Jason Collins muore a 47 anni di glioblastoma: i sintomi del tumore al cervello che non ignorare
Jason Collins, il primo giocatore NBA a dichiararsi apertamente gay mentre era ancora attivo, è morto martedì 12 maggio 2026 all'età di 47 anni dopo una battaglia di otto mesi contro il glioblastoma di stadio 4, una delle forme più aggressive di cancro al cervello. La sua storia — e soprattutto i sintomi con cui è iniziata tutto — è un promemoria medico che riguarda tutti noi.
Chi era Jason Collins e cosa è successo
Collins aveva trascorso 13 stagioni in NBA, diventando nel 2013 il primo atleta attivo dei grandi campionati sportivi americani a fare coming out pubblicamente. Dopo il ritiro si era dedicato al ruolo di ambasciatore NBA Cares, promuovendo l'inclusione nel mondo dello sport.
Nell'estate del 2025, pochi mesi dopo il matrimonio con Brunson Greene ad Austin, Texas, Collins aveva notato qualcosa di strano. «Ho cominciato ad avere sintomi strani mentre stavo facendo la valigia per andare agli US Open», ha raccontato lui stesso. «Nel giro di ore, la mia chiarezza mentale, la memoria a breve termine e la comprensione erano scomparse.»
La diagnosi: glioblastoma di stadio 4. Collins ha tentato ogni percorso possibile, inclusi trattamenti sperimentali non ancora autorizzati negli Stati Uniti che lo avevano portato fino a Singapore. Ma il tumore è progredito troppo rapidamente. Il 12 maggio 2026, l'NBA ha annunciato la sua morte.
Cos'è il glioblastoma e perché è così letale
Il glioblastoma è il tumore cerebrale primario più aggressivo negli adulti. Come indica l'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), si sviluppa dalle cellule gliali del cervello e cresce rapidamente, infiltrando il tessuto cerebrale circostante in modo difficile da contenere chirurgicamente.
I dati sono impietosi: la sopravvivenza mediana dopo la diagnosi è di circa 15 mesi, anche con le terapie standard che includono chirurgia, radioterapia e chemioterapia (temozolomide). La sopravvivenza a cinque anni è inferiore al 5%. Non esiste ancora una cura, ma la ricerca su trattamenti immunoterapici e farmaci mirati è attiva su scala mondiale.
I sintomi che Jason Collins ha descritto — e che non vanno ignorati
La storia di Collins è medicamente istruttiva perché descrive un esordio molto rapido di sintomi cognitivi. I campanelli d'allarme del glioblastoma — e dei tumori cerebrali in generale — includono:
- Deficit cognitivi improvvisi: difficoltà di concentrazione, memoria a breve termine compromessa, problemi di comprensione o linguaggio
- Cefalea persistente, spesso peggiore al mattino o durante sforzi fisici
- Convulsioni (soprattutto nelle persone che non ne avevano mai avute)
- Cambiamenti di personalità o umore inspiegabili
- Debolezza, intorpidimento o difficoltà motorie in un lato del corpo
- Problemi visivi: visione doppia, perdita del campo visivo periferico
Collins ha sottolineato la velocità con cui i sintomi si sono manifestati: «nel giro di ore». Questa rapidità è caratteristica del glioblastoma, che può crescere abbastanza velocemente da causare edema cerebrale con effetto massa nel giro di giorni.
Quando andare subito dal medico
Se compaiono sintomi neurologici nuovi, improvvisi o progressivi, la risposta corretta non è aspettare. In Italia, il percorso raccomandato è:
- Sintomi lievi ma persistenti (cefalea ricorrente, lieve confusione) → medico di base, che può richiedere una risonanza magnetica cerebrale con e senza contrasto
- Sintomi moderati o in peggioramento rapido (deficit cognitivi, difficoltà di parola, debolezza monolaterale) → neurologo in tempi brevi, anche tramite richiesta urgente
- Sintomi gravi o acuti (prima crisi convulsiva, perdita di coscienza, deterioramento cognitivo rapido come nel caso Collins) → pronto soccorso neurologico immediatamente
Un neurochirurgo o neurologo specializzato in neuro-oncologia può coordinare l'iter diagnostico e, se necessario, pianificare una biopsia stereotassica per confermare la diagnosi istopatologica.
Trattamenti sperimentali: perché Collins andò in Singapore
Uno degli aspetti più dolorosi della vicenda di Collins è la scelta di recarsi a Singapore per ricevere trattamenti sperimentali non ancora approvati dagli enti regolatori americani. Questo percorso — noto come "medical tourism" per accedere a cure avanzate — è sempre più diffuso tra i pazienti con diagnosi infauste.
In Italia, alcune terapie sperimentali per il glioblastoma sono accessibili attraverso trial clinici coordinati dall'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) o nei centri di eccellenza come il Besta di Milano, il Policlinico Gemelli di Roma o l'Istituto Neurologico Carlo Besta. Uno specialista in neuro-oncologia può orientare il paziente verso le opzioni disponibili sul territorio nazionale, evitando i costi e i rischi di viaggi all'estero per cure non validate.
Perché la diagnosi precoce cambia l'esito
Nel caso del glioblastoma, purtroppo anche la diagnosi precoce non garantisce la guarigione. Ma in altri tumori cerebrali meno aggressivi — come i gliomi di basso grado o i meningiomi — identificare il problema nella fase iniziale può cambiare radicalmente le opzioni terapeutiche e la prognosi.
La risonanza magnetica cerebrale con mezzo di contrasto è l'esame gold standard: evidenzia la massa, le sue dimensioni, i margini e l'eventuale edema perilesionale. In Italia è prescrivibile dal medico di base se ci sono indicazioni cliniche.
Consultare uno specialista — sia un neurologo che un medico di medicina generale per una prima valutazione — è il passo che molti rimandano per paura della diagnosi. Ma come insegna la storia di Collins, aspettare non è mai la scelta migliore.
Avviso medico: Questo articolo ha scopo puramente informativo e non sostituisce una valutazione medica professionale. In caso di sintomi neurologici, rivolgetevi sempre a un medico qualificato.
