Il 15 aprile 2026, il Gruppo Ferrero ha confermato che funzionari della Commissione Europea stanno conducendo ispezioni a sorpresa nelle sedi aziendali. L'annuncio dell'indagine era arrivato due giorni prima, il 13 aprile, quando Bruxelles aveva comunicato l'apertura di un procedimento antitrust nei confronti di un'impresa attiva nel settore del cioccolato, senza nominare l'azienda.
L'avvio di un'ispezione antimonopolistica da parte della Commissione Europea è un evento raro ma di enorme impatto. Capire cosa accade quando le autorità bussano alla porta di un'azienda — e quali diritti ha chi riceve la visita — è fondamentale non solo per le grandi multinazionali, ma per qualsiasi imprenditore che operi nel mercato unico europeo.
Cosa ha fatto la Commissione Europea
Secondo la nota ufficiale di Bruxelles del 13 aprile 2026, le ispezioni riguardano "presunte violazioni delle norme antitrust dell'Unione Europea" in due Stati membri (non resi noti). L'indagine si concentra sulle violazioni degli articoli 101 e 102 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea (TFUE).
L'articolo 101 vieta gli accordi tra imprese che restringono la concorrenza — come cartelli di prezzo o ripartizioni di mercato. L'articolo 102 proibisce l'abuso di posizione dominante. Nel caso specifico, la Commissione sospetta pratiche di segmentazione territoriale: l'ipotesi è che l'azienda abbia artificialmente impedito le vendite transfrontaliere, mantenendo prezzi differenziati nei vari Paesi dell'UE.
Ferrero ha dichiarato di collaborare "pienamente" con i funzionari, fornendo le informazioni richieste. Nessuna colpevolezza è stata accertata: la stessa Commissione ha precisato che le ispezioni non implicano automaticamente una violazione delle norme.
Cosa può fare l'azienda: i diritti durante un'ispezione UE
Molti imprenditori non sanno che durante un'ispezione della Commissione Europea l'azienda ha diritti precisi, tutelati dal Regolamento n. 1/2003. Ignorarli può costare caro.
Il diritto alla presenza di un avvocato esterno. Dal momento in cui i funzionari si presentano, l'azienda può richiedere la presenza di un legale. Le comunicazioni con un avvocato esterno abilitato all'esercizio nell'Area Economica Europea godono di privilegio professionale (legal professional privilege): non possono essere sequestrate. Le email con i legali interni, al contrario, non sono protette dallo stesso privilegio secondo il diritto europeo.
Il diritto al contraddittorio. L'impresa ha diritto di essere ascoltata prima che venga adottata qualsiasi decisione formale. Ha accesso al fascicolo dell'indagine e può rispondere alle accuse.
L'obbligo di collaborazione. I funzionari della Commissione hanno il potere di accedere ai locali, esaminare i libri e i documenti aziendali, fare copie e porre domande ai dipendenti. Ostacolare un'ispezione può portare a sanzioni autonome, indipendenti dall'esito del procedimento principale.
Il diritto di segnalare i documenti protetti. L'azienda può contestare il sequestro di documenti ritenuti privilegiati. Il funzionario può sigillare tali documenti e inviare la questione alla Corte di Giustizia dell'UE per una valutazione.
Le sanzioni possibili: fino al 10% del fatturato mondiale
Se al termine dell'indagine la Commissione accertasse una violazione, le conseguenze economiche sarebbero pesantissime. Ai sensi dell'articolo 23 del Regolamento n. 1/2003, la multa può raggiungere il 10% del fatturato mondiale annuo dell'impresa nell'esercizio precedente alla decisione.
Per un gruppo come Ferrero — che secondo stime di settore supera i 14 miliardi di euro di fatturato globale — si tratterebbe di una cifra potenzialmente superiore a un miliardo di euro. Storicamente, la Commissione Europea ha comminato sanzioni che vanno da poche decine di milioni fino a più di un miliardo: Qualcomm ha ricevuto una multa da 891 milioni di euro nel 2018, Intel da 1,06 miliardi nel 2009.
Il calcolo tiene conto della gravità dell'infrazione, della sua durata e della presenza di recidiva. Circostanze attenuanti (come la piena cooperazione o la cessazione spontanea del comportamento illecito) possono ridurre l'entità della sanzione.
Le tempistiche dell'indagine: anni, non mesi
Un'ispezione a sorpresa è solo l'inizio di un procedimento che può durare anni. La fase istruttoria comprende: raccolta documenti, audizioni, invio di richieste di informazioni formali, eventuale comunicazione degli addebiti (Statement of Objections). Solo dopo l'impresa riceve un documento formale che le consente di difendersi pienamente.
In alcuni casi, i procedimenti si concludono con impegni formali dell'azienda (senza ammissione di colpa). In altri, l'iter porta a una decisione di infrazione e sanzione. Tutto questo processo raramente si conclude in meno di due anni.
Cosa insegna il caso Ferrero alle PMI italiane
Molte piccole e medie imprese italiane operano in settori con una forte componente di distribuzione europea senza essere consapevoli dei rischi antitrust. Il divieto di segmentazione territoriale non riguarda solo i grandi gruppi: qualsiasi accordo commerciale che impedisca le importazioni parallele o fissi prezzi diversi per Paese può rientrare nel campo di applicazione degli articoli 101 e 102 TFUE.
Le pratiche a rischio includono: clausole di esclusiva territoriale assoluta, restrizioni alle vendite online verso altri Paesi UE, accordi di distribuzione che impediscono ai rivenditori di vendere fuori dalla zona assegnata.
Secondo le linee guida della Commissione Europea in materia di accordi verticali (aggiornate nel 2022), le restrizioni hardcore — come il divieto assoluto di vendite transfrontaliere — non possono beneficiare di alcuna esenzione per categoria.
Un avvocato specializzato in diritto della concorrenza può aiutare l'azienda a valutare i propri contratti commerciali prima che arrivi un'ispezione, non dopo. La revisione preventiva dei contratti di distribuzione e delle politiche di prezzo rappresenta il primo strumento di tutela.
Cosa fare se la Commissione bussa alla porta
La checklist per qualsiasi azienda che si trovasse in questa situazione è chiara:
- Contattare immediatamente un avvocato specializzato in diritto della concorrenza UE
- Non distruggere né alterare documenti (configurerebbe un'ostruzione punibile)
- Designare un referente interno per gestire i rapporti con i funzionari
- Verificare quali comunicazioni godono di privilegio professionale
- Documentare ogni fase dell'ispezione
Per le aziende che non hanno ancora un consulente legale di riferimento per la compliance europea, questo è il momento di dotarsene. Secondo i dati della Commissione Europea sulla politica della concorrenza, il numero di procedimenti antitrust aperti nell'UE è in costante crescita, con un'attenzione crescente ai settori alimentare, digitale e farmaceutico.
Il caso Ferrero — qualunque ne sia l'esito — ricorda a tutte le imprese che operano in Europa che la compliance antitrust non è un optional. Prepararsi prima vale molto di più che gestire un'ispezione senza avere gli strumenti giusti.
Questo articolo ha scopo informativo generale e non costituisce consulenza legale professionale.
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