Il 26 aprile 2026, davanti a 8.000 persone al Coliseo General Rumiñahui di Quito, Laura Pausini ha interrotto la sua performance per indossare una maschera d'ossigeno. L'immagine — diffusa in poche ore sui social — ha allarmato i fan di tutto il mondo. Ma la cantante ha ripreso a cantare quasi subito, ironizzando con il pubblico: "Si può parlare mentre si indossa questa maschera, o è meglio di no?"
Il problema non era un'emergenza medica drammatica: era l'altitudine. Quito, capitale dell'Ecuador, si trova a 2.850 metri sopra il livello del mare. Una quota dove l'aria contiene circa il 28% di ossigeno in meno rispetto alle città di pianura. Per una cantante che si esibisce cantando, ballando e interagendo col pubblico per oltre due ore consecutive — nell'ambito del suo Io Canto World Tour 2026-2027 — quel deficit può trasformarsi in un problema reale, anche in perfetta salute.
Cosa succede al corpo a 2.850 metri di quota
L'aria in alta montagna non è "meno pura": è semplicemente meno densa. La pressione atmosferica diminuisce con la quota, e con essa diminuisce la pressione parziale dell'ossigeno: ogni inalazione porta meno molecole di O₂ nei polmoni rispetto al livello del mare. Il risultato è una riduzione dell'apporto di ossigeno ai tessuti — condizione che in medicina si chiama ipossia ipossica.
Il corpo risponde aumentando la frequenza respiratoria e cardiaca per compensare, ma questa risposta automatica richiede tempo per diventare efficiente. Se si arriva da una quota più bassa senza un periodo di acclimatazione — come accade in un tour con tappe ogni due o tre giorni — il corpo non ha il tempo di adattarsi. Chi si esibisce su un palco accelera il consumo di ossigeno rispetto a chi sta seduto in platea: l'equazione si chiude in modo svantaggioso.
Secondo l'Istituto Superiore di Sanità, i principali effetti dell'altitudine su soggetti non acclimatati comprendono aumento della frequenza cardiaca a riposo, riduzione della resistenza fisica al minimo sforzo, possibile cefalea o senso di stordimento nelle prime 24-48 ore e calo della qualità del sonno. Per chi svolge attività fisica intensa, questi effetti si amplificano rapidamente.
Il mal di montagna acuto: quando l'ipossia diventa una sindrome
Il mal di montagna acuto (AMS, Acute Mountain Sickness) è la risposta fisiologica a un'esposizione rapida ad alta quota, in genere sopra i 2.500 metri. I sintomi tipici comprendono cefalea pulsante, affaticamento, perdita di appetito, nausea e difficoltà a dormire.
Non è una condizione rara: si stima che colpisca il 20-40% delle persone che salgono rapidamente a quote comprese tra 2.500 e 3.500 metri senza acclimatazione preventiva. Nei casi più gravi — fortunatamente rari sotto i 3.500 m — può evolvere verso forme pericolose come l'edema polmonare da alta quota (HAPE) o l'edema cerebrale da alta quota (HACE), entrambe emergenze mediche che richiedono discesa immediata di quota e trattamento ospedaliero urgente.
Non è la prima volta che Pausini incontra questo problema: una situazione analoga si era verificata circa due anni prima durante un concerto a Città del Messico, che si trova a 2.240 metri di quota. I professionisti del tour imparano a conoscere il proprio corpo e a prepararsi. La disponibilità di ossigeno supplementare nel backstage è oggi una precauzione standard per chiunque si esibisca in città d'altura.
Quanto tempo serve per acclimatarsi davvero
Il meccanismo di adattamento all'alta quota — detto acclimatazione — si basa su processi fisiologici progressivi. I principali sono tre: aumento della produzione naturale di eritropoietina (EPO) da parte dei reni, che stimola la produzione di globuli rossi capaci di trasportare più ossigeno; adattamento del pattern respiratorio, con inspirazioni più profonde e frequenti che diventano automatiche; ridistribuzione del flusso sanguigno verso gli organi vitali.
Il problema è che questi processi richiedono tra 3 e 7 giorni per quote intorno ai 2.500-3.000 metri. Per chi è in tour, questo margine non esiste. Le strategie professionali includono: arrivo anticipato di almeno 24-48 ore nella città in quota, limitazione dell'attività fisica nel giorno prima dello spettacolo, idratazione intensa e, nei casi indicati da un medico, profilassi farmacologica con acetazolamide (nome commerciale Diamox) che accelera l'adattamento respiratorio.
I segnali che non vanno ignorati
Non tutto ciò che accade in quota è innocuo o trascurabile. Ci sono segnali che indicano la necessità di una valutazione medica urgente:
- respiro affannoso a riposo (non solo sotto sforzo fisico)
- tosse con espettorato schiumoso o rosato (segnale specifico di HAPE)
- confusione mentale, disorientamento o perdita di coordinazione (segnale di HACE)
- peggioramento dei sintomi dopo 12-24 ore di riposo, invece di miglioramento
In questi casi la regola principale è una sola: scendere di quota il prima possibile e cercare assistenza medica immediata. Ogni ora in più ad alta quota con questi sintomi aumenta il rischio di conseguenze gravi.
Cosa fare prima di un viaggio in alta quota
Se stai pianificando un'escursione in montagna, un viaggio in una capitale andina come Quito o La Paz, o anche una settimana di sci sopra i 2.500 metri, questi sono i passi concreti da seguire:
Salire gradualmente: non aumentare la quota di pernottamento di più di 300-500 metri al giorno oltre i 2.500 m. La regola del terzo — tre passi su, uno di riposo — è consolidata in medicina alpina.
Idratarsi abbondantemente: l'acqua facilita il trasporto di ossigeno e previene l'addensamento del sangue che si verifica in quota. Evitare l'alcol nelle prime 24 ore di arrivo, perché deprime il centro respiratorio.
Monitorare la saturazione: un pulsossimetro da dito, disponibile a meno di 20 euro, misura la percentuale di ossigeno nel sangue (SpO₂). Valori stabili sopra il 90% sono generalmente accettabili in acclimatazione; sotto l'85% è necessario consultare un medico.
Consultare un medico prima della partenza: la profilassi farmacologica con acetazolamide è indicata in casi specifici (storia di AMS, ascesa rapida programmata, patologie preesistenti) e non va auto-prescritta. Un medico esperto in medicina del viaggiatore o medicina della montagna può valutare il profilo di rischio individuale, considerare eventuali patologie preesistenti come cardiopatie o anemie, e definire il protocollo più sicuro.
Come ha dimostrato il caso di Pausini, anche chi è in perfetta forma fisica può essere sorpreso dall'altitudine. La differenza tra lei e un viaggiatore comune è che aveva medici disponibili sul palco. Per chi parte senza questo supporto, la prevenzione inizia da una consulenza medica prima della partenza.
Anche Lady Gaga ha imparato a proprie spese cosa significa ignorare i sintomi respiratori: un concerto cancellato e settimane di recupero. Il corpo manda segnali — ascoltarli, con l'aiuto di un medico esperto, è la scelta più intelligente.
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. In caso di sintomi acuti, contatta il medico o i servizi di emergenza locali.
