Controllare le "news oggi" è diventato per milioni di italiani il primo gesto del mattino e l'ultimo della sera. Nel 2026 lo scorrimento infinito dei titoli negativi ha un nome preciso, doomscrolling, e un costo psicologico sempre più documentato. Secondo il Digital News Report 2025 del Reuters Institute, il 40% delle persone a livello globale dichiara di evitare almeno a tratti le notizie: è il valore più alto mai registrato. Un dato che racconta un paradosso, restiamo incollati agli aggiornamenti anche quando ci fanno stare male.
Cosa succede quando cerchiamo di continuo le "news oggi"
Il termine doomscrolling descrive l'abitudine di consumare in modo compulsivo un flusso di notizie prevalentemente negative. Non è una debolezza di carattere. Come spiegano gli studi di psicologia cognitiva, il cervello umano possiede un bias di negatività, un antico sistema di rilevamento delle minacce che dà più peso alle informazioni allarmanti rispetto a quelle rassicuranti. In un ambiente informativo sempre acceso, questo meccanismo resta cronicamente attivato.
A questo si aggiunge quella che i ricercatori chiamano intolleranza all'incertezza, la sensazione sgradevole che ci spinge a ricaricare la pagina "per sicurezza", nella speranza di trovare una notizia che chiuda il cerchio. Il problema è che la notizia definitiva non arriva quasi mai, e così il ciclo si autoalimenta.
Perché conta: gli effetti su ansia e sonno
Le conseguenze non sono soltanto un vago senso di malessere. Uno studio pubblicato nel 2024 su Computers in Human Behavior Reports, condotto su circa 800 adulti, ha rilevato che il doomscrolling è associato a livelli più elevati di ansia esistenziale. Diverse revisioni della letteratura scientifica collegano in modo coerente questa abitudine ad ansia, sintomi depressivi, stress e a una minore capacità di resilienza.
Gli effetti si estendono anche al corpo. Tra i sintomi fisici più frequentemente segnalati ci sono mal di testa, tensione muscolare a collo e spalle, difficoltà ad addormentarsi, calo dell'appetito e, in alcuni casi, un aumento della pressione arteriosa. Non sorprende: leggere titoli allarmanti fino a tarda notte mantiene il sistema nervoso in stato di allerta proprio quando dovrebbe rallentare per il riposo.
Il punto di vista dell'esperto
Uno psicologo interpreta il doomscrolling non come un vizio da eliminare con la forza di volontà, ma come un comportamento con una funzione. Cerchiamo controllo in un mondo percepito come instabile. Il rimedio, quindi, non è "smettere di informarsi", ma ricostruire un rapporto sano con l'informazione.
Il primo passo, in un percorso di supporto, è spesso riconoscere i segnali d'allarme: la sensazione di non poter staccare, l'irritabilità dopo mezz'ora di scorrimento, il sonno disturbato, la difficoltà a concentrarsi sul lavoro o sulle relazioni. Chi si ritrova in questa descrizione non è un caso isolato. Lo stress legato al flusso continuo di brutte notizie è un tema che emerge anche dopo eventi collettivi ad alto impatto emotivo, come mostra l'esperienza dello stress psicologico dopo un forte terremoto, quando le persone restano ore davanti agli aggiornamenti in cerca di rassicurazioni.
Cosa fare, secondo gli esperti
Ridurre l'impatto del doomscrolling è possibile con strategie concrete e sostenibili:
- Finestre informative definite. Scegliere due o tre momenti fissi della giornata per aggiornarsi, invece di controllare le "news oggi" in modo continuo. Sapere quando ci si informerà riduce l'impulso di ricaricare.
- Zona franca serale. Evitare notizie nell'ora prima di dormire aiuta a proteggere il sonno, che è il primo indicatore a peggiorare.
- Fonti selezionate. Preferire poche fonti affidabili a decine di canali frammentati riduce il rumore e l'esposizione ai contenuti più ansiogeni.
- Interruttori fisici. Togliere le notifiche push e tenere lo smartphone fuori dalla camera da letto abbassa la tentazione automatica.
Anche il modo in cui i media raccontano il disagio psicologico incide sulla percezione collettiva: se ne è discusso, ad esempio, a proposito di come la salute mentale venga rappresentata in televisione, tra spettacolarizzazione e reale consapevolezza.
Quando il malessere diventa persistente e interferisce con il lavoro, il sonno o le relazioni, l'autoregolazione può non bastare. In quei casi rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta permette di lavorare sulle cause profonde, in particolare sull'intolleranza all'incertezza che alimenta lo scorrimento compulsivo. Un professionista può proporre tecniche di gestione dell'ansia, esercizi di regolazione dell'attenzione e strumenti per ristabilire un rapporto equilibrato con l'informazione.
Per orientarsi tra i servizi disponibili e riconoscere i segnali che meritano un consulto, il Ministero della Salute mette a disposizione informazioni ufficiali sulla tutela della salute mentale.
Informarsi senza farsi male
La sfida del 2026 non è ignorare la realtà, ma dosarla. Restare cittadini consapevoli è un valore; trasformare l'aggiornamento continuo in una fonte cronica di ansia non lo è. Distinguere tra le due cose è il primo passo per riprendere il controllo del proprio tempo e del proprio equilibrio.
Avvertenza: questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una diagnosi o una consulenza professionale. In presenza di ansia persistente, disturbi del sonno o forte disagio psicologico, si consiglia di rivolgersi a un medico o a uno psicologo qualificato.

Sofia Marino