Trecentodiecimila firme raccolte, un simbolo in costruzione e una minaccia sempre più concreta di scendere in campo alle politiche del 2027: Alessandro Di Battista è tornato al centro della scena politica italiana con il progetto Schierarsi, e il messaggio è esplicito. Se Giuseppe Conte sceglierà di fare coalizione con Matteo Renzi, l'ex esponente del M5S correrà da indipendente. Ma cosa significa davvero candidarsi fuori dai partiti tradizionali in Italia? Quali sono i requisiti legali, i costi reali e i rischi che nessuno racconta ai candidati civici prima che sia troppo tardi?
Di Battista e Schierarsi: la sfida che interroga la legge elettorale
L'annuncio è arrivato gradualmente, tra interviste e dichiarazioni pubbliche: Di Battista sta valutando una candidatura con il movimento Schierarsi per le elezioni politiche del 2027. Il punto di rottura con l'ex M5S di Conte è esplicito — mai in coalizione con il PD se c'è Renzi — e la raccolta firme per abolire il finanziamento pubblico all'editoria ha già superato le 310.000 sottoscrizioni, di cui 256.000 digitali, secondo i dati diffusi dallo stesso movimento a luglio 2026. Un segnale di mobilitazione che pochi movimenti civici riescono a raggiungere in poche settimane.
Matteo Renzi ha definito Di Battista "un Vannacci di sinistra" — un paragone polemico, certo, ma che mette in luce un problema concreto: costruire una lista elettorale che rispetti tutti i requisiti previsti dalla legge italiana non è mai banale. Gli errori costano caro, e in molti casi portano all'esclusione automatica dalla competizione, indipendentemente dal numero di sostenitori o dalla visibilità mediatica del candidato. La storia elettorale italiana è costellata di liste respinte per vizi formali che niente avevano a che fare con la popolarità politica del movimento.
La domanda che migliaia di cittadini si stanno ponendo, guardando la vicenda Di Battista, è la stessa che ogni candidato indipendente dovrebbe fare propria: ho le basi legali per farcela davvero?
La reazione degli esperti: le trappole del sistema elettorale italiano
Un avvocato esperto in diritto elettorale e costituzionale spiega che il nodo centrale non è la visibilità mediatica, ma la presentazione tecnica della lista. "Il sistema italiano prevede soglie di firme molto precise, autentiche e certificate da pubblici ufficiali abilitati. Un solo errore nella raccolta o nell'autenticazione può rendere nulla l'intera candidatura, anche se hai già stampato i manifesti e prenotato i comizi", chiarisce chi lavora con candidati alle prime armi nelle competizioni nazionali.
La normativa di riferimento è il Decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 30 marzo 1957, ancora vigente nella sua struttura di base e aggiornato più volte. Per partecipare alle elezioni per la Camera dei Deputati con una lista non presente in Parlamento alla data del 31 dicembre 2025, è obbligatorio raccogliere un numero minimo di firme di elettori registrati nel collegio: 500 sottoscrizioni per i collegi con meno di 500.000 abitanti, 1.000 per quelli più grandi. Ogni firma deve essere autenticata da un notaio, da un giudice di pace o da altri pubblici ufficiali abilitati — e questo ha un costo che molti aspiranti candidati sottovalutano.
La parità di genere aggiunge un secondo livello di complessità. Dal 2017, le liste elettorali devono rispettare la rappresentanza: nessun sesso può superare i due terzi dei candidati in lista. Chi non rispetta questo equilibrio vede la lista rigettata dall'ufficio elettorale del Tribunale, senza possibilità di integrazione successiva. Non si possono sostituire candidati dopo la presentazione: o la lista è regolare al momento del deposito, o viene esclusa.
Le tempistiche sono altrettanto stringenti: la presentazione delle candidature avviene in una finestra di pochi giorni dopo la pubblicazione del decreto di convocazione dei comizi. Per le politiche del 2027, i partiti già presenti in Parlamento saranno esentati dalla raccolta firme — una disparità enorme che spiega perché i movimenti civici debbano partire mesi prima degli altri. Il Ministero dell'Interno aggiorna periodicamente le istruzioni operative, ma la struttura della legge rimane invariata nella sua severità.
Il caso di Marco: 500 firme, 2.700 euro e una corsa contro il tempo
Prendiamo il caso di Marco, 38 anni, attivista civico di Perugia, ex simpatizzante M5S che ha deciso di candidarsi al Collegio Uninominale Umbria 1 seguendo l'onda del progetto Schierarsi per le politiche 2027. Il suo collegio conta circa 340.000 abitanti: serve il minimo previsto dalla legge, cioè 500 firme autenticate.
Marco organizza banchetti, raccoglie 520 firme in quattro settimane. Sembra farcela. Ma quando porta le firme all'autenticazione notarile, scopre che 47 di esse appartengono a elettori residenti fuori dal collegio — e non sono valide per la candidatura in quel distretto. Ne restano 473: esattamente 27 in meno del minimo. Deve ricominciare da capo in meno di dieci giorni lavorativi.
Il costo dell'autenticazione notarile oscilla tra €4 e €6 per firma. Per 500 firme: €2.000-3.000 euro di sola autenticazione, da sostenere prima ancora di sapere se la lista sarà ammessa. A questo si aggiungono la cauzione per il deposito del simbolo (circa €10.000, rimborsabile solo se la lista supera l'1% dei voti nel collegio), le spese di stampa dei moduli di raccolta firme e i costi della campagna vera e propria. In totale, una candidatura seria in un collegio medio richiede tra €15.000 e €30.000 di spese preliminari — cifre che un movimento emergente come Schierarsi deve pianificare con mesi di anticipo.
Se la lista viene rigettata dal Tribunale per firme insufficienti, il ricorso al TAR è tecnicamente possibile ma raramente efficace entro i tempi della campagna. I procedimenti amministrativi si misurano in settimane; i calendari elettorali in giorni. Il risultato pratico, nella quasi totalità dei casi, è l'esclusione definitiva.
Ancora più grave: se qualcuno dovesse tentare di "integrare" le firme mancanti con sottoscrizioni false — anche solo per colmare il gap di quei 27 mancanti — entra in gioco l'articolo 100 del DPR 361/1957, che prevede la reclusione da 6 mesi a 3 anni per chiunque sottoscriva con nome falso o falsifichi firme elettorali. Un reato penale che non ha nulla a che fare con le intenzioni politiche dichiarate, ma che può distruggere una carriera civica sul nascere.
Tre errori frequenti che annullano tutto
Oltre alle firme, gli avvocati specializzati segnalano altri tre errori sistematici che colpiscono le liste indipendenti:
Il simbolo troppo simile ad altri già depositati. L'ufficio centrale elettorale può rigettare un simbolo ritenuto confondibile con quelli di partiti esistenti. Il deposito va rifatto entro ore, con un nuovo grafico. Schierarsi, come ogni movimento di recente costituzione, dovrà superare questo esame prima di qualsiasi altra fase.
La lista non paritetica. Se su 10 candidati ci sono 7 uomini e 3 donne, la lista viola il limite dei due terzi. L'ufficio elettorale non integra — rigetta. L'errore è irrecuperabile nel momento in cui scadono i termini di presentazione.
Il candidato non elettore nel collegio. Un candidato deve essere iscritto nelle liste elettorali di quel collegio. Se c'è un trasferimento di residenza recente non ancora aggiornato nei registri comunali, la candidatura può essere impugnata dagli avversari — e i Tribunali, di regola, non attendono le lentezze burocratiche.
Cosa fare adesso se stai valutando una candidatura
Se la vicenda Di Battista ti ha fatto pensare che il 2027 potrebbe essere il momento giusto per scendere in campo — in qualsiasi schieramento e a qualsiasi livello — la prima mossa non è trovare sostenitori o aprire un profilo social. È consultare un avvocato specializzato in diritto elettorale e costituzionale.
Le domande da porre subito, prima ancora di raccogliere una sola firma:
- In quale collegio sono elettore, e quante firme servono esattamente per quel distretto?
- Ho un gruppo promotore già strutturato, o devo costruirlo da zero in poche settimane?
- La composizione della mia lista rispetta già i requisiti di parità di genere?
- Ho disponibilità finanziaria reale per coprire autenticazione, cauzione e deposito?
Un consulto con uno specialista del settore — reperibile su ExpertZoom nella categoria Avvocati — può evitare mesi di lavoro vanificati da un errore tecnico apparentemente irrilevante. Non è un dettaglio secondario: nelle ultime tre legislature italiane, decine di liste sono state escluse per vizi formali nella raccolta firme o nel deposito del simbolo, e non per mancanza di consenso popolare.
Le regole del gioco elettorale sono precise e non perdonano l'improvvisazione. Per chi vuole davvero incidere sul panorama politico italiano — seguendo o sfidando l'esempio di Di Battista — il percorso legale è il primo passo concreto, non l'ultimo.
Questo articolo ha finalità informativa e non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, è necessario rivolgersi a un avvocato qualificato in diritto elettorale e costituzionale.

Chiara Romano