Nei primi due mesi del 2026, 99 lavoratori hanno perso la vita in Italia a causa di infortuni sul lavoro. Lo certifica l'INAIL nel suo ultimo rapporto mensile pubblicato il 7 aprile 2026: un dato che segna un calo del 25,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, ma che resta inaccettabilmente alto. Cosa spetta a chi subisce un infortunio — e cosa fanno in troppi casi i datori di lavoro per ostacolarne il risarcimento?
La parola "infortunio" è tornata questa settimana in cima alle ricerche Google in Italia, dopo la pubblicazione dei nuovi dati INAIL e una serie di incidenti riportati dalla stampa locale. Dietro ogni statistica c'è una storia concreta: un operaio caduto da un ponteggio, un magazziniere colpito da un carrello elevatore, un lavoratore agricolo travolto da un macchinario. E dietro ogni storia, una procedura burocratica che determina se il lavoratore — o i suoi familiari — otterrà un risarcimento equo.
I dati INAIL di aprile 2026: meno morti, ma il problema non è risolto
Secondo i dati INAIL aggiornati al 28 febbraio 2026, i settori più colpiti rimangono la manifattura e la logistica. La sola Lombardia ha registrato 19 decessi nei primi due mesi dell'anno. Le denunce di infortuni non mortali si contano invece nell'ordine delle decine di migliaia.
Il calo del 25,6% rispetto al 2025 è incoraggiante, ma va contestualizzato: molti infortuni vengono ancora sottodenunciati, soprattutto in contesti di lavoro irregolare o in settori dove la pressione sul lavoratore è alta. Secondo la stessa INAIL, una parte rilevante degli infortuni avviene entro i primi sei mesi di lavoro in una nuova mansione — segnale diretto di lacune nella formazione.
Cosa succede dopo un infortunio: i diritti che molti ignorano
Un infortunio sul lavoro non è solo un evento fisico. È anche l'inizio di una procedura burocratica e legale che, se affrontata senza conoscenza, può portare il lavoratore a ricevere meno di quanto gli spetti — o a non ricevere nulla.
Il diritto all'indennizzo INAIL. Chi subisce un infortunio sul lavoro che causa un'inabilità temporanea superiore a 3 giorni ha diritto all'indennità di inabilità temporanea assoluta, pari al 60% della retribuzione giornaliera media dal 4° giorno. Dal 91° giorno, l'indennità sale al 75%. Per le lesioni permanenti, l'INAIL riconosce una rendita calcolata in base al grado di menomazione.
Il diritto al risarcimento complementare. L'indennizzo INAIL non copre l'intero danno. Se l'infortunio è stato causato da colpa del datore di lavoro — omessa formazione, attrezzature non a norma, mancato rispetto delle norme di sicurezza previste dal D.Lgs. 81/2008 — il lavoratore ha diritto a richiedere un risarcimento civile aggiuntivo in sede giudiziale. Questo risarcimento può includere il danno biologico, il danno morale e le spese mediche non coperte.
Il diritto alla stabilità del posto di lavoro. La legge italiana vieta il licenziamento del lavoratore durante il periodo di inabilità temporanea derivante da infortunio. Un eventuale licenziamento in questo periodo è nullo e il lavoratore può chiederne la reintegra o un'indennità sostitutiva.
Gli errori più frequenti che compromettono il risarcimento
Non denunciare subito. L'infortunio deve essere comunicato immediatamente al datore di lavoro, che ha l'obbligo di denunciarlo all'INAIL entro 2 giorni dalla conoscenza dell'evento se l'inabilità supera i 3 giorni. Ritardi ingiustificati da parte del datore di lavoro sono una violazione, ma il lavoratore deve attivarsi per documentare la comunicazione.
Accettare il primo giudizio INAIL. La valutazione del grado di menomazione permanente viene effettuata da un medico INAIL. Se il lavoratore ritiene che il danno sia stato sottostimato, ha 60 giorni di tempo per presentare ricorso amministrativo. Molti lavoratori, per mancanza di informazione, non lo fanno — e perdono rendite a cui avrebbero diritto.
Non raccogliere prove sul luogo dell'incidente. Fotografie, testimonianze dei colleghi, verbali di ispezione dell'ASL o dell'Ispettorato del Lavoro: ogni elemento documentale conta. In caso di contenzioso civile, la prova della colpa del datore di lavoro deve essere fornita dal lavoratore.
Il ruolo delle ispezioni: cosa succede dopo un infortunio grave
Quando un infortunio è grave o mortale, l'Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) e l'ASL territoriale intervengono per verificare le condizioni di sicurezza sul posto di lavoro. L'ispezione può portare a sanzioni amministrative o penali per il datore di lavoro e, contestualmente, a una documentazione che il lavoratore o i suoi familiari possono utilizzare a supporto di una richiesta di risarcimento.
È importante sapere che l'indagine dell'INL è separata dalla procedura INAIL. Un'azienda può essere multata dall'Ispettorato e al tempo stesso contestare la richiesta di risarcimento civile da parte del lavoratore. Le due procedure procedono in parallelo, e la vittima deve seguire entrambe per tutelare appieno i propri diritti.
Quando serve un avvocato
Non tutti gli infortuni richiedono assistenza legale immediata. Ma nei casi di invalidità permanente, infortuni mortali con eredi che intendono agire per risarcimento, o situazioni in cui il datore di lavoro nega la propria responsabilità o l'INAIL sottostima il danno, il ricorso a un avvocato specializzato in diritto del lavoro è essenziale.
Un legale può verificare se le misure di prevenzione previste dal D.Lgs. 81/2008 erano effettivamente in vigore, raccogliere le prove documentali necessarie (verbali ispettivi, registri della formazione, manuale di sicurezza), presentare ricorso avverso le valutazioni INAIL contestate e seguire il contenzioso civile per il risarcimento complementare.
Consulta un avvocato specializzato in diritto del lavoro su Expert Zoom per valutare la tua situazione dopo un infortunio: la consulenza preventiva può fare la differenza tra un giusto risarcimento e anni di battaglie burocratiche. Molti studi legali lavorano in questo settore con parcelle a percentuale sul risarcimento ottenuto — il che significa che il lavoratore non deve anticipare spese legali.
Avviso legale: Questo articolo ha uno scopo informativo generale. Non costituisce consulenza legale. In caso di infortunio sul lavoro o contenzioso con il datore di lavoro, consulta un avvocato specializzato.
