L'apertura della Serie A Women 2026/27 si gioca sabato 26 settembre, con la Juventus Women che ospita il Napoli allo stadio La Marmora-Pozzo di Biella alle 12:30. Mentre migliaia di tifosi seguono il grande classico, la medicina sportiva torna a sollevare un allarme che il calcio femminile italiano non può più ignorare: le calciatrici hanno da 2 a 6 volte più probabilità di subire la rottura del legamento crociato anteriore rispetto agli uomini, secondo i dati di un progetto di ricerca dell'Università di Verona selezionato dalla FIFA Research Scholarship 2025.
Juventus Women e Napoli: una rivalità che apre un campionato in crescita
Il confronto tra Juventus Women e Napoli ha numeri eloquenti: in 10 partite di Serie A tra le due squadre, le bianconere hanno collezionato 9 vittorie e 1 pareggio, senza mai perdere. L'ultimo incontro tra le due risale al 2 maggio 2026, con la Juventus che si impose 3-2 in trasferta. Oggi la formazione guidata da Isaac Guerrero scende in campo con Redondo, Godo e Sarriegi in attacco, puntando a confermare il dominio storico contro un Napoli Women alla sua prima stagione nella massima serie.
La Serie A Women è cresciuta in modo significativo dall'estate 2022, quando la FIGC ha riconosciuto il professionismo nel calcio femminile. Da quel momento, le giocatrici delle squadre di vertice hanno accesso a contratti veri, assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni, e diritti previdenziali. Ma con la professionalizzazione sono emersi con più chiarezza anche i rischi fisici che le atlete affrontano ogni giorno: stagioni più intense, meno tempo di recupero, e una maggiore esposizione agli infortuni da contatto e da sovraccarico.
Il crociato: l'insidia che colpisce le calciatrici il doppio degli uomini
I dati sugli infortuni al legamento crociato anteriore (LCA) nel calcio femminile sono inequivocabili. Secondo la ricerca dell'Università di Verona — premiata con la FIFA Research Scholarship 2025 — le calciatrici presentano un'incidenza di rottura del LCA da 2 a 6 volte superiore rispetto ai calciatori maschi. In Italia, circa il 10% dei praticanti di calcio a tutti i livelli ha subito almeno una volta questa lesione, con una percentuale sensibilmente più alta tra le donne.
Le ragioni sono biologiche e anatomiche. Gli estrogeni e il progesterone rendono i legamenti più morbidi ed elastici, riducendo la stabilità del ginocchio, soprattutto durante la fase di ovulazione, quando le variazioni ormonali modificano le proprietà biomeccaniche del tessuto legamentoso. A questo si aggiunge una differenza strutturale: il cosiddetto Q-angle (l'angolo tra il quadricipite e il tendine rotuleo) è mediamente più ampio nelle donne, aumentando il carico sul LCA durante i cambi di direzione tipici del calcio. Non è una questione di forma fisica, ma di fisiologia.
Già nella stagione 2025/26, i primi casi di rottura del crociato in Serie A femminile erano arrivati a settembre: a inizio mese Annamaria Serturini dell'Inter aveva riportato questa lesione, un segnale che il problema non si risolve con la sola preparazione atletica. La stagione 2026/27 inizia oggi, e il rischio è ancora presente per tutte le atlete, dalle professioniste alle dilettantistiche.
La reazione degli esperti: prevenzione sì, ma solo se applicata davvero
Medici sportivi e ortopedici sottolineano che la professionalizzazione del calcio femminile ha portato benefici concreti: le squadre di Serie A Women hanno ora staff medici dedicati, protocolli di prevenzione, e accesso al programma FIFA ICC-11, che — secondo studi internazionali — riduce l'incidenza degli infortuni al ginocchio fino al 50% se applicato correttamente e con continuità.
Il problema riguarda però la fascia delle calciatrici semiprofessionistiche e dilettantistiche che giocano in Serie B, Serie C e nei campionati regionali. In questi contesti, lo staff medico è spesso assente o inadeguato, la conoscenza dei protocolli di prevenzione è limitata, e molti allenatori non hanno mai sentito parlare dell'ICC-11. Quando una giocatrice in questa fascia si infortuna, le conseguenze — fisiche, economiche e contrattuali — possono essere devastanti.
Gli specialisti in medicina sportiva rilevano anche un problema di diagnosi tardiva: secondo i dati raccolti da L Football, oltre il 30% degli infortuni al LCA nel calcio femminile viene inizialmente classificato come semplice distorsione, ritardando di settimane o mesi il trattamento adeguato e peggiorando l'esito finale.
Il conto che nessuna si aspetta: il caso concreto di una calciatrice in Serie C
Per capire l'impatto reale di questo infortunio, prendiamo il caso di una calciatrice di 25 anni che milita in Serie C con un contratto semiprofessionistico da 900 euro mensili. A ottobre 2026, durante un allenamento, subisce la rottura del legamento crociato anteriore al ginocchio sinistro con il classico "crac" e cedimento immediato.
Ecco cosa si trova ad affrontare:
- Chirurgia (artroscopia più ricostruzione del LCA con innesto autologo) in struttura privata: tra 5.000 e 8.000 euro.
- Riabilitazione fisioterapica post-operatoria: 40-60 sedute nell'arco di 9-12 mesi, con un costo aggiuntivo tra 2.000 e 4.000 euro.
- Totale stimato per la sola parte medica: fino a 12.000 euro.
- Perdita di reddito durante il periodo di recupero: circa 9.000 euro (9 mesi × 1.000 euro di media, comprensivo di rimborsi spese).
Se il contratto è stato firmato dopo agosto 2022 e rispetta i parametri FIGC per il riconoscimento professionale, l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sportivi copre le spese mediche documentate. In questo caso, l'atleta non deve pagare la chirurgia di tasca propria, e l'INAIL garantisce un'indennità per la perdita di capacità lavorativa. Ma se il contratto è precedente alla riforma, o se l'atleta è ancora inquadrata come dilettante, la situazione è radicalmente diversa: l'intero costo medico ricade su di lei, senza ammortizzatori contrattuali né indennizzi.
La differenza tra le due situazioni può valere fino a 21.000 euro. Consultare un medico del lavoro o un avvocato specializzato in diritto sportivo prima di firmare un contratto — e non dopo aver subito l'infortunio — è l'unica mossa che permette di evitare questa situazione.
Nota: le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo informativo e non sostituiscono il parere di un medico specializzato. In caso di infortuni o sintomi, rivolgiti sempre a un professionista della salute.
I tre stadi dell'infortunio al ginocchio: quando è il momento di fermarsi
Non tutte le rotture del crociato arrivano senza preavviso. Spesso l'infortunio grave è preceduto da segnali che, riconosciuti in tempo, permettono un intervento precoce. I medici dello sport distinguono tre stadi:
Primo stadio — distorsione lieve: dolore moderato durante o dopo l'allenamento, senza instabilità percepita. Riposo, ghiaccio e bendaggio compressivo per 2-3 settimane possono essere sufficienti. Una valutazione ortopedica è comunque consigliata per escludere lesioni parziali.
Secondo stadio — lesione parziale del LCA: dolore significativo, lieve sensazione di cedimento durante i cambi di direzione, gonfiore persistente. La fisioterapia sportiva mirata per 4-8 settimane è necessaria. Ignorare questo stadio e continuare ad allenarsi aumenta sensibilmente il rischio di rottura completa.
Terzo stadio — rottura completa: instabilità evidente, impossibilità a sostenere il peso sulla gamba, spesso accompagnata da un "crac" udibile al momento dell'infortunio. Richiede valutazione chirurgica entro 4-6 settimane. Il ritorno al campo completo richiede mediamente 9-12 mesi.
Tre domande da fare a uno specialista prima di iniziare la stagione
Con la Serie A Women che prende il via oggi con l'apertura del campionato, è il momento giusto per ogni calciatrice — professionista o dilettante — di fare una valutazione preventiva del proprio profilo di rischio. Tre domande concrete da porre a uno specialista in medicina sportiva:
"Il mio assetto biomeccanico mi espone a un rischio maggiore?" Una valutazione funzionale del ginocchio e dell'anca in 2-3 sedute permette di identificare compensazioni muscolari e squilibri che aumentano il carico sul LCA. Si tratta di un investimento di 150-300 euro che può evitare 12.000 euro di spese mediche.
"Sto eseguendo correttamente il programma di prevenzione?" Il protocollo FIFA ICC-11 riduce il rischio di infortuni al ginocchio fino al 50%, ma solo se applicato in modo preciso e costante. Un fisioterapista sportivo può insegnarlo e correggerlo in 3-4 sedute.
"Il mio contratto mi copre in caso di infortunio?" Questa domanda — posta a un avvocato specializzato in diritto sportivo prima di firmare, non dopo — può fare la differenza tra un recupero sereno e un anno di difficoltà economiche.
La partita di oggi tra Juventus Women e Napoli è il segnale che la Serie A Women 2026/27 è finalmente iniziata. Ma la vera stagione di una calciatrice si costruisce anche fuori dal campo, con la prevenzione e la consulenza giusta al momento giusto. I dati ci dicono che il rischio di un infortunio grave è reale e misurabile. Il modo per ridurlo — e per essere pronte ad affrontarlo se arriva — è avere accesso agli specialisti che conoscono questo sport dall'interno.

Sofia Marino