Sabato 6 giugno 2026 è andata in onda l'ultima puntata stagionale di "In altre parole", il programma di Massimo Gramellini su La7. Quattro giorni prima, il 2 giugno, il giornalista era stato ospite di Giovanni Floris a "diMartedì" per discutere del linguaggio della Festa della Repubblica, di come parlano oggi gli italiani della Costituzione e dei valori democratici.
Per molti studenti italiani questi programmi rappresentano una palestra di educazione civica fuori dall'orario scolastico. Con la pausa estiva, però, scompare anche questo riferimento. È il momento giusto, per famiglie e ragazzi, per pianificare come arrivare preparati al rientro di settembre, quando le 33 ore obbligatorie di educazione civica si intrecciano con le interrogazioni sui fatti dell'anno.
Cosa ha detto Gramellini il 2 giugno
Secondo Davide Maggio, nella puntata del 2 giugno Gramellini ha analizzato come "le parole della Repubblica" siano state ridotte a slogan svuotati di contenuto, dalla scuola alla televisione. Un tema ripreso anche da Sbircia la Notizia, che ha evidenziato il passaggio sul rapporto tra retorica politica e comprensione effettiva delle istituzioni da parte dei più giovani.
Il punto è concreto. Le rilevazioni INVALSI degli ultimi tre anni mostrano che oltre il 40% dei quindicenni italiani non comprende con sicurezza un testo argomentativo di livello intermedio. Senza padronanza linguistica, parlare di Costituzione resta un esercizio retorico. Da qui l'importanza di un percorso strutturato anche durante l'estate.
Le 33 ore di educazione civica: cosa cambia per il 2025/2026
Con il Decreto Ministeriale 183 del 2024, in vigore dall'anno scolastico 2024/2025 e operativo a regime nel 2025/2026, l'educazione civica è organizzata su tre nuclei concettuali: Costituzione, sviluppo economico e sostenibilità, cittadinanza digitale. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito, guidato da Giuseppe Valditara, ha sostituito le precedenti linee guida con un quadro più dettagliato di obiettivi di apprendimento.
In pratica, gli studenti devono dimostrare conoscenze su: ordinamento dello Stato (Camera, Senato, Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale), articoli fondamentali della Costituzione, principi dello sviluppo sostenibile (Agenda 2030 ONU), uso consapevole degli strumenti digitali. Le valutazioni concorrono al voto finale di comportamento, e nelle scuole superiori entrano a pieno titolo nel computo dei crediti per la maturità.
Tre strategie per l'estate 2026
Prima strategia: la lettura guidata dei giornali. Un insegnante di ripetizioni per le materie umanistiche può strutturare un percorso di lettura quotidiana di articoli di approfondimento, con focus settimanale su un tema dell'educazione civica. Bastano 30 minuti al giorno per costruire un lessico istituzionale solido.
Seconda strategia: i podcast e i programmi registrati. Le repliche di "In altre parole", "diMartedì" e altri programmi di approfondimento sono disponibili sulle piattaforme streaming dei rispettivi editori. Uno studente che vuole prepararsi all'interrogazione di settembre può vedere una puntata a settimana scrivendo una sintesi di 200 parole, con l'aiuto di un tutor che corregge la struttura argomentativa.
Terza strategia: i tutor universitari di area giuridico-politica. Studenti di Giurisprudenza o Scienze Politiche offrono ripetizioni mirate sulle parti più complesse della Costituzione e dell'ordinamento. Una sessione di un'ora alla settimana costa in media tra 15 e 25 euro nelle principali città italiane.
Il vantaggio di partire a giugno, anziché ad agosto inoltrato, è doppio. Si sfruttano le settimane in cui i tutor sono più disponibili e meno costosi, e si arriva a settembre con il lavoro già consolidato.
Cosa cercare in un buon tutor di educazione civica
Tre criteri orientano la scelta. Il primo è il titolo di studio: laurea in giurisprudenza, scienze politiche, scienze della formazione o filosofia, con conoscenza diretta delle nuove linee guida ministeriali. Il secondo è la capacità di collegare la teoria all'attualità: un tutor che usa gli editoriali di Gramellini, Mauro o Massimo Giannini come materiale di esercizio è più efficace di chi si limita al manuale scolastico.
Il terzo criterio è il metodo. Le competenze di educazione civica si verificano spesso con prove di realtà: scrivere una lettera a un'istituzione, simulare un dibattito su un tema costituzionale, elaborare un commento a una sentenza. Un tutor che propone esercizi di questo tipo prepara meglio rispetto a chi privilegia la sola memorizzazione di articoli e date.
Per i temi più tecnici, come accade per la riforma del programma scolastico discussa nel pezzo sui Promessi Sposi e la maturità 2026, può essere utile combinare ripetizioni individuali a piccoli gruppi di studio. La discussione tra pari rafforza la capacità di argomentare, una delle competenze più richieste anche all'esame di Stato.
L'errore da evitare durante l'estate
Aspettare settembre per rendersi conto del livello di partenza è il rischio più frequente. Un test diagnostico di mezza giornata, con un tutor qualificato, può individuare le lacune effettive: vocabolario istituzionale, comprensione del testo argomentativo, capacità di sintesi.
Lo stesso vale per chi punta a integrare lo studio con strumenti culturali, come illustra il caso del ritorno di Canzonissima su Rai 1 come supporto didattico. Combinare canali diversi, dalla TV ai libri, dai podcast ai laboratori, è la chiave per evitare il rifiuto del programma scolastico.
Tre mesi di pausa estiva sono lunghi quanto serve per una preparazione seria. Senza Gramellini in onda, lo sforzo richiesto cresce, ma anche il margine di miglioramento. Un tutor giusto, scelto adesso, può fare la differenza al rientro.

Matteo Ricci