Il 1° luglio 2026, dopo ventidue anni di dirette su Rai 3, Federica Sciarelli ha condotto per l'ultima puntata "Chi l'ha visto?". Il 23 settembre, Raffaella Griggi ha preso le redini del programma più longevo dedicato alle persone scomparse. Quella che per milioni di telespettatori italiani è stata semplicemente una successione televisiva, per gli avvocati specializzati in diritto del lavoro e dello spettacolo rappresenta un caso di scuola: cosa succede, sul piano contrattuale e previdenziale, quando un professionista conclude un rapporto di lavoro ventennale con un'emittente pubblica?
Una carriera da record, un contratto da esaminare con attenzione
Federica Sciarelli ha guidato "Chi l'ha visto?" dal 2004, diventando il volto più riconoscibile del programma in tutta la sua storia. Secondo quanto riportato da Il Post e La Presse il 24 giugno 2026, la separazione era stata negoziata nell'arco di mesi, con la RAI e la conduttrice impegnate a "ragionare sul futuro" in modo consensuale.
Questa modalità di uscita consensuale — frequente nel mondo televisivo — nasconde però insidie legali importanti che molti professionisti dello spettacolo sottovalutano. In Italia, i contratti dei presentatori televisivi rientrano quasi sempre nella categoria del lavoro autonomo: contratti di collaborazione continuativa (co.co.co.) o di prestazione d'opera intellettuale, disciplinati dagli articoli 2222 e seguenti del Codice Civile. A differenza del lavoratore dipendente, il presentatore autonomo non matura automaticamente TFR, ferie pagate, indennità di preavviso o contributi pensionistici a carico del datore di lavoro. O almeno, così si pensa.
La reazione degli esperti: il confine sottile tra autonomia e subordinazione
Gli avvocati specializzati in diritto del lavoro e dello spettacolo avvertono che, nei rapporti professionali pluridecennali come quello tra Sciarelli e la RAI, il confine tra lavoro autonomo e lavoro subordinato può essere molto più sfumato di quanto appaia in superficie.
Il concetto chiave è quello di eteroorganizzazione, introdotto dall'art. 2 del D.Lgs. 81/2015 (Jobs Act): se il collaboratore è integrato nell'organizzazione del committente, con orari prestabiliti dall'emittente, uso degli studi e delle attrezzature della RAI, direzione editoriale costante da parte dei redattori dell'emittente e svolgimento personale della prestazione, può avere diritto alle stesse tutele previste per i lavoratori subordinati. In tal caso, la cosiddetta "riqualificazione del contratto" permetterebbe di ottenere retroattivamente TFR, contributi INPS non versati e ferie non godute.
"Prima di firmare qualsiasi accordo di risoluzione consensuale con un'emittente, è indispensabile farsi assistere da un avvocato specializzato", sottolineano i professionisti del settore. "Spesso le emittenti propongono buonuscite che, se accettate senza un'analisi legale approfondita, chiudono definitivamente la porta a qualsiasi futura rivendicazione, anche quando i diritti del presentatore sarebbero tutelabili in giudizio."
C'è poi il capitolo dei diritti di immagine e del nome: uno degli aspetti più trascurati nei contratti televisivi di lunga durata. Dopo la partenza di Sciarelli, cosa impedisce alla RAI di usare filmati d'archivio con il suo volto per promuovere le nuove stagioni con Raffaella Griggi? In base all'art. 10 del Codice Civile e agli articoli 96-97 della Legge sul diritto d'autore, il diritto all'immagine è tutelato per legge — ma senza clausole contrattuali esplicite, far valere questa tutela in un secondo momento è costoso e incerto.
Per approfondire le implicazioni legali dei contratti televisivi, anche i partecipanti a talent show si trovano di fronte a sfide simili: come spiegato nel caso di X Factor 2026 su Expert Zoom, i diritti d'immagine ceduti all'emittente possono avere conseguenze durature sulla carriera dei professionisti dello spettacolo.
Caso concreto: presentatrice RAI, vent'anni di contratti, e la busta paga finale
Per capire le cifre in gioco, è utile ragionare su un caso ipotetico ma realistico. Immaginate una presentatrice televisiva che ha lavorato per la RAI per venti anni consecutivi, firmando ogni anno un contratto di collaborazione autonoma rinnovato. Compenso: 10.000 euro lordi al mese. Presenza obbligatoria in studio ogni settimana, uso degli studi RAI, direzione editoriale da parte dei caporedattori dell'emittente, obbligo di non apparire in programmi concorrenti.
Il giudice del lavoro, analizzando questi elementi, potrebbe riqualificare il contratto come subordinato. Cosa cambierebbe economicamente?
- TFR arretrato: con una retribuzione mensile di 10.000 euro lordi, il TFR annuale è calcolato dividendo la retribuzione annua per 13,5 (art. 2120 c.c.): circa 8.888 euro all'anno. Per 20 anni, il TFR dovuto ammonterebbe a circa 177.760 euro al lordo degli interessi e della rivalutazione ISTAT;
- Contributi INPS non versati: la quota a carico del datore di lavoro è il 23,81% della retribuzione imponibile. Su 10.000 euro mensili per 20 anni, il debito contributivo potrebbe superare i 570.000 euro (importo soggetto a prescrizione quinquennale: circa 142.000 euro per i 5 anni non prescritti);
- Indennità di preavviso: in base al CCNL applicabile, può variare da 3 a 6 mesi di retribuzione, per un valore tra 30.000 e 60.000 euro.
Se la presentatrice firmasse una buonuscita di 50.000 euro senza consulenza legale preventiva, rinuncerebbe potenzialmente a pretese per oltre 200.000 euro. Questo scenario non è teorico: è esattamente la trappola in cui cadono molti professionisti dello spettacolo, convinti che la collaborazione autonoma sia una situazione "normale" nel loro settore e che non ci sia nulla su cui rivendicare.
La clausola di non concorrenza: un'arma a doppio taglio
C'è un ultimo aspetto che gli avvocati del lavoro evidenziano nei contratti televisivi di lunga durata: la clausola di non concorrenza post-contrattuale. La RAI, come qualsiasi altra emittente, può legittimamente inserire nel contratto un divieto di partecipare a programmi concorrenti per un certo periodo dopo la fine del rapporto. Ma questa clausola è valida solo a determinate condizioni.
L'art. 2125 del Codice Civile stabilisce che il patto di non concorrenza deve essere scritto, limitato nel tempo (massimo 5 anni), delimitato geograficamente e compensato economicamente. Se una presentatrice firma un contratto che le impedisce di lavorare per qualsiasi altra emittente italiana per due anni senza ricevere alcuna compensazione aggiuntiva, quella clausola è nulla. Invalidarla, però, richiede l'assistenza di un avvocato specializzato, perché l'emittente difficilmente riconosce spontaneamente di aver violato la norma.
Nel caso di Sciarelli, i dettagli dell'accordo conclusivo non sono stati resi noti. Ma la partenza dalla RAI dopo ventidue anni — qualunque siano le condizioni economiche negoziate — è il tipo di situazione che dimostra perché avvalersi di consulenza legale specializzata fin dall'inizio di un rapporto di lavoro nello spettacolo non sia un lusso, ma una protezione essenziale.
Cosa fare se sei un professionista dello spettacolo
Se lavori nel settore televisivo, radiofonico o dello spettacolo con contratti di collaborazione autonoma che si rinnovano da anni, queste sono le azioni che un avvocato specializzato ti consiglierebbe di intraprendere prima che il contratto si concluda:
- Verifica il tuo estratto conto INPS: controlla che i contributi versati (anche come lavoratore autonomo) corrispondano effettivamente a quanto dovuto, e che non vi siano periodi non coperti;
- Fai analizzare il tuo contratto da un legale: in particolare, le clausole di esclusiva, non concorrenza, uso dell'immagine e risoluzione consensuale;
- Non firmare buonuscite senza assistenza: ogni accordo di risoluzione consensuale deve essere negoziato con consapevolezza degli importi potenzialmente spettanti;
- Proteggi i tuoi diritti di immagine in anticipo: includi nel contratto clausole esplicite sull'uso del tuo nome e del tuo volto dopo la fine del rapporto, con un limite temporale e, se possibile, una royalty per le ritrasmissioni.
Il caso di Federica Sciarelli riaccende i riflettori su una categoria professionale spesso esposta a un vuoto di tutele. Con l'assistenza di un avvocato specializzato in diritto del lavoro e dello spettacolo, è possibile comprendere i propri diritti in tempo utile — non solo dopo che il contratto è già terminato.
Nota: questo articolo ha finalità informative generali. Le informazioni giuridiche contenute non costituiscono consulenza legale. Per qualsiasi situazione specifica, è indispensabile rivolgersi a un avvocato qualificato.

Chiara Romano