Due operai di 26 e 49 anni sono finiti in ospedale nella mattinata di mercoledì 30 settembre 2026 dopo essere caduti da una scala durante lavori di manutenzione nella Galleria Vittorio Emanuele II di Milano. I soccorritori del 118 sono intervenuti poco dopo le 7:30: uno dei due lavoratori è stato trasportato in codice rosso al Niguarda, l'altro in codice giallo. L'episodio riporta al centro del dibattito una piaga che in Italia non accenna a fermarsi, e solleva una domanda cruciale che in pochi si pongono subito: questi lavoratori conoscono davvero tutti i diritti che spettano loro dopo un infortunio sul lavoro?
La caduta in Galleria Vittorio Emanuele II: cosa è successo il 30 settembre
La notizia è arrivata dalla redazione di MilanoToday nelle prime ore del mattino del 30 settembre 2026. I due operai erano impegnati in interventi di manutenzione ordinaria all'interno della storica Galleria del centro di Milano quando hanno perso l'equilibrio precipitando dalla scala. L'intervento è avvenuto in uno dei siti più frequentati e monitorati della città: la Galleria Vittorio Emanuele II, costruita tra il 1865 e il 1877, è classificata come bene culturale e i lavori al suo interno devono rispettare regole specifiche sia per la conservazione del patrimonio sia per la sicurezza dei lavoratori.
Non si tratta di un episodio isolato. Nella stessa giornata del 30 settembre 2026, l'ANSA ha riportato altri gravi infortuni in tutta Italia: un morto e un ferito gravissimo alla Fincantieri di Ancona, e un'ulteriore vittima nel milanese. Numeri che si sommano a una statistica nazionale allarmante: secondo i dati INAIL relativi al primo semestre del 2026, in Italia sono stati denunciati oltre 268.000 infortuni sul lavoro, con 468 casi mortali — in aumento del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Infortuni sul lavoro in Italia: i numeri di un'emergenza strutturale
I dati pubblicati dall'INAIL mostrano che il settore delle costruzioni e della manutenzione edile rappresenta il comparto con il più alto tasso di infortuni gravi in Italia, pari al 18% del totale. Le cadute dall'alto, come quella avvenuta in Galleria Vittorio Emanuele, restano la prima causa di morte sul lavoro: nel 2025 hanno causato il 31% di tutti i decessi in occasione di lavoro. Il problema riguarda sia i grandi cantieri sia i piccoli interventi di manutenzione — spesso meno controllati, con attrezzature meno aggiornate e meno attenzione ai DPI.
La legge italiana impone obblighi precisi ai datori di lavoro. Il Decreto Legislativo 81/2008 — il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro — stabilisce che ogni azienda deve fornire ai propri dipendenti dispositivi di protezione individuale (DPI) adeguati alle mansioni svolte, garantire la formazione obbligatoria sui rischi specifici, mettere in sicurezza tutti i luoghi di lavoro e aggiornare il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) ad ogni cambio di mansione o sede. La violazione di queste norme espone il datore di lavoro sia a responsabilità penale (art. 590 c.p. per lesioni colpose) sia a responsabilità civile per il risarcimento integrale del danno subito dal lavoratore.
I diritti dell'operaio infortunato: INAIL e responsabilità civile del datore
Quando un lavoratore si infortuna sul lavoro, entrano in gioco due percorsi distinti che molti confondono — o peggio, ignorano. Conoscerli entrambi fa la differenza tra ottenere un ristoro parziale e ottenere una tutela completa.
Il primo percorso è automatico: l'indennizzo INAIL. L'assicurazione contro gli infortuni è obbligatoria per tutte le imprese e copre qualsiasi infortunio avvenuto "in occasione di lavoro", indipendentemente dalla colpa del datore. Non serve intentare una causa: basta che l'incidente sia avvenuto durante l'attività lavorativa. L'INAIL garantisce:
- Dal 4° al 90° giorno di inabilità temporanea assoluta: il 60% della retribuzione media giornaliera
- Dal 91° giorno in poi: il 75% della retribuzione media giornaliera
- In caso di invalidità permanente superiore al 6%: una rendita vitalizia calcolata sul grado di invalidità e sull'ultimo salario
- Protesi, riabilitazione e cure mediche specialistiche a carico dell'istituto
La denuncia di infortuno deve essere presentata dal datore di lavoro all'INAIL entro due giorni dal ricevimento del certificato medico del pronto soccorso. Il lavoratore deve conservare tutta la documentazione medica fin dalla prima visita.
Il secondo percorso è la responsabilità civile del datore di lavoro. Se l'incidente è avvenuto per colpa o negligenza del datore — mancanza di DPI adeguati, scala non certificata, assenza di formazione specifica, omessa sorveglianza sanitaria — il lavoratore può agire in sede civile per ottenere il risarcimento integrale del danno subito. Questo comprende: il danno biologico (menomazione fisica documentata), il danno morale, il danno alla vita di relazione e il differenziale risarcitorio — ovvero la differenza tra il risarcimento pieno del danno e quanto già liquidato dall'INAIL.
Il termine per presentare un'azione civile contro il datore è di tre anni dalla data in cui l'INAIL ha definitivamente determinato il grado di invalidità permanente.
Per approfondire casi simili avvenuti in cantieri lombardi, è utile leggere l'analisi sull'infortunio a Origgio e il risarcimento INAIL ai superstiti.
Sei caduto da una scala: cosa ti spetta in concreto
Prendiamo un caso preciso, analogo a quanto avvenuto in Galleria Vittorio Emanuele. Un operaio di 35 anni, specializzato in restauro di edifici storici, cade da una scala da 3 metri durante lavori di manutenzione a Milano. Riporta una frattura composta alla tibia destra e una lesione ai legamenti del polso. Il medico certifica 90 giorni di inabilità temporanea assoluta, seguiti da un'invalidità permanente del 10% al polso.
Cosa spetta a questo lavoratore, nel dettaglio?
Con una retribuzione di 1.800 € mensili netti (circa 79 € al giorno):
- Dal 4° al 90° giorno: 60% × 79 € = 47,40 € al giorno per 86 giorni → 4.077 € lordi da INAIL
- Se l'INAIL determina un'invalidità permanente del 10%: scatta una rendita mensile di circa 250 € per tutta la vita
- Se l'indagine dell'UOPSAL (ispettorato del lavoro) accerta che l'impresa non aveva fornito scala certificata né imbracatura di sicurezza: il lavoratore può agire civilmente per il danno biologico (stimato tra 45.000 e 90.000 € per una menomazione del 10% in un soggetto di 35 anni, secondo le Tabelle del Tribunale di Milano 2025), più danno morale, al netto di quanto già incassato da INAIL
Il punto critico che molti non conoscono: il percorso INAIL è automatico e garantito, ma spesso rappresenta solo una frazione del risarcimento reale a cui il lavoratore ha diritto se esistono profili di responsabilità datoriale. Secondo i dati del Patronato INCA-CGIL, il 62% degli infortuni con invalidità permanente superiore al 6% presenta elementi di negligenza aziendale che — se correttamente contestati da un avvocato specializzato — consentirebbero di ottenere un risarcimento aggiuntivo medio di 38.000 €. Eppure, meno del 30% dei lavoratori infortunati consulta un legale entro i primi sei mesi dall'incidente.
Per capire come si gestisce la responsabilità penale del datore in casi di cantiere, è utile il caso analizzato in questo articolo sulla morte nel cantiere Monte Piazzo e il sequestro giudiziario.
Come agire subito dopo un infortuno sul lavoro
I primissimi giorni dopo l'incidente sono decisivi per tutelare i propri diritti. Ecco i passaggi concreti:
Documentare immediatamente il luogo e le circostanze: fotografie dell'attrezzatura usata, dello stato della scala, dei DPI eventualmente forniti (o non forniti). Raccogliere i nominativi dei colleghi presenti come testimoni. Questi elementi sono fondamentali in una eventuale causa civile o penale.
Ricevere il certificato medico completo al pronto soccorso: la diagnosi e la prognosi devono essere chiare e dettagliate. Questo documento attiva l'obbligo di denuncia INAIL da parte del datore. Richiedere sempre copia del referto.
Verificare che la denuncia INAIL sia stata presentata: il datore è tenuto a farlo entro 2 giorni dalla ricezione del certificato. Se non lo fa, il lavoratore o i suoi familiari possono presentarla direttamente, oppure sporgere denuncia per omessa denuncia.
Contattare un avvocato specializzato in diritto del lavoro e infortuni: il sindacato e il patronato tutelano il percorso INAIL, ma non analizzano le responsabilità civili e penali del datore. Solo un legale specializzato può valutare i verbali UOPSAL, i documenti di sicurezza aziendali e costruire una strategia risarcitoria completa.
Non firmare nessun accordo transattivo senza consulenza legale: alcuni datori propongono somme "a saldo e stralcio" nei giorni successivi all'incidente. Questi accordi vengono spesso proposti per evitare la causa civile e valgono tipicamente tra il 20% e il 40% del risarcimento effettivamente dovuto. Firmare senza consulenza equivale a rinunciare a decine di migliaia di euro.
Nota legale: questo articolo ha finalità informativa e non sostituisce una consulenza legale individuale. Ogni caso di infortuno sul lavoro presenta specificità che richiedono la valutazione di un professionista abilitato.
L'incidente di questa mattina alla Galleria Vittorio Emanuele II — nel cuore di Milano, in uno dei luoghi più frequentati e fotografati d'Italia — dimostra che i rischi sul lavoro non sono confinati alle periferie industriali o ai cantieri isolati. Esistono anche nel centro storico, durante interventi di ordinaria manutenzione, in siti monumentali. Sapere cosa fare nelle ore immediatamente successive a un infortuno, e conoscere la differenza tra INAIL e responsabilità civile, può cambiare radicalmente l'esito di un percorso di tutela che dura anni.

Sofia Gallo