Jacob Elordi ha vinto il Critics' Choice Award come Miglior Attore Non Protagonista il 12 gennaio 2026 per il ruolo della Creatura nel film Frankenstein di Guillermo del Toro — una vittoria che lui stesso ha descritto come sorprendente. Il 15 marzo 2026 è apparso agli Oscar accompagnando sua madre, mantenendo una promessa fatta anni fa. Ma quello che ha colpito di più il pubblico italiano non è il premio: è la traiettoria di un attore che, dopo anni di ruoli secondari, ha saputo reinventarsi radicalmente. Un cambiamento che molti professionisti, fuori dall'industria cinematografica, riconoscono come familiare.
Da Saltburn a Frankenstein: una reinvenzione professionale
Pochi anni fa Jacob Elordi era conosciuto soprattutto per la serie Euphoria e per il film Saltburn — ruoli che lo avevano reso famoso ma che rischiavano di incasellarlo in un'unica categoria. Il salto verso la creatura mostruosa e profondamente umana di Frankenstein ha richiesto un lavoro fisico e psicologico intenso: la trasformazione del corpo, la voce, la postura, il modo di stare nel personaggio.
Quello che Elordi ha fatto è ciò che in psicologia del lavoro si chiama transizione professionale intenzionale — un cambio di identità lavorativa che non è solo una questione di competenze, ma di narrazione personale, gestione dell'ansia da prestazione e ridefinizione di ciò che si vuole essere.
Non è una sfida solo per gli attori.
Reinventarsi professionalmente: quando il cambiamento fa paura
In Italia, secondo i dati Censis-Lundbeck del 2026, il 47,7% dei lavoratori giovani dichiara di sperimentare sintomi di burnout. Tra le donne, il 58,3% riporta ansia da prestazione lavorativa. L'instabilità contrattuale, la pressione sui risultati e la difficoltà di immaginare un percorso professionale chiaro sono tra i principali fattori di questa crisi silenziosa.
Molti di questi lavoratori si trovano in una condizione simile, in amore o in metafora, a quella di Elordi prima di Frankenstein: si sentono bloccati in un ruolo che non rispecchia più chi sono, ma non sanno come uscirne senza rischiare tutto.
Cosa fa uno psicologo in questi momenti?
Quando si parla di reinventarsi professionalmente, la mente va spesso a coach motivazionali o corsi di formazione. Ma la letteratura scientifica è chiara: i cambiamenti di identità lavorativa più duraturi passano attraverso un lavoro psicologico, non solo pratico.
Uno psicologo del lavoro o uno psicoterapeuta possono aiutare a:
- Identificare le resistenze inconsce al cambiamento: spesso la paura di fallire in un nuovo ruolo è più potente della motivazione a crescere
- Lavorare sull'autostima professionale: separare il valore della persona dal giudizio sul ruolo attuale
- Gestire l'ansia da transizione: il periodo tra "chi ero" e "chi sarò" è il più vulnerabile e richiede strumenti specifici
- Costruire una narrativa coerente: saper raccontare il proprio percorso — anche con le sue inversioni — in modo convincente a sé stessi e agli altri
- Prevenire il burnout durante il cambiamento: le transizioni sono fisicamente ed emotivamente esigenti; serve una strategia di cura di sé
Elordi ha lavorato con il regista Guillermo del Toro per costruire il personaggio della Creatura dall'interno verso l'esterno — prima la psicologia, poi il corpo. Questo approccio, nella vita reale, corrisponde esattamente al lavoro che uno psicologo aiuta a fare prima di un grande cambiamento professionale.
I segnali che indicano che potresti aver bisogno di supporto
Non ogni cambiamento professionale richiede un percorso psicologico. Ma ci sono segnali che suggeriscono che il blocco non è pratico, ma emotivo:
- Rimandi ripetuti: sai cosa dovresti fare, ma non riesci ad agire
- Paura sproporzionata del giudizio altrui: cosa penserà il tuo capo, i tuoi colleghi, la tua famiglia
- Sintomi fisici legati al lavoro: insonnia, tensioni muscolari, mal di testa che compaiono la domenica sera
- Perdita del senso di significato: vai al lavoro ma non capisci più perché
- Confronto costante e svalutante con gli altri: come Elordi osservava i colleghi con carriere "più solide"
Se ti riconosci in due o più di questi segnali, un colloquio con uno psicologo non è un lusso — è uno strumento di lavoro. Su Expert Zoom puoi trovare psicologi specializzati in psicologia del lavoro con la possibilità di un primo colloquio online.
La generazione dei 30 anni che si reinventa
Elordi ha 28 anni. La generazione dei millennial e dei giovani della Gen Z in Italia è quella che affronta più di tutti il tema della reinvenzione professionale: mercato del lavoro frammentato, fine del posto fisso come paradigma, crescente aspettativa di fare un lavoro "con senso".
Il Piano Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030, approvato dal governo italiano, riconosce espressamente il lavoro come determinante della salute mentale e prevede interventi mirati sulla popolazione lavorativa. Questo è il contesto in cui il supporto psicologico al cambiamento professionale cessa di essere un privilegio per pochi e diventa un diritto per molti.
Dalla Creatura all'Oscar: il coraggio del cambiamento
Jacob Elordi ha detto, dopo la vittoria ai Critics' Choice Awards, di essere rimasto "sorpreso" dal risultato. Questo tipo di sorpresa — non arrogante, ma genuinamente stupita — arriva solo quando si fa un lavoro che si è scelto con coraggio, non per compiacere il mercato o le aspettative degli altri.
Chiunque stia pensando a un cambiamento professionale, grande o piccolo, può imparare qualcosa da questa traiettoria: il percorso verso qualcosa di nuovo richiede tempo, umiltà e, spesso, il supporto giusto accanto a sé.
Un professionista della salute mentale specializzato in psicologia del lavoro non ti dice cosa fare. Ti aiuta a trovare la risposta che è già dentro di te — ma che il rumore quotidiano impedisce di sentire.
Nota: Questo articolo è a scopo informativo e non sostituisce una consulenza psicologica professionale. In caso di disagio emotivo persistente, rivolgiti a un professionista della salute mentale qualificato.

