Avvocato italiano che esamina un post sui social media su laptop in uno studio legale moderno, libri di diritto sullo sfondo

Jankto contro Di Francesco su TikTok: quando le critiche sui social diventano diffamazione in Italia

Chiara Chiara RomanoDiritto Penale
4 min di lettura 23 marzo 2026

A metà marzo 2026, un video TikTok dell'ex calciatore Jakub Jankto ha scatenato un caso che va ben oltre il gossip sportivo. In pochi giorni, il clip in cui Jankto attacca duramente l'allenatore Eusebio Di Francesco — accusandolo di mancanza di rispetto verso giocatori e staff durante la loro brevissima coabitazione alla Sampdoria nel 2019 — ha raccolto centinaia di migliaia di visualizzazioni. La risposta legale non si è fatta attendere: un altro tecnico citato nel dibattito, Pasquale Marino, ha già fatto sapere tramite i propri legali di considerare le dichiarazioni "false e diffamatorie".

Cosa ha detto Jankto e perché è rilevante legalmente

Jankto, 29 anni, si è ritirato dal calcio professionistico nell'agosto 2025 a causa di problemi alla caviglia. Nel video diventato virale il 16 marzo 2026, ha raccontato episodi specifici attribuiti a Di Francesco: atteggiamenti irrispettosi verso i componenti dello staff, un senso di superiorità percepito come tossico, e risultati terribili (6 sconfitte e 2 vittorie in 8 partite a Genova nel 2019).

La risposta di altri allenatori e la minaccia di azioni legali aprono una questione seria: dove finisce il diritto alla critica e dove inizia la diffamazione in Italia?

Diffamazione a mezzo social media: il quadro giuridico italiano

In Italia, la diffamazione è disciplinata dall'articolo 595 del Codice Penale. Si tratta di un reato punibile con la reclusione fino a un anno (o multa fino a 1.032 euro) per la forma base, e fino a tre anni (o multa fino a 3.098 euro) se il fatto è commesso "con qualsiasi altro mezzo di pubblicità". TikTok, Instagram, YouTube rientrano pienamente in questa seconda categoria.

Cosa serve per configurare la diffamazione:

  1. Comunicare con più persone. Un video su TikTok lo fa automaticamente.
  2. Offendere l'altrui reputazione. Le accuse devono ledere concretamente l'immagine professionale o personale del soggetto.
  3. La falsità della dichiarazione (o l'assenza di buona fede).

Il punto tre è centrale nel caso Jankto. Se i fatti narrati sono veri e documentabili — testimonianze, messaggi, comunicati interni — la verità costituisce esimente. Ma provare la verità di episodi avvenuti sette anni fa, in un contesto informale come gli spogliatoi di una squadra di calcio, è tutt'altro che semplice.

La differenza tra opinione, critica e diffamazione

Non ogni commento negativo su un superiore o un collegato è diffamazione. La giurisprudenza italiana ha consolidato nel tempo tre principi:

Il diritto di critica permette giudizi anche aspri e pungenti, purché fondati su fatti veri e espressi in forma non eccedente (senza insulti gratuiti). Dire "Di Francesco era poco rispettoso" è critica. Dire "Di Francesco è un truffatore" è altro.

Il diritto di cronaca protegge chi riporta fatti di interesse pubblico, con fedeltà alla verità, pertinenza e correttezza formale. Un ex calciatore che racconta la sua esperienza lavorativa rientra in parte in questo perimetro.

L'animus diffamandi — l'intenzione di ledere la reputazione — è ciò che distingue la critica legittima dall'illecito. I tribunali valutano il contesto, il tono, le parole usate e le conseguenze concrete sull'immagine del soggetto.

I rischi concreti per chi pubblica contenuti simili

Il caso Jankto-Di Francesco è istruttivo per chiunque — non solo per i calciatori o personaggi pubblici — stia pensando di condividere esperienze lavorative negative sui social media.

Azione civile per risarcimento danni. Indipendentemente dal procedimento penale, il soggetto diffamato può citare in giudizio per danni all'immagine e alla reputazione. In contesti professionali (un allenatore di serie A ha un valore commerciale legato alla sua reputazione), le richieste di risarcimento possono essere significative.

Sequestro del contenuto. Il giudice può ordinare la rimozione immediata del video o del post come misura cautelare, anche prima che il processo si concluda.

Effetti sulla carriera. Per chi lavora nel mondo del calcio o dello spettacolo, una condanna per diffamazione — anche solo civile — può avere conseguenze contrattuali e reputazionali di lungo periodo.

Cosa fare se si riceve una minaccia legale per un post o un video

Se ricevete una diffida o una richiesta di risarcimento legata a un contenuto pubblicato online, i passi da seguire sono precisi:

  1. Non rimuovere il contenuto immediatamente senza prima consultare un avvocato. La rimozione può essere interpretata come ammissione di colpa in alcuni contesti processuali.
  2. Conservare le prove a sostegno di quanto affermato: messaggi, testimonianze, documenti interni, screenshot.
  3. Consultare un avvocato specializzato in diritto della comunicazione o diritto penale prima di rispondere a qualsiasi diffida.
  4. Valutare una mediazione stragiudiziale se la controparte è disposta: spesso più rapida, meno costosa e meno lesiva per entrambe le parti.

Il caso Jankto è aperto e non ha ancora avuto sviluppi giudiziari definitivi al momento della pubblicazione. Ma le dinamiche legali che ha innescato riflettono una realtà sempre più comune: nell'era dei social media, le parole hanno conseguenze giuridiche reali — anche quando si parla di vecchie storie di spogliatoio.

Nota: Questo articolo ha carattere informativo generale. Non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, rivolgiti a un avvocato qualificato.

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