Luigi Di Maio è tornato sotto i riflettori. Il rappresentante speciale dell'Unione Europea per il Golfo Persico ha incontrato a Doha, il 30 giugno 2026, il primo ministro del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani per discutere di stabilità regionale, del dossier nucleare iraniano e della sicurezza nello Stretto di Hormuz. Un incontro che arriva in un momento cruciale per l'economia italiana, sempre più esposta ai rischi geopolitici di una regione strategica.
Cosa fa Di Maio nel Golfo Persico
Luigi Di Maio è stato nominato Rappresentante Speciale dell'Unione Europea per la Regione del Golfo nel giugno 2023, su proposta dell'Alto Rappresentante per la politica estera dell'UE. Il suo mandato, rinnovato dal Consiglio UE nel 2025 per altri due anni fino al 28 febbraio 2027, lo vede operare come interlocutore privilegiato tra Bruxelles e i sei Paesi del Golfo: Arabia Saudita, Kuwait, Bahrain, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Oman.
Il lavoro di Di Maio si articola su tre assi: dialogo politico, promozione degli investimenti e stabilità diplomatica. È però la crisi iraniana a dominare l'agenda del 2026. Secondo Sbircialanotizia, l'incontro di Doha del 30 giugno ha affrontato i "sviluppi regionali e gli sforzi diplomatici successivi al memorandum tra Washington e Teheran", che ha allentato le tensioni militari ma ha lasciato irrisolte molte questioni commerciali e legali.
Il Consiglio UE ha definito il suo lavoro "eccellente", motivando la proroga con la necessità di consolidare la presenza europea in una regione sempre più strategica per l'approvvigionamento energetico e per il commercio globale.
Lo Stretto di Hormuz: minaccia concreta per il commercio
Il nodo centrale della situazione è lo Stretto di Hormuz. Iran e Oman stanno lavorando a un piano per monetizzare il passaggio delle navi attraverso lo stretto, introducendo un sistema di pedaggi per il transito marittimo. Una mossa che, secondo gli analisti citati da Leggo.it, "spaventa i mercati di USA e UE": circa il 20% del petrolio mondiale transita ogni giorno attraverso quelle acque.
Per l'Italia, Paese che importa una quota significativa del proprio fabbisogno energetico dalla regione, questo scenario ha implicazioni immediate. Un aumento dei costi di transito si traduce in rincari energetici e in difficoltà operative per le imprese italiane che intrattengono relazioni commerciali con i partner del Golfo. E qui entra in gioco la necessità di una consulenza legale specializzata.
Come ha già dimostrato il caso della tensione tra Italia e USA sulle basi militari, riportato da Expert-Zoom, le relazioni diplomatiche possono cambiare rapidamente e le imprese italiane ne pagano le conseguenze sui contratti in corso.
I rischi legali per le aziende italiane: forza maggiore e sanzioni
Molte aziende italiane hanno contratti attivi con partner degli Emirati Arabi Uniti, del Qatar o dell'Arabia Saudita, spesso stipulati in un contesto geopolitico completamente diverso. Con l'attuale instabilità, emergono tre rischi legali concreti che richiedono l'intervento di un avvocato specializzato in diritto internazionale commerciale.
Il primo riguarda le clausole di forza maggiore. Quando eventi straordinari e imprevedibili — come nuovi pedaggi sullo Stretto di Hormuz, blocchi navali o sanzioni internazionali — rendono impossibile o eccessivamente oneroso adempiere a un contratto, le parti possono in teoria invocare la forza maggiore. Ma la giurisprudenza italiana e internazionale richiede che la clausola sia formulata con estrema precisione. Un avvocato può verificare se il contratto la prevede, come è redatta e se è effettivamente invocabile nel caso specifico.
Il secondo rischio riguarda la compliance con le sanzioni europee. Nonostante l'accordo USA-Iran del 2025-2026 abbia avviato un processo di allentamento, molte restrizioni commerciali restano in vigore. Il Regolamento UE n. 267/2012 e i successivi aggiornamenti stabiliscono obblighi precisi per le imprese europee: esportare determinati beni verso l'Iran, o ricevere pagamenti da entità iraniane soggette a restrizioni, può esporre a sanzioni pecuniarie e, nei casi più gravi, a responsabilità penale. In un contesto normativo in rapida evoluzione, affidarsi alla sola lettura dei decreti senza supporto legale è un rischio elevato.
Il terzo asse riguarda la risoluzione delle controversie. I contratti con partner del Golfo spesso prevedono clausole arbitrali che rinviano a organi come il DIFC-LCIA di Dubai o alla Camera di Commercio Internazionale (ICC) di Parigi. In caso di disputa, le procedure arbitrali internazionali seguono regole processuali completamente diverse da quelle dei tribunali italiani: senza assistenza legale specializzata, le imprese si trovano impreparate a gestire procedimenti complessi e costosi.
Le opportunità dopo l'accordo USA-Iran: ma servono contratti aggiornati
La nuova fase diplomatica apre anche opportunità. Secondo fonti comunitarie, il secondo mandato di Di Maio mira a rafforzare le relazioni commerciali tra UE e Golfo, con particolare attenzione agli investimenti nelle energie rinnovabili e nelle infrastrutture. Per le imprese italiane, questo può significare nuovi contratti e nuovi partner.
Ma nuove opportunità richiedono nuovi contratti. Quelli negoziati prima del 2023 potrebbero non includere protezioni adeguate rispetto all'attuale contesto normativo: il pericolo di Hormuz, la variabilità delle sanzioni, le clausole di adattamento ai rischi geopolitici. Come ha evidenziato anche l'analisi sullo Stretto di Hormuz pubblicata da Expert-Zoom, l'instabilità dello stretto è un rischio concreto che le aziende italiane devono saper quantificare e gestire contrattualmente.
Un audit legale dei contratti internazionali esistenti — e una revisione preventiva di quelli in fase di negoziazione — è il passo più efficace che un'impresa italiana può compiere in questo momento.
Cosa fare adesso
La situazione geopolitica nel Golfo Persico è in rapida evoluzione. Di Maio continua a lavorare per garantire stabilità diplomatica, ma la tutela contrattuale delle imprese italiane dipende da professionisti del diritto, non dai diplomatici. Un avvocato specializzato in diritto commerciale internazionale può:
- Rivedere i contratti esistenti con partner del Golfo, identificando clausole di forza maggiore insufficienti o lacune sulla compliance sanzionatoria
- Verificare l'esposizione alle sanzioni EU alla luce degli aggiornamenti normativi post-accordo USA-Iran
- Assistere nelle negoziazioni di nuovi accordi, inserendo clausole di adattamento ai rischi geopolitici della regione
- Gestire eventuali contenziosi attraverso le procedure arbitrali internazionali previste dai contratti con partner del Golfo
Nota (YMYL): Le informazioni di questo articolo hanno carattere giornalistico e non costituiscono consulenza legale. Per situazioni specifiche riguardanti contratti internazionali o sanzioni, è indispensabile rivolgersi a un avvocato qualificato.

Sofia Gallo