore colombiano del Bologna ha già siglato l'accordo personale con la Juventus — contratto quinquennale fino al 2031, circa 2,5 milioni di euro netti a stagione — ma la distanza tra le due società blocca ancora la trattativa. Una notizia da mercato, certo. Ma anche il segnale di una domanda che pochi fan si pongono: quando un calciatore firma il contratto più importante della sua carriera, quanti di quei milioni rimangono davvero?

I numeri che contano davvero: trasferimento, stipendio e orizzonte temporale

La clausola rescissoria di Lucumí — fissata a 28 milioni di euro — è scaduta il 15 luglio 2026, e da quel momento il Bologna ha in mano le carte della trattativa. La Juventus ha presentato un'offerta da 17 milioni, respinta. L'obiettivo dei rossoblu è 25 milioni: una cifra che, in termini contabili, rappresenta una plusvalenza netta significativa rispetto all'acquisto originario dal Genk nel 2022. Anche il Nottingham Forest ha presentato un rilancio nelle ultime ore, trasformando la trattativa in una vera asta silenziosa, mentre il Como si era già fatto avanti senza convincere il giocatore.

Sul fronte personale, i numeri del contratto sono ancora più rilevanti da analizzare. Un quinquennale da 2,5 milioni netti l'anno significa 12,5 milioni di euro complessivi sull'intera durata — sempre che il giocatore rimanga in salute e mantenga il livello. Una cifra che può sembrare una garanzia, ma che nasconde insidie fiscali, previdenziali e di gestione che un consulente patrimoniale specializzato conosce bene.

Secondo i dati FIFA FIFPRO, circa il 45% dei calciatori professionisti di alto livello dichiara difficoltà economiche entro cinque anni dal ritiro. La ragione principale non è la mancanza di guadagni: è la mancanza di pianificazione nel momento in cui quei guadagni arrivano.

Quanto vale davvero 2,5 milioni netti: la verità sul costo lordo

Quando si parla di stipendi nel calcio professionistico, la distinzione tra lordo e netto è sistematicamente ignorata dai media. In Italia, per corrispondere 2,5 milioni di euro netti a un calciatore straniero, un club deve pianificare un costo lordo complessivo di circa 4,8-5,5 milioni di euro annui, in funzione delle aliquote IRPEF — che raggiungono il 43% per i redditi oltre i 50.000 euro — e degli oneri contributivi applicabili.

Tuttavia, per chi trasferisce la residenza fiscale in Italia dall'estero, esiste un regime agevolato: il regime speciale per i lavoratori impatriati, disciplinato dall'Agenzia delle Entrate. Consente di tassare solo il 50% del reddito imponibile per i primi cinque anni. Il prolungamento è ammesso in presenza di condizioni specifiche: acquisto di immobile residenziale in Italia o figli fiscalmente a carico nel paese. Modificato dalla legge di bilancio 2024, rimane lo strumento più rilevante per i professionisti stranieri ad alto reddito stabilitisi in Italia.

Il problema per Lucumí è legato alla tempistica. Il difensore colombiano è in Italia dal 2022: se il regime impatriati è stato attivato al momento dell'arrivo, la finestra quinquennale di agevolazione scade nel 2027 — esattamente un anno dopo la firma del nuovo contratto con la Juventus. Senza il prolungamento, per quattro anni dei cinque previsti dal contratto bianconero, Lucumí sarebbe soggetto alla tassazione ordinaria sulla fascia più alta: un cambiamento che può valere decine di migliaia di euro all'anno.

Come abbiamo già analizzato nelle dinamiche finanziarie del calciomercato Juventus estate 2026, il mercato estivo non è solo una questione di valori di trasferimento: è la finestra in cui si ridefinisce l'intera struttura economica di un professionista.

Il caso di Andrés: quando una carriera da 10 milioni lascia poco

Per capire l'impatto reale di queste scelte, prendiamo il caso di Andrés, un difensore colombiano di 27 anni che arriva in Italia nel 2022 con un contratto da 1,8 milioni netti l'anno per quattro anni — profilo sovrapponibile a quello di Lucumí.

Scenario A — senza pianificazione patrimoniale:

Andrés incassa 7,2 milioni netti in quattro anni. Circa il 30% è assorbito da spese correnti (affitti, auto, viaggi, mantenimento familiare): 2,16 milioni. Il TFR maturato — accantonamento obbligatorio per legge pari a circa 1/13,5 del reddito lordo annuo — viene lasciato in gestione diretta al club: su un lordo stimato di 3,5 milioni l'anno, matura circa 260.000 euro all'anno, per un totale di 1,04 milioni in quattro anni, rivalutati solo all'1,5% annuo come previsto per il TFR in azienda, invece del 3,5-4,2% medio che avrebbe potuto ottenere in un fondo pensione di categoria. Perdita stimata da mancata ottimizzazione previdenziale: circa 95.000 euro.

Al momento del cambio contratto nel 2026, Andrés dispone di liquidità sui conti correnti ma nessun portafoglio di investimento strutturato. La capacità patrimoniale accumulata rispetto al potenziale: inferiore del 18-22%.

Scenario B — con consulente patrimoniale specializzato in atleti:

TFR devoluto a fondo pensione di categoria dal primo anno: rendimento medio 4,2%, guadagno aggiuntivo rispetto allo scenario A in quattro anni: circa 105.000 euro.

Al momento del rinnovo contrattuale nel 2026, Andrés verifica con il proprio consulente i requisiti per estendere il regime impatriati per altri cinque anni. Ha acquistato un appartamento a Bologna nel 2024 e ha un figlio residente in Italia: soddisfa entrambe le condizioni previste dalla normativa vigente.

Se il regime viene esteso: su un contratto da 2,5 milioni netti l'anno con la Juventus, la base imponibile si riduce del 50% per altri cinque anni. Con un'aliquota marginale del 43%, il risparmio fiscale netto stimato è di circa 110.000-150.000 euro all'anno — tra 550.000 e 750.000 euro totali sull'intero quinquennale.

Se invece non prende nessuna iniziativa entro il 31 dicembre 2026, la scadenza del regime coincide con il picco salariale: il momento peggiore per perdere le agevolazioni. Ogni anno a piena tassazione vale circa 120.000-140.000 euro in più di imposte rispetto allo scenario agevolato.

In aggiunta, un portafoglio strutturato con contributo mensile di 25.000 euro in ETF azionari globali e obbligazioni può generare, in cinque anni al 5,5% medio annuo, un patrimonio aggiuntivo di circa 1,9 milioni di euro. Non guadagnati in campo: costruiti con una strategia.

La reazione degli esperti: "La firma non è la fine, è l'inizio"

"Quando un calciatore firma un grande contratto, festeggia per un giorno. Poi dovrebbe lavorare per trent'anni," spiegano i consulenti patrimoniali specializzati in atleti professionisti che operano su piattaforme come Expert Zoom. "Il momento del trasferimento è quello in cui si prendono decisioni che impatteranno il dopo-carriera in modo irreversibile."

Le tre priorità che un consulente patrimoniale valuterebbe immediatamente per un calciatore in posizione simile a Lucumí:

Verifica dello status impatriati. Da quando è in Italia? Sono trascorsi più di due anni dall'attivazione del regime? Esistono i requisiti per il prolungamento quinquennale? Ogni mese di attesa senza questa verifica è un mese in cui si accumulano rischi evitabili.

Allocazione del TFR. In Italia, i calciatori professionisti possono scegliere di destinare il trattamento di fine rapporto a fondi pensione di categoria con rendimenti storicamente superiori all'accantonamento in azienda. La scelta va fatta entro sei mesi dalla firma del contratto: un termine che molti giocatori ignorano.

Diversificazione pre-ritiro. Un calciatore ha un arco di guadagno intenso tra i 23 e i 34 anni circa: dieci anni per costruire un patrimonio che duri quaranta. Immobili, ETF globali, obbligazioni governative: strumenti diversi per proteggere da scenari diversi — infortunio grave, calo di rendimento, fine carriera anticipata.

Avviso: questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza fiscale o patrimoniale. Le situazioni individuali variano in modo significativo: è indispensabile rivolgersi a un professionista qualificato per valutare il proprio caso specifico.

Cosa fare subito: le mosse concrete per chi è in questa situazione

Il mercato estivo chiude il 1° settembre 2026. Se Lucumí firmerà con la Juventus nelle prossime settimane, esiste una finestra di tempo ristretta per strutturare le decisioni patrimoniali più urgenti. Le stesse considerazioni valgono per qualsiasi professionista con un reddito elevato concentrato in un numero limitato di anni.

Primo: effettuare una verifica immediata dello status impatriati, con un consulente fiscale che conosca la normativa aggiornata dalla legge di bilancio 2024. La data di attivazione del regime e la presenza dei requisiti per il prolungamento devono essere accertate prima di qualsiasi altra decisione.

Secondo: negoziare la clausola TFR nel contratto prima della firma definitiva. È molto più semplice farlo in fase di trattativa che dopo.

Terzo: strutturare un portafoglio di investimento con un orizzonte temporale chiaro — non "per sempre", ma per i prossimi dieci anni — con revisione annuale da parte di un professionista.

Quarto: adeguare le coperture assicurative (vita, invalidità permanente, infortuni extra-campo) al nuovo livello di reddito. Spesso i calciatori le hanno sottoscritte in Serie B e non le aggiornano quando passano a contratti più importanti.

Per chi si trova in una situazione simile — un professionista con picchi di reddito concentrati in pochi anni — la consulenza patrimoniale specializzata è il primo passo che nessuna clausola rescissoria può sostituire. Expert Zoom permette di entrare in contatto con esperti di patrimoni e fiscalità per atleti professionisti in tutta Italia.

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