Emil Holm ha lasciato il ritiro della nazionale svedese a settembre 2026 con una lesione alla coscia destra. Il terzino destro del Bologna — tornato in rossoblù dopo il prestito alla Juventus — è stato costretto al cambio al 50° minuto della partita di qualificazione contro la Svizzera. Per il club emiliano la domanda è immediata: chi paga? E soprattutto, cosa insegna questa vicenda a chiunque lavori in Italia in distacco presso un altro datore di lavoro?
Cosa è successo a Emil Holm
Holm ha riportato una lesione muscolare alla coscia destra, probabilmente al bicipite femorale, durante il match Svizzera–Svezia valido per le qualificazioni ai prossimi tornei internazionali. Secondo le prime indiscrezioni riportate da tuttomercatoweb.com, i tempi di recupero si attestano tra i 20 e i 30 giorni. Per il Bologna, che aveva puntato su di lui come titolare inamovibile della fascia destra dopo una stagione travagliata tra Juventus e infortuni, si tratta di una perdita significativa in un periodo delicato del campionato.
Holm, 24 anni, era già stato costretto a rinunciare ai Mondiali 2026 per un problema muscolare simile: la Svezia lo aveva escluso dalla lista definitiva a maggio, quando il giocatore era ancora alle prese con la riabilitazione. Ora, a pochi mesi di distanza, lo stesso tipo di infortunio si ripresenta in circostanze quasi identiche. Dal punto di vista clinico, si tratta di un problema serio che merita attenzione. Dal punto di vista legale e contrattuale, invece, apre una questione molto più ampia.
La logica giuridica: il distacco sportivo e quello lavorativo
Quando un calciatore risponde a una convocazione della propria federazione nazionale, il club cedente non può rifiutarsi. È un obbligo sancito dalla normativa FIFA e dai regolamenti UEFA: il calciatore viene ceduto temporaneamente, senza corrispettivo economico diretto verso il club, per indossare una maglia diversa da quella del proprio datore di lavoro.
Nel linguaggio del diritto del lavoro italiano, questo meccanismo si chiama distacco ed è disciplinato dall'articolo 30 del Decreto Legislativo 276/2003. L'istituto prevede che un datore di lavoro (distaccante) invii il proprio dipendente a lavorare temporaneamente presso un terzo soggetto (distaccatario), per un interesse legittimo e documentato. Il rapporto di lavoro non si interrompe: il lavoratore rimane formalmente alle dipendenze dell'azienda di origine, ma svolge la propria attività in un altro contesto, sotto la direzione di un altro soggetto.
La domanda che sorge spontanea è: se il lavoratore si fa male durante il distacco, chi è responsabile?
Analisi dell'esperto: responsabilità divisa, rischi interi
Secondo gli avvocati specializzati in diritto del lavoro, la risposta non è semplice e dipende da chi ha violato quale obbligo. «La responsabilità in materia di sicurezza si distribuisce su due livelli distinti ma complementari», spiega un legale con esperienza in contenziosi da infortunio durante distacco. «Il distaccante mantiene la responsabilità per gli obblighi formativi: deve assicurarsi che il lavoratore sia stato preparato adeguatamente per le mansioni che svolgerà. Il distaccatario, invece, risponde di tutto ciò che riguarda la sicurezza dell'ambiente in cui opera il lavoratore».
Nel calcio professionistico, questa struttura si traduce in un sistema di polizze assicurative obbligatorie: la federazione nazionale convocante deve coprire il rischio infortuni durante il raduno. Il Regolamento FIFA sui trasferimenti prevede che le federazioni stipulino polizze che rimborsino i club per i costi di inabilità del calciatore. In teoria, il Bologna dovrebbe essere risarcito per i mancati rendimenti di Holm durante il periodo di stop. In pratica, come documentato da fonti vicine a diversi club di Serie A, i rimborsi coprono spesso solo il 40–60% dei costi reali di riabilitazione, indennità contrattuali e sostituzione.
Un contenzioso simile, relativo alle clausole di responsabilità tra club e federazioni in caso di infortuni durante le pause nazionali, è già stato affrontato nel panorama italiano: come descritto nell'analisi delle clausole contrattuali dei calciatori dell'Atalanta, le polizze assicurative e le clausole rescissorie sono diventate un terreno sempre più complesso da navigare senza assistenza legale qualificata.
Il caso concreto: Marco, tecnico distaccato, e 38.000 euro di risarcimento
La vicenda di Holm colpisce per il profilo mediatico del protagonista, ma il meccanismo giuridico che solleva è identico a quello che riguarda migliaia di lavoratori italiani ogni anno.
Consideriamo il caso di Marco, tecnico informatico di 34 anni assunto da un'azienda di system integration con sede a Bologna. A febbraio 2026, viene distaccato per quattro mesi presso un cliente dell'azienda, una manifattura di medie dimensioni nel Modenese. Al secondo mese di distacco, Marco scivola su un pavimento bagnato privo di segnaletica nella sala server del cliente e riporta una distorsione grave alla caviglia con lesione del tendine. Prognosi: 45 giorni di stop, poi fisioterapia per altri 60 giorni.
La situazione che si viene a creare:
- L'INAIL copre l'infortunio in quanto avvenuto in orario di lavoro. Ma il rimborso INAIL copre solo il danno biologico nella misura fissata dalle tabelle nazionali, che raramente coincide con il danno effettivo subito.
- L'azienda cliente (distaccataria) ha omesso di segnalare il pavimento bagnato in zona ad accesso frequente: questa violazione dell'art. 64 del D.Lgs. 81/2008 configura una responsabilità diretta. Le sanzioni amministrative previste partono da 1.000 euro, ma il risarcimento civile per il danno differenziale — la differenza tra quanto liquidato dall'INAIL e il danno totale accertato — può essere molto più alto.
- L'azienda distaccante non aveva aggiornato il documento valutazione rischi (DVR) per includere i rischi specifici del sito del cliente. Questa omissione la espone a corresponsabilità solidale.
I numeri del caso Marco:
- Danno biologico riconosciuto dall'INAIL: 12.400 euro
- Danno differenziale stimato (mancato guadagno, spese mediche private, danni morali): 25.600 euro
- Totale danno subito: 38.000 euro
L'avvocato di Marco, consultato entro 30 giorni dall'infortunio, ha avviato un'azione civile congiunta contro distaccante e distaccatario. L'accordo stragiudiziale, raggiunto dopo sette mesi, ha riconosciuto 31.000 euro di risarcimento complessivo — una cifra che Marco non avrebbe mai ottenuto senza assistenza legale, poiché né la sua azienda né quella cliente gli avevano indicato la possibilità di agire oltre il percorso INAIL.
La finestra critica: in Italia, il termine per la costituzione in mora dell'assicuratore e del datore di lavoro responsabile si apre dall'infortunio. Aspettare oltre 60–90 giorni senza aver formalmente notificato le proprie pretese risarcitorie può ridurre significativamente le possibilità di recupero del danno differenziale.
Cosa cambia per i calciatori professionisti rispetto ai lavoratori comuni
Nel caso di Emil Holm e del Bologna, il sistema assicurativo sportivo prevede meccanismi specifici: la UEFA Club Competency Insurance (CCI) e i regolamenti FIFA stabiliscono che le federazioni nazionali devono rimborsare i club per i giorni di indisponibilità del calciatore convocato. Tuttavia, la gestione di queste richieste di rimborso richiede spesso l'assistenza di un legale specializzato, soprattutto quando le polizze hanno franchigie elevate o contestano la natura dell'infortunio (se avvenuto in allenamento o in partita, per esempio).
Per il Bologna, il team legale del club si occuperà di questa procedura. Ma per chi non ha un ufficio legale interno — un libero professionista, un artigiano, un tecnico distaccato come Marco — il percorso è tutt'altro che automatico.
Quando è il momento di consultare un avvocato
La vicenda di Holm è uno spunto per chiedersi quando il supporto di un avvocato specializzato diventa indispensabile nel contesto lavorativo italiano:
- Prima di accettare un contratto di distacco: verificare che il documento di distacco specifichi chiaramente la ripartizione delle responsabilità in caso di infortuni e che il DVR sia stato aggiornato per includere il nuovo sito.
- Entro 30 giorni da un infortunio in distacco: per valutare se il risarcimento INAIL è sufficiente o se esistono margini per un'azione civile aggiuntiva.
- Quando la polizza assicurativa del distaccatario non viene attivata: in alcuni casi, l'azienda cliente tenta di scaricare la responsabilità sul distaccante. Un avvocato può stabilire l'effettiva catena di responsabilità.
- In caso di infortuni durante trasferte o lavoro in modalità remota: la normativa si applica anche fuori dalla sede principale, inclusi smart working e lavoro in mobilità.
Nota: questo articolo ha scopo informativo. Le informazioni contenute non costituiscono parere legale. Per una valutazione del proprio caso specifico, è sempre consigliabile consultare un avvocato abilitato.
Secondo i dati dell'INAIL, in Italia nel 2025 sono stati denunciati oltre 585.000 infortuni sul lavoro, di cui circa il 12% ha riguardato lavoratori in distacco o somministrazione. Eppure solo una piccola parte di questi ha ottenuto il risarcimento del danno differenziale, spesso perché i lavoratori non sapevano di averne diritto.
La storia di Emil Holm finirà probabilmente bene: il Bologna ha strutture mediche di prim'ordine e il giocatore ha già dimostrato di saper recuperare da infortuni simili. Ma la domanda che la sua vicenda solleva — chi è responsabile quando ti fai male lavorando per qualcun altro? — merita una risposta chiara, specialmente per chi non ha una società di calcio a fare da scudo.

Chiara Romano