Giancarlo Devasini, cofondatore di Tether (USDT), è diventato ufficialmente l'italiano più ricco del mondo nel marzo 2026: il suo patrimonio ha raggiunto gli 89,3 miliardi di dollari secondo Forbes, trainato dalla valorizzazione di Tether a circa 200 miliardi in un recente round di finanziamento. Ma la sua storia pone una domanda concreta a milioni di italiani che detengono criptovalute: quanto pagate davvero al fisco nel 2026?
Da chirurgo plastico a uomo più ricco d'Italia: la storia di Devasini
Laureato in medicina all'Università di Milano nel 1990, Giancarlo Devasini ha esercitato come chirurgo estetico prima di avventurarsi nel mondo dell'informatica negli anni '90. Ha poi co-fondato Bitfinex nel 2012 e Tether nel 2014 insieme a Paolo Ardoino. Oggi possiede circa il 45% di Tether Holdings, la società emittente dello stablecoin USDT — il token più utilizzato nelle transazioni crypto globali.
Il 3 marzo 2026, Tether ha incaricato Deloitte per il primo audit delle riserve del suo nuovo stablecoin regolamentato negli USA, USAT, certificando 17,6 milioni di dollari in riserve. Un segnale di istituzionalizzazione crescente del settore.
Eppure, mentre Devasini consolida la sua posizione ai vertici della ricchezza mondiale, la maggior parte degli investitori crypto italiani affronta una realtà fiscale sempre più complessa e costosa.
Le nuove tasse sulle criptovalute in Italia dal 2026
Il 1° gennaio 2026 ha segnato un punto di svolta per il fisco italiano sulle criptovalute:
Aliquota sulle plusvalenze: dal 26% al 33% La tassazione sui guadagni realizzati dalla vendita di criptovalute è passata dal 26% al 33%. Questa aliquota flat si applica a tutte le plusvalenze, indipendentemente dall'importo. La soglia di esenzione di 2.000 euro è stata eliminata: ogni guadagno, anche minimo, è ora imponibile.
L'opzione del 18% per la rideterminazione del valore Chi detiene criptovalute da prima del 1° gennaio 2026 può scegliere di pagare un'imposta sostitutiva del 18% sul valore complessivo del portafoglio a quella data, "resettando" il costo fiscale di acquisto. Per chi ha plusvalenze latenti elevate, questa opzione può generare un risparmio fiscale significativo rispetto all'aliquota ordinaria del 33%. Ma il calcolo conviene solo in certi scenari: è necessario un'analisi personalizzata.
IVAFE sulle detenzioni estere: 0,2% Chi detiene criptovalute su exchange internazionali o wallet stranieri deve pagare l'IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie all'Estero) al tasso dello 0,2% annuo sul valore detenuto. Non esiste soglia minima: anche 100 euro su Binance devono essere dichiarati nel modulo RW.
Le sanzioni per la mancata dichiarazione Omettere la dichiarazione delle detenzioni estere comporta una sanzione fissa fino a 1.000 euro, più una penale del 3-15% sull'importo non dichiarato. In caso di contestazione da parte dell'Agenzia delle Entrate, i costi possono rapidamente diventare superiori all'imposta stessa.
Staking, mining e airdrop: attenzione alla tassazione come reddito ordinario
Non tutte le entrate crypto sono trattate allo stesso modo. Mentre le plusvalenze da vendita scontano il 33%, i redditi da staking, mining e airdrop sono tassati come reddito ordinario con aliquote progressive IRPEF (23%-43%). Una distinzione spesso ignorata che può portare a errori costosi nella dichiarazione dei redditi.
Anche le perdite vanno gestite correttamente: se registrate nella dichiarazione dell'anno in cui si verificano, possono compensare guadagni futuri per un massimo di 4-5 anni.
Perché il caso Devasini interessa anche l'investitore retail
La fortuna di Devasini è costruita su anni di visione e rischio. Ma il regime fiscale che lui affronta come soggetto estero è molto diverso da quello dell'investitore italiano che compra USDT o Bitcoin su Coinbase.
In Italia, il quadro normativo è regolato dalla Direttiva MiCAR (Markets in Crypto-Assets Regulation), recepita con il Decreto Legislativo n. 129 del settembre 2024. Il rispetto delle regole è monitorato da Banca d'Italia e Consob, con requisiti crescenti per i fornitori di servizi crypto.
Chi investe in criptovalute in Italia nel 2026 ha bisogno di tre cose:
- Un commercialista esperto in crypto per la corretta compilazione del modello RW e del quadro RT della dichiarazione dei redditi
- Un consulente patrimoniale per valutare se l'opzione del 18% conviene e come strutturare il portafoglio in ottica fiscale
- Un avvocato tributarista in caso di contestazione da parte dell'Agenzia delle Entrate
Come scegliere il consulente giusto per i tuoi investimenti crypto
Non tutti i commercialisti hanno familiarità con la tassazione delle criptovalute — è una materia che richiede aggiornamento continuo. Quando cerchi un professionista, verifica che conosca:
- La distinzione tra plusvalenze da cessione (33%) e redditi da staking/mining (IRPEF progressiva)
- La compilazione corretta del modello RW (sezione V) e del quadro RT del Modello Redditi PF
- La gestione delle perdite pregresse e la loro portabilità fiscale su più anni
- Le implicazioni della Direttiva MiCAR per chi detiene token su piattaforme europee regolamentate
Un consulente patrimoniale con esperienza crypto può anche aiutarti a strutturare il portafoglio in modo da minimizzare l'esposizione fiscale a lungo termine — per esempio scegliendo il momento più conveniente per realizzare le plusvalenze o valutando la conversione verso stablecoin euro-denominati con aliquota ridotta al 26%.
La storia di Devasini — da medico a uomo più ricco d'Italia passando per lo stablecoin più usato al mondo — è un caso estremo. Ma la complessità fiscale che affronta ogni investitore crypto italiano è, proporzionalmente, altrettanto seria.
Attenzione: Le informazioni fiscali contenute in questo articolo sono aggiornate a marzo 2026 e hanno carattere generale. Per la tua situazione specifica, consulta un consulente patrimoniale qualificato. Trova un esperto in consulenza patrimoniale su Expert Zoom per un'analisi personalizzata.
Dichiarazione: Questo articolo è a scopo informativo e non costituisce consulenza fiscale o finanziaria.

Alessandro Ferrari