Un cittadino italiano consulta un avvocato sui propri diritti durante la crisi di governo Meloni 2026

Crisi di governo dopo il referendum: cosa cambia davvero per i cittadini italiani secondo un avvocato

4 min di lettura 24 marzo 2026

Il referendum costituzionale sulla giustizia del 22-23 marzo 2026 si è concluso con la vittoria del No al 54%. Nelle ore successive si è aperta una crisi politica con richieste di dimissioni al governo Meloni e alcune defezioni ministeriali. Cosa cambia concretamente per i cittadini italiani? Un avvocato risponde.

Il referendum sulla giustizia: cosa è successo

Il 22 e 23 marzo 2026 gli italiani sono stati chiamati a esprimersi sul referendum costituzionale promosso dal governo riguardante la riforma della magistratura e la separazione delle carriere. Il No ha prevalso con oltre il 54% dei voti. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che non intende dimettersi e che il governo continua il suo mandato fino alla fine della legislatura.

Nelle ore successive al risultato, si sono registrate alcune defezioni: il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e il capo di gabinetto Giusi Bartolozzi hanno rassegnato le dimissioni. Il movimento "No Sociale" ha organizzato oltre 20 manifestazioni in piazza in tutta Italia chiedendo le dimissioni dell'esecutivo.

La crisi politica è aperta. Ma dal punto di vista giuridico, la situazione è chiara: il governo Meloni è in carica, i decreti sono validi, e le leggi approvate dal Parlamento restano in vigore.

Cosa non cambia: la continuità dello Stato

In Italia, le dimissioni di un governo non producono un vuoto istituzionale immediato. Il presidente della Repubblica accetta le dimissioni — se e quando arrivano — e il governo dimissionario rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti fino alla formazione di un nuovo esecutivo.

Questo significa:

  • I contratti pubblici continuano. Le gare d'appalto già avviate, i finanziamenti del PNRR già approvati e i pagamenti della pubblica amministrazione non si interrompono.
  • Le leggi già approvate restano in vigore. Nessuna norma viene automaticamente abrogata per effetto di una crisi di governo.
  • I procedimenti giudiziari proseguono. I tribunali continuano a operare normalmente — le riforme in corso in Parlamento, invece, si bloccano.

Secondo l'articolo 94 della Costituzione italiana, il governo deve avere la fiducia delle Camere. Se questa viene meno tramite una mozione di sfiducia, il governo è obbligato a dimettersi. Ma un referendum — anche perso — non produce automaticamente questo effetto.

Cosa può cambiare: le riforme in sospeso

La sconfitta referendaria blocca alcune riforme in corso di discussione parlamentare. Le principali:

Riforma della giustizia (separazione delle carriere): La proposta portata avanti dall'esecutivo perde il suo principale sponsor politico. I partiti di opposizione useranno il risultato per bloccarla in Parlamento.

Riforma del Csm: Strettamente legata alla separazione delle carriere, anche questa potrebbe essere rimessa in discussione.

Riforma del codice penale (ddl sicurezza): Testo già approvato ma soggetto a eventuali ricorsi alla Corte Costituzionale, ora più probabili dopo la mobilitazione referendaria.

Per i cittadini e le imprese, la stasi legislativa ha effetti pratici: le norme in vigore restano, ma i cambiamenti attesi — semplificazioni, modifiche fiscali, aggiornamenti normativi — vengono rinviati.

I vostri diritti non dipendono dalla stabilità del governo

Un concetto fondamentale che un avvocato ribadisce spesso: i diritti individuali dei cittadini sono garantiti dalla Costituzione e dalle leggi ordinarie, non dalla tenuta di un governo specifico. In periodi di instabilità politica, la tendenza a rimandare decisioni importanti è comprensibile, ma può essere controproducente.

Se avete in corso una causa civile, amministrativa o penale, l'eventuale crisi di governo non interrompe i termini di prescrizione né le udienze già fissate. Se siete in attesa di una risposta da un ente pubblico — un permesso, un rimborso, un sussidio — i tempi previsti dalla legge restano invariati.

Nota YMYL: Questo articolo è a fini informativi generali. Per questioni legali specifiche legate a procedimenti giudiziari, contratti o diritti individuali, è sempre consigliato rivolgersi a un avvocato qualificato.

Quando rivolgersi a un avvocato in periodi di crisi politica

I momenti di instabilità politica possono creare opportunità o rischi concreti:

  • Contratti con la pubblica amministrazione: Se siete fornitori o appaltatori pubblici e temete rallentamenti nei pagamenti o nella conclusione dei contratti, un avvocato può tutelarvi.
  • Accesso ai fondi pubblici (PNRR, incentivi): I bandi già aperti restano tali, ma i nuovi possono essere sospesi. Un professionista può aiutarvi a presentare istanza nei termini.
  • Procedimenti in corso con enti pubblici: Ricorsi al TAR, opposizioni ad atti amministrativi e pratiche con ministeri possono subire rallentamenti: conoscere i vostri diritti è essenziale.

Sul portale Expert Zoom, avvocati specializzati in diritto amministrativo e costituzionale sono disponibili per una consulenza online. La crisi politica non è un motivo per rinunciare ai propri diritti — è, al contrario, il momento in cui conoscerli è più importante che mai.

La situazione politica italiana è in evoluzione. Seguite i canali istituzionali ufficiali — il sito del Governo italiano aggiorna regolarmente le comunicazioni dell'esecutivo — e consultate un professionista prima di prendere decisioni importanti che dipendono dall'azione della pubblica amministrazione.

I nostri esperti

Vantaggi

Risposte rapide e precise per tutte le tue domande e richieste di assistenza in più di 200 categorie.

Migliaia di utenti hanno ottenuto una soddisfazione di 4,9 su 5 per i consigli e le raccomandazioni fornite dai nostri assistenti.