Cittadini italiani votano al referendum sulla giustizia 2026 a Roma

Referendum giustizia 2026: Ilaria Salis chiede dimissioni di Meloni — cosa significa per i tuoi diritti

Chiara Chiara RomanoDiritto Pubblico
4 min di lettura 24 marzo 2026

Il 23 marzo 2026, gli italiani si sono recati alle urne per votare sul referendum sulla riforma della giustizia voluto dal governo Meloni. Il risultato è stato netto: il 53,7% degli elettori ha votato NO, con una partecipazione del 58,9 per cento — ben superiore al quorum del 50 per cento richiesto per la validità del voto. Il referendum è passato, ma contro la volontà del governo. Ilaria Salis, europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, il 24 marzo 2026 chiede le dimissioni di Giorgia Meloni.

Cosa ha detto Salis dopo il voto

«Uno statista che si rispetti si dovrebbe dimettere», ha dichiarato Ilaria Salis in una nota diffusa nella mattinata del 24 marzo 2026, commentando il risultato del referendum. Secondo la deputata europea, i risultati dimostrano che il governo ha perso il mandato democratico su questa materia: «La maggioranza degli italiani ha detto no alla riforma voluta da Meloni. Non si può ignorare la voce del popolo.»

Salis conosce bene le aule di tribunale. Nel 2023 fu arrestata in Ungheria durante manifestazioni antinaziste a Budapest. Ha trascorso oltre 15 mesi in detenzione cautelare, con le famose immagini delle catene ai polsi che fecero il giro del mondo. Fu eletta europarlamentare nel giugno 2024 mentre era ancora in carcere, e l'immunità parlamentare europea — approvata nel parlamento UE con soli 306 voti contro 305 — la protesse dalla revoca del mandato da parte del governo ungherese.

Cosa ha stabilito il referendum sulla giustizia

La riforma bocciata riguardava la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, un tema dibattuto da anni in Italia. I sostenitori — tra cui il governo Meloni — ritenevano la separazione necessaria per garantire l'indipendenza del giudice rispetto al pubblico ministero. I contrari — tra cui gran parte della magistratura e l'opposizione — temevano che la riforma indebolisse il controllo democratico sulla giustizia.

Secondo il Ministero dell'Interno, i quesiti referendari sono stati ufficialmente pubblicati in Gazzetta Ufficiale nei mesi scorsi. Il voto si è svolto in modalità mista: urne fisiche e voto elettronico.

Il risultato ha conseguenze dirette: la riforma non passa, e il governo deve tenerne conto nei mesi successivi. Ma cosa significa per i cittadini comuni?

I tuoi diritti legali dopo il referendum: cosa cambia concretamente

La bocciatura della riforma sulla separazione delle carriere lascia l'impianto giudiziario italiano sostanzialmente invariato. Ecco cosa rimane in piedi e cosa occorre sapere:

La magistratura rimane unita I magistrati continueranno ad avere la possibilità — seppur con limitazioni — di passare tra funzione giudicante e requirente nel corso della carriera. La riforma avrebbe vietato questo passaggio definitivamente.

Il sistema di autogoverno della magistratura (CSM) rimane immutato Il Consiglio Superiore della Magistratura, che sovrintende alle carriere dei giudici, mantiene la sua struttura attuale. Chi ha controversie con la pubblica amministrazione o con la giustizia — liti fiscali, contenziosi civili, ricorsi amministrativi — si confronterà con lo stesso sistema.

L'immunità parlamentare europea: un caso a parte Il caso Salis ha portato all'attenzione pubblica italiana un istituto poco noto: l'immunità parlamentare europea. Ai sensi dell'articolo 9 del Protocollo n. 7 allegato ai Trattati UE, un membro del Parlamento europeo «non può essere perseguito, detenuto o giudicato» per le opinioni o i voti espressi nell'esercizio delle sue funzioni.

Questa protezione, però, ha dei limiti precisi: non si estende ai reati commessi prima dell'elezione (come nel caso ungherese che riguardava Salis), e può essere revocata dal Parlamento europeo su richiesta. Nel caso di Salis, il Parlamento ha votato contro la revoca dell'immunità nell'ottobre 2025 — con il margine minimo di un solo voto.

Quando l'immunità parlamentare non protegge

Molti cittadini confondono l'immunità parlamentare con l'impunità. Non sono la stessa cosa.

L'immunità parlamentare:

  • Protegge: le opinioni espresse in parlamento, i voti, le attività svolte nell'esercizio del mandato
  • Non protegge: i reati commessi nella vita privata, le attività precedenti all'elezione, i reati penali comuni

Se un parlamentare — europeo o nazionale — viene accusato di reati gravi, l'organo legislativo di cui fa parte può votare per revocargli l'immunità, consentendo così al processo penale di procedere. È esattamente quello che aveva chiesto il governo ungherese per Salis, e che il Parlamento europeo ha respinto.

Cosa fare se sei coinvolto in una controversia con la giustizia

Il dibattito sul referendum ha riacceso l'attenzione degli italiani su come funziona il sistema giudiziario. Se hai un contenzioso in corso — fiscale, civile, penale o amministrativo — alcune indicazioni pratiche:

  1. Rivolgiti subito a un avvocato specializzato nella materia del tuo contenzioso. Il diritto pubblico, il diritto penale e il diritto civile richiedono competenze diverse.

  2. Conserva tutta la documentazione relativa alla tua vicenda: atti, comunicazioni, ricevute.

  3. Verifica i termini di prescrizione: ogni tipo di azione legale ha dei termini entro cui deve essere proposta. Lasciarli scadere significa perdere il diritto ad agire.

  4. Considera la mediazione civile: per le controversie di diritto civile, la mediazione obbligatoria è spesso il primo passo prima del giudizio.

Un avvocato esperto in diritto pubblico può analizzare la tua situazione specifica e consigliarti la strategia più efficace. Su Expert Zoom puoi prenotare una consulenza online in pochi minuti.

Avvertenza YMYL: Questo articolo è puramente informativo e non costituisce consulenza legale. Per qualsiasi questione giuridica, rivolgiti a un avvocato qualificato.

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