Nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2026, Sylvester Tegang, operaio di 27 anni originario del Camerun, è morto all'interno del cantiere della galleria Monte Piazzo, lungo la SS36 in Valtellina, nel tratto tra Colico e Lecco. Secondo le prime ricostruzioni della Procura di Lecco, che ha disposto immediatamente il sequestro giudiziario della canna nord della galleria, il giovane sarebbe stato travolto da un distacco del rivestimento interno della struttura. Mentre i consulenti tecnici nominati dal Pubblico Ministero lavorano per ricostruire l'esatta dinamica, una domanda urgente resta senza risposta pubblica: chi risponde legalmente di questa morte, e quali diritti ha la famiglia di Sylvester?
La tragedia nella galleria Monte Piazzo: il contesto del cantiere
La galleria Monte Piazzo è al centro di un maxi-cantiere da 77 milioni di euro finanziato in vista dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, con l'obiettivo di consolidare una struttura geologicamente instabile — a lungo minacciata da movimenti franosi — e prolungarne la vita utile di almeno 15 anni. I lavori richiedono interventi straordinariamente complessi all'interno della struttura rocciosa, con rischi elevati per tutti i lavoratori impiegati. ANAS ha persino commissionato uno studio di fattibilità per una variante alternativa del costo stimato di circa un miliardo di euro, che sposti definitivamente il tracciato fuori dalla zona di frana più attiva: segno che il rischio strutturale non è mai stato sottovalutato dagli enti competenti.
Sylvester era arrivato in Italia nel 2024 dopo aver attraversato il Sahara e la Libia. Aveva 27 anni. La sua morte ha generato il sequestro giudiziario della canna nord e deviazioni del traffico sulla SS36 per diversi giorni. Solo il 31 luglio 2026 la galleria è tornata percorribile in entrambe le direzioni, quando il dissequestro ha consentito la riapertura al traffico — ma il procedimento penale è appena all'inizio.
Secondo i dati INAIL, nel 2025 in Italia si sono registrati oltre 1.000 infortuni mortali sul lavoro, con il settore delle costruzioni — edilizia, infrastrutture, gallerie — tra i più colpiti. Non sono numeri astratti: dietro ogni statistica c'è una storia come quella di Sylvester, un giovane che aveva attraversato metà del mondo per costruire una vita migliore e che invece è morto lavorando su una delle strade statali più trafficate del nord Italia.
L'analisi legale: omicidio colposo, D.Lgs. 81/2008 e catena di appalto
Quando un lavoratore muore in un cantiere, in Italia si attivano simultaneamente due binari legali distinti: quello penale e quello civile-previdenziale. Comprenderli è fondamentale per le famiglie delle vittime, ma anche per i colleghi di lavoro che si trovano quotidianamente in condizioni di rischio simili.
Sul piano penale, il reato tipicamente ipotizzato dalla Procura è l'omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro, ai sensi dell'art. 589, comma 2, del Codice Penale. La pena prevista può arrivare fino a 7 anni di reclusione se il fatto è commesso con violazione delle norme antinfortunistiche. Non è il datore di lavoro in astratto a essere iscritto nel registro degli indagati: la Procura deve identificare le persone fisiche che avevano concretamente in carico la gestione della sicurezza nel cantiere — il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), il Direttore dei Lavori, il Coordinatore per la Sicurezza in fase di Esecuzione (CSE). In un cantiere con catene di appalto articolate su più livelli, come spesso accade nei grandi lavori pubblici, la responsabilità penale può distribuirsi tra più soggetti in modo complesso.
Sul piano del D.Lgs. 81/2008 — il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro — il datore di lavoro ha l'obbligo di valutare tutti i rischi specifici del cantiere, incluso il rischio di caduta di materiale dall'alto e di distacco di rivestimenti in galleria. Se questo rischio non era adeguatamente previsto nel Piano Operativo di Sicurezza (POS) oppure il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC) risultava incompleto o non aggiornato rispetto all'avanzamento dei lavori, la responsabilità si aggrava in modo significativo davanti sia al giudice penale sia al giudice civile del lavoro.
Sul piano previdenziale, l'INAIL corrisponde automaticamente alla famiglia del lavoratore deceduto una rendita in favore dei superstiti — un diritto che non richiede neppure l'accertamento della colpa di alcuno. La rendita comprende il coniuge o partner convivente, i figli a carico, e in assenza di questi i genitori. Ma questa tutela previdenziale non esclude il diritto della famiglia ad agire in sede civile per ottenere il pieno risarcimento del danno, che include il danno biologico terminale (le sofferenze patite dalla vittima nell'intervallo tra il sinistro e la morte), il danno morale dei familiari stretti e il danno da perdita del rapporto parentale.
Come spiegato in un caso simile relativo a incidenti mortali sul lavoro e responsabilità del datore di lavoro, la coesistenza di più binari risarcitori — INAIL, azione civile, costituzione di parte civile nel processo penale — obbliga le famiglie a muoversi con tempestività e con il supporto di un legale specializzato.
Caso concreto: cantiere su opera pubblica, distacco strutturale e cifre del risarcimento
Prendiamo il caso specifico di un operaio straniero di 27 anni, regolarmente assunto da un'impresa appaltatrice che opera su un cantiere di opera pubblica finanziata dallo Stato, che muore per un improvviso distacco del rivestimento interno di una galleria in fase di consolidamento. È esattamente la dinamica ipotizzata nel caso di Sylvester Tegang.
In questo scenario, secondo le tabelle del Tribunale di Milano — le più diffuse in Italia per la liquidazione del danno non patrimoniale — il danno da perdita del rapporto parentale a favore di ciascun genitore si attesta tipicamente tra 150.000 e 250.000 euro, con massimali che possono superare i 300.000 euro in caso di convivenza documentata. Se il lavoratore aveva figli minorenni a carico, la rendita INAIL ai superstiti può coprire fino al 70% della retribuzione media annua del defunto, rivalutata ogni anno sugli indici ISTAT.
La voce più spesso sottovalutata è però il danno patrimoniale da lucro cessante: tutti i redditi futuri che il lavoratore avrebbe percepito nel corso della sua vita lavorativa. Per un 27enne con circa 38 anni di carriera davanti, applicando un tasso di capitalizzazione attuariale dell'1,5-2%, questa voce vale tra 450.000 e 700.000 euro nelle cause analoghe definite dai Tribunali del Lavoro italiani negli ultimi anni.
La chiave giuridica è la catena di appalto: se l'impresa diretta non aveva adottato le misure di protezione collettiva previste — reti di contenimento, sistemi di monitoraggio del rivestimento, ispezioni visive periodiche documentate — il Tribunale può condannare in solido datore di lavoro, subappaltatore, committente pubblico (ANAS) e coordinatore della sicurezza, cioè ognuno per l'intero importo risarcitorio. Se invece emerge che tutte le misure erano in essere e il distacco era imprevedibile, la responsabilità si ridimensiona ma raramente si azzera: i giudici del lavoro interpretano l'art. 2087 del Codice Civile — obbligo assoluto di sicurezza del datore di lavoro — in modo molto rigoroso, anche in assenza di specifiche violazioni documentate.
Cosa fare adesso: i diritti della famiglia di Sylvester e di ogni lavoratore
Se sei un familiare di un lavoratore morto in un infortunio sul lavoro, o se sei tu stesso un lavoratore che opera in condizioni di rischio simili, questi sono i passi concreti da compiere nell'ordine giusto.
Entro 24 ore dall'incidente mortale: l'impresa è obbligata per legge a denunciare il decesso all'INAIL e all'Ispettorato Nazionale del Lavoro. Se questa comunicazione viene omessa, si configura un illecito autonomo perseguibile indipendentemente dalle indagini sul sinistro.
Entro 3 anni dalla morte: i superstiti devono presentare domanda di rendita INAIL. La prescrizione dell'azione civile nei confronti del datore di lavoro, invece, decorre dal momento in cui si ha piena conoscenza del danno o dall'eventuale sentenza penale — ma aspettare la fine del processo penale non è mai consigliabile. I testimoni si disperdono, le prove fisiche del cantiere vengono smontate, le responsabilità si annacquano.
Prima ancora della condanna penale: la famiglia può costituirsi parte civile nel procedimento già aperto dalla Procura di Lecco, ottenendo una provvisionale — un acconto immediato sul risarcimento — durante il dibattimento, senza attendere la sentenza definitiva che nei grandi processi per infortuni sul lavoro arriva spesso dopo anni.
Il primo passo concreto è rivolgersi a un avvocato specializzato in infortuni sul lavoro e in diritto penale del lavoro, che possa accedere agli atti del procedimento, nominare consulenti tecnici di parte per contestare o confermare la perizia della Procura, e costruire la strategia risarcitoria civile in parallelo alle indagini. La morte di Sylvester Tegang non deve restare solo una riga di cronaca: la legge italiana offre strumenti precisi per ottenere giustizia e proteggere i diritti di chi è rimasto.
Nota YMYL: le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e giornalistica. Ogni situazione è diversa: per valutare la propria posizione giuridica è indispensabile consultare un avvocato qualificato.

Sofia Gallo