Il 56° Giffoni Film Festival si è concluso il 25 luglio 2026 con un verdetto che ha sorpreso molti: "Garuda – Dare to Dream", film indonesiano che racconta la storia di un tredicenne asmatico determinato a giocare per la nazionale di calcio, ha trionfato nella categoria Elements +6, conquistando i 5.000 giovani giurati provenienti da 35 nazioni. Tra gli applausi delle sale di Giffoni Valle Piana, però, una domanda concreta rimbalzava tra i genitori presenti: se il campione del festival è un bambino asmatico che sogna il pallone, significa davvero che i nostri figli possono farlo?
Giffoni 2026: il festival dei record e il film che ha cambiato la conversazione
La 56ª edizione del festival — il più importante al mondo dedicato al cinema per bambini e ragazzi — ha segnato numeri da primato: 250.000 presenze, 82,3 milioni di visualizzazioni sui social media, 104 film in concorso da ogni angolo del pianeta e oltre 3.200 uscite media. Il tema scelto dall'edizione 2026, "The Impossible Things", con il mito di Icaro come simbolo dell'edizione, ha guidato le emozioni di giurati tra i 6 e i 25 anni chiamati non solo a guardare, ma a discutere e votare i film in concorso.
"Garuda – Dare to Dream", diretto da Ronny Gani, racconta di Garuda, un ragazzo indonesiano di 13 anni con asma bronchiale che affronta ostacoli fisici e sociali inseguendo il sogno di vestire la maglia della nazionale. Il film ha colpito i giurati più piccoli proprio per la sua autenticità: non una storia di guarigione miracolosa, ma di gestione, adattamento e coraggio quotidiano. Una storia che in Italia conoscono bene oltre 600.000 famiglie, perché — secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità — tra il 7% e il 10% dei bambini in età scolastica è affetto da asma bronchiale, con una quota rilevante di casi non adeguatamente gestiti o ancora non diagnosticati.
Cosa dicono i pediatri: la risposta è quasi sempre sì
La risposta della medicina pediatrica moderna è, nella grande maggioranza dei casi, positiva. Come sottolineano le linee guida della Società Italiana di Malattie Respiratorie Infantili (SIMRI) e i protocolli dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, i bambini con asma ben controllato non solo possono fare sport — spesso devono farlo, perché l'attività aerobica regolare è parte integrante del trattamento.
Il concetto centrale è quello di asma controllata: una condizione in cui il bambino usa raramente o mai i farmaci di salvataggio, non presenta risvegli notturni per difficoltà respiratorie e riesce a svolgere normalmente le attività fisiche quotidiane. In questi casi, sport come il calcio, il nuoto e la corsa non solo sono sicuri ma contribuiscono a migliorare la tolleranza all'esercizio e a ridurre la reattività bronchiale nel tempo.
Lo strumento di riferimento è la spirometria, che misura il volume espiratorio forzato nel primo secondo (FEV1). I pediatri applicano soglie precise:
- FEV1 > 80% del predetto: via libera allo sport, anche agonistico, con un broncodilatatore di salvataggio sempre disponibile
- FEV1 tra 60% e 79%: attività fisica consentita, ma necessaria una valutazione preventiva dello specialista e un piano d'azione scritto
- FEV1 < 60%: visita pneumologica obbligatoria prima di qualsiasi attività sportiva strutturata
Per diagnosticare l'asma da sforzo — la forma scatenata dall'esercizio fisico che spesso non è ancora diagnosticata — il gold standard è il test da sforzo con spirometria pre e post esercizio. Secondo i criteri ATS/ERS adottati dalla SIMRI, una caduta del FEV1 superiore al 10% rispetto al valore basale, misurata entro 30 minuti dalla fine dello sforzo, è diagnostica di broncospasmo da esercizio. Un dato che molti genitori non conoscono: circa il 40-50% dei bambini con asma manifesta sintomi proprio durante o subito dopo l'esercizio fisico, e non a riposo.
Avviso: le informazioni di questo articolo hanno scopo informativo e non sostituiscono il parere del medico curante o dello specialista. In caso di dubbi sulla salute di tuo figlio, consulta sempre il tuo pediatra.
Il caso concreto: Lorenzo, 11 anni, vuole giocare nella squadra Under-12
Marco e Giulia hanno un figlio di 11 anni, Lorenzo, a cui è stata diagnosticata l'asma moderata a 8 anni. A maggio 2026 hanno effettuato la spirometria di controllo: FEV1 stabile al 73% del predetto. Lorenzo usa il broncodilatatore al bisogno circa 2 volte al mese, non ha avuto riacutizzazioni nell'ultimo anno. I genitori vogliono iscriverlo alla squadra di calcio Under-12 locale, ma hanno paura.
Il pediatra di Lorenzo, dopo aver aggiornato il piano terapeutico, elabora un protocollo sportivo in cinque punti:
- Broncodilatatore preventivo prima dell'allenamento: salbutamolo 100 mcg — 2 puff da eseguire 15 minuti prima di ogni sessione, per ridurre la reattività bronchiale in fase di riscaldamento
- Riscaldamento obbligatorio di 15 minuti: una fase graduale che consente alle vie aeree di adattarsi progressivamente all'intensità dello sforzo
- Monitoraggio del peak flow: nei giorni di allenamento, se la misurazione mattutina è sotto l'80% del valore personale migliore, l'allenamento viene rimandato e il medico informato
- Evitare i trigger ambientali: allenamenti durante picchi pollinici (aprile-maggio per graminacee), temperature inferiori ai 5°C, aria molto secca o fortemente ventosa
- Piano d'azione scritto: un documento che l'allenatore e il medico della società sportiva devono conservare, con istruzioni chiare su cosa fare in caso di crisi in campo
Con questo protocollo, Lorenzo può giocare. Anzi: secondo le evidenze disponibili, l'attività aerobica regolare può portare, nei bambini con asma moderata controllata, a un miglioramento del 15-25% nella tolleranza all'esercizio e a una riduzione della frequenza delle riacutizzazioni nel corso di 12 mesi. Il costo di un consulto pneumologico pediatrico privato in Italia si aggira tra 120 e 250 euro; la visita medico-sportiva per l'idoneità agonistica — obbligatoria per l'iscrizione a qualsiasi squadra federale — costa tra 60 e 150 euro in regime privato, ma è richiedibile in regime SSN tramite impegnativa del pediatra di base.
Quando invece bisogna fermarsi: i segnali che i genitori spesso ignorano
Non tutti i casi sono come quello di Lorenzo. Esistono situazioni in cui lo sport deve aspettare — o richiedere una valutazione più approfondita prima di procedere:
Segnali di allarme che richiedono una visita medica immediata:
- Uso del broncodilatatore più di 2-3 volte a settimana al di fuori della fase pre-esercizio (indica asma non controllata)
- Tosse persistente notturna o nelle prime ore del mattino che si ripete più di 1 volta a settimana
- Difficoltà a tenere il passo con i coetanei durante le attività fisiche quotidiane
- Riacutizzazione negli ultimi 6 mesi che ha richiesto visita medica urgente o pronto soccorso
Situazioni che impongono una valutazione specialistica prima dello sport:
- Diagnosi recente (meno di 6 mesi) o spirometria mai effettuata
- Almeno un ricovero ospedaliero per asma negli ultimi 12 mesi
- Asma grave non controllata con la terapia di base in corso
Rimandare il confronto con lo specialista non protegge il bambino: spesso l'assenza di un piano terapeutico aggiornato espone a rischi maggiori dell'attività sportiva stessa. Come documentano anche le esperienze dei giovani atleti seguiti nell'ambito dei programmi di medicina sportiva per adolescenti, il monitoraggio clinico precoce è il fattore che fa la differenza tra una carriera sportiva e un abbandono precoce.
Il diritto allo sport non si prescrive: ma il piano terapeutico sì
La lezione di "Garuda – Dare to Dream" risuona oltre le sale di Giffoni. Un bambino con l'asma che insegue il pallone non è un'eccezione coraggiosa: è la normalità clinica, quando è supportato da una diagnosi accurata, un piano terapeutico aggiornato e medici informati intorno a lui.
In Italia, le società sportive non possono rifiutare l'iscrizione di un bambino asmatico senza un certificato medico che ne accerti formalmente la non idoneità: è un principio tutelato sia dalla normativa sportiva sia, più in generale, dal quadro sulla non discriminazione in ragione di condizioni di salute gestibili. Come spiegano anche gli specialisti della medicina sportiva per i più giovani, il certificato di idoneità agonistica è il documento che trasforma l'ansia dei genitori in un percorso clinico verificabile e sicuro.
Se tuo figlio ha l'asma e vuole fare sport — o se sospetti che i sintomi durante l'esercizio fisico siano segnali di un'asma da sforzo non ancora diagnosticata — il primo passo non è aspettare. È un confronto con un pediatra o uno specialista in pneumologia infantile che possa costruire, insieme alla tua famiglia, il piano giusto. Non per ottenere un permesso, ma per avere il protocollo che trasforma un sogno impossibile in un lunedì di allenamento normale.

Anna Conti