L'Arena di Verona ha ospitato il 5 giugno 2026 "Campioni del Mondo – Italia Loves UNESCO", l'evento che ha ufficialmente lanciato la candidatura della canzone classica napoletana come patrimonio immateriale dell'umanità UNESCO. Davanti a circa 100 delegati UNESCO arrivati da tutto il mondo, 500 artisti diretti da Milly Carlucci hanno celebrato un repertorio che attraversa quattro secoli. Ma dietro al gala televisivo trasmesso da Rai 1, la candidatura solleva domande concrete sui diritti d'autore di un repertorio in larga parte di dominio pubblico.
Cosa è successo all'Arena di Verona
La serata del 5 giugno ha riunito Plácido Domingo, Vittorio Grigolo, Patti Smith, Massimo Ranieri, Sal Da Vinci, Gigi D'Alessio e Serena Rossi, con l'Orchestra e il Coro dell'Arena. La diretta su Rai 1 ha raggiunto milioni di spettatori, mentre i delegati UNESCO valutavano in presenza la portata culturale della candidatura. Secondo "La Gazzetta dello Spettacolo", l'iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Ministero della Cultura, la Regione Campania e la Fondazione Arena.
Il dossier punta sull'iscrizione della canzone classica napoletana nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Non si tratta di un riconoscimento puramente onorifico: il marchio UNESCO porta con sé tutele, obblighi di salvaguardia per lo Stato candidato e, soprattutto, un valore commerciale che si riflette su licensing, edizioni discografiche e produzioni audiovisive.
Perché conta per gli artisti
La canzone classica napoletana comprende brani come "'O sole mio" (1898), "Funiculì Funiculà" (1880) e "Torna a Surriento" (1902). Tutti sono entrati nel pubblico dominio, perché il diritto d'autore italiano dura 70 anni dalla morte dell'autore (Legge 633/1941, articolo 25). Chiunque oggi può inciderli, eseguirli e arrangiarli senza pagare royalties agli eredi.
Il riconoscimento UNESCO non riapre i diritti d'autore. Lo precisa lo stesso Ministero della Cultura nei materiali divulgativi: l'iscrizione tutela la pratica culturale, non i singoli brani. Però produce tre effetti pratici che incidono sul lavoro degli artisti.
Primo: aumenta la domanda di esecuzioni "filologiche", con maggiore valore commerciale per interpreti specializzati. Secondo: rafforza la posizione contrattuale degli arrangiatori, perché ogni nuovo arrangiamento è opera derivata coperta da diritto d'autore autonomo (Legge 633/1941, articolo 4). Terzo: introduce vincoli reputazionali e di filiera che possono incidere sulle sincronizzazioni pubblicitarie.
Il nodo degli arrangiamenti
Patti Smith ha presentato all'Arena una versione sinfonica del brano scritto con Bruce Springsteen. Sal Da Vinci ha riproposto classici napoletani in arrangiamenti orchestrali firmati ad hoc. In entrambi i casi, l'arrangiamento crea un nuovo diritto d'autore in capo all'arrangiatore, distinto da quello sull'opera originaria.
Un avvocato specializzato in diritto d'autore può verificare se l'artista ha negoziato correttamente la cessione, la durata della licenza, i territori coperti e le percentuali sulle utilizzazioni secondarie. SIAE registra l'arrangiamento solo se l'apporto creativo è dimostrabile e documentato: una semplice trasposizione tonale o un riadattamento ritmico non basta. La giurisprudenza italiana, in particolare la Cassazione civile sezione I n. 19790/2015, richiede un "apporto personale e creativo" sufficiente a configurare un'opera derivata autonomamente tutelabile.
Cosa rischiano i performer
Chi esegue dal vivo brani napoletani di pubblico dominio paga comunque il compenso per il diritto di esecuzione pubblica all'organizzatore della serata, secondo le tariffe SIAE. Per gli artisti, il problema nasce quando il loro arrangiamento viene riutilizzato senza autorizzazione: una sigla televisiva, una pubblicità, un campionamento. Senza un contratto scritto chiaro su titolarità e diritti connessi, dimostrare la paternità dell'arrangiamento davanti a un giudice diventa complicato.
Stessa attenzione serve sui diritti connessi del produttore fonografico (Legge 633/1941, articolo 72): durano 50 anni dalla prima pubblicazione della registrazione, anche se la composizione è di pubblico dominio. Significa che una registrazione storica del 1985 di "'O sole mio" è ancora protetta come fonogramma fino al 2035, indipendentemente dall'età della canzone.
Cosa fare se si è coinvolti nel settore
Per i musicisti, gli arrangiatori, i produttori e gli editori che lavorano sul repertorio napoletano, la candidatura UNESCO è il momento giusto per fare un audit dei contratti. Tre verifiche valgono la consulenza di un avvocato esperto in proprietà intellettuale.
La prima riguarda la registrazione SIAE degli arrangiamenti: tutti i depositi sono completi, datati e accompagnati dalle prove dell'apporto creativo? La seconda verifica i contratti di edizione musicale: chi possiede effettivamente i diritti di pubblicazione delle versioni derivate? La terza guarda alle clausole di sincronizzazione: l'artista mantiene un controllo sull'uso in spot, film e contenuti digitali, o ha ceduto in blocco?
Il portale SIAE resta il riferimento operativo per il deposito degli arrangiamenti e la gestione del repertorio. Negli ultimi anni la società ha aggiornato il sistema di gestione del diritto d'autore, con distribuzione delle royalties da streaming ogni 90 giorni. La decisione del Comitato intergovernativo UNESCO sulla candidatura napoletana è attesa entro dicembre 2027 e nel frattempo il dossier sarà oggetto di revisione tecnica.
Il valore economico in gioco
Secondo dati SIAE diffusi nel 2025, il repertorio napoletano classico genera ogni anno oltre 12 milioni di euro di proventi tra esecuzioni dal vivo, sincronizzazioni e digital streaming. Il riconoscimento UNESCO, secondo gli analisti, potrebbe far crescere queste cifre del 20-30% nei primi tre anni, soprattutto grazie all'aumento delle licenze internazionali per produzioni cinematografiche e pubblicitarie.
Per gli artisti la domanda non è se incidere o no questi brani, ma come tutelare il proprio lavoro di arrangiamento e interpretazione in un mercato che diventerà più competitivo. Un avvocato specializzato in diritto d'autore e contratti musicali è il primo interlocutore quando si tratta di posizionarsi su un repertorio che, da giugno 2026, ha riacquistato visibilità globale grazie al gala dell'Arena.

Chiara Romano