Il 31 agosto 2026, dopo oltre sette mesi di assenza forzata, David Neres è tornato in campo con la maglia del Napoli contro il Como, entrando all'80° minuto in sostituzione. Brasiliano, ala destra, 29 anni: la sua stagione 2025/2026 era stata stroncata da un grave infortunio alla caviglia sinistra a gennaio, che aveva richiesto un intervento chirurgico e un lungo percorso riabilitativo. La sua storia non riguarda solo il calcio di alto livello — riguarda chiunque abbia mai subito una distorsione durante una partita della domenica e si sia chiesto: dovrei preoccuparmi davvero?
Sette mesi ai box: cosa è successo a Neres
Il calvario di Neres è iniziato durante la stagione 2025/2026, quando una torsione del piede sinistro durante un'azione di gioco ha provocato un danno ai legamenti della caviglia così severo da richiedere un'operazione chirurgica. La prognosi iniziale parlava di alcuni mesi di stop; la realtà è stata ben diversa, con una convalescenza protrattasi per oltre sette mesi — una delle assenze più lunghe nella carriera del brasiliano.
Il giocatore ha trascorso la prima fase del recupero in clinica, seguito poi dai fisioterapisti del club partenopeo a Castel Volturno. Ha saltato interamente il finale di stagione 2025/2026, la pre-stagione estiva — incluse le amichevoli di Dimaro e Castel di Sangro — e le prime due giornate di Serie A 2026/2027. Solo dopo la sfida di agosto contro il Genoa, le sue condizioni sono state dichiarate sufficienti per un rientro graduale.
L'assenza ha avuto implicazioni anche sul piano del calciomercato estivo del Napoli: il valore di mercato del brasiliano ha subito un calo sensibile durante i mesi di inattività, e le offerte di club europei e sudamericani — che si erano fatte avanti nella sessione estiva — sono state rifiutate dalla dirigenza azzurra, convinta che il giocatore potesse tornare ai livelli precedenti.
L'infortunio alla caviglia nel calcio: un fenomeno sottostimato
L'infortunio di Neres non è un caso isolato. Le lesioni alla caviglia rappresentano una delle patologie più frequenti tra i calciatori a tutti i livelli. Secondo i dati elaborati dall'Istituto Superiore di Sanità, le distorsioni di caviglia costituiscono tra il 15% e il 20% di tutti gli infortuni sportivi documentati in Italia, con un'incidenza particolarmente elevata nel calcio — dove i cambi di direzione rapidi, i contrasti di gioco e le superfici irregolari moltiplicano il rischio.
Il meccanismo più comune è la supinazione forzata del piede: il famoso "girarsi la caviglia" che può coinvolgere uno o più legamenti della caviglia esterna, in particolare il legamento peroniero-astragalico anteriore. Nei casi più gravi — come quello di Neres — il danno legamentoso si associa a lesioni osteo-cartilaginee o fratture che richiedono intervento chirurgico e mesi di riabilitazione intensiva.
Il problema è che molti sportivi amatoriali tendono a sottovalutare questo tipo di trauma: si applica del ghiaccio, si aspetta qualche giorno e si torna in campo. Ma quando il danno riguarda più strutture legamentose, un approccio di questo tipo può tradursi in instabilità cronica della caviglia, dolore persistente e un rischio di recidive che aumenta fino al 70% nei tre anni successivi al primo episodio non trattato adeguatamente.
Il caso del calciatore amatoriale: quando tre giorni di riposo non bastano
Immaginate un calciatore amatoriale di 36 anni, portiere del sabato sera in un campionato di terza categoria milanese. A luglio 2026, durante un atterraggio su un pallone cross, atterra male e si distorce la caviglia destra. Il gonfiore arriva immediato, ma il dolore — pur intenso al momento — si attenua nelle ore successive. Applica ghiaccio per due giorni, prende un antinfiammatorio e, dopo tre giorni, torna ad allenarsi con i compagni.
Sei settimane dopo, la caviglia continua a cedere durante i cambi di direzione. Ogni scatto laterale provoca un dolore acuto alla faccia esterna del piede. Solo a quel punto decide di fare una risonanza magnetica.
La diagnosi: rottura parziale del legamento peroniero-astragalico anteriore e del legamento calcaneale-fibulare — lesioni che, se trattate correttamente entro le prime 48-72 ore con un programma riabilitativo strutturato, avrebbero richiesto 6-8 settimane di recupero. Arrivate tardivamente, con i tessuti legamentosi già cicatrizzati in posizione parzialmente scorretta, la prognosi si allunga a 16-20 settimane e la probabilità di sviluppare instabilità cronica sale oltre il 35%.
La logica è semplice ma spesso ignorata: se dopo una distorsione il gonfiore persiste oltre 48-72 ore, se il carico sul piede è impossibile o provoca dolore acuto, o se si avverte un rumore di schiocco al momento dell'infortunio, è necessario almeno una radiografia in urgenza per escludere fratture. Se la radiografia è negativa ma il dolore non migliora entro 7-10 giorni, la risonanza magnetica è lo step successivo. La differenza economica tra un accertamento tempestivo e un trattamento tardivo di instabilità cronica può essere sostanziale: un percorso riabilitativo precoce costa mediamente 800-1.500 euro; un intervento chirurgico tardivo per instabilità cronica può superare i 4.000-6.000 euro tra chirurgia, fisioterapia post-operatoria e tempi di recupero.
Il recupero: non basta il riposo assoluto
Un aspetto che sorprende spesso i calciatori amatoriali è che il riposo totale non equivale a un recupero corretto. Nel caso di Neres, il percorso riabilitativo ha incluso fasi precise e progressive: immobilizzazione iniziale, mobilizzazione precoce controllata, rafforzamento muscolare (con focus sui muscoli peronei e sul tibiale anteriore), lavoro propriocettivo per rieducare l'equilibrio e la stabilità articolare, e infine il ritorno graduale al gesto sportivo specifico.
Questo schema — codificato nelle linee guida delle principali società di ortopedia sportiva internazionali — si applica anche allo sportivo amatoriale. Un fisioterapista specializzato in medicina dello sport può strutturare un programma in 4-8 settimane per le distorsioni di grado I-II, e fino a 16-24 settimane per le lesioni più gravi o per chi è reduce da un intervento chirurgico.
Il rischio principale di un rientro prematuro è l'instabilità cronica: la caviglia perde la sua "memoria propriocettiva" e diventa vulnerabile durante i gesti ad alto rischio tipici del calcio — atterraggi su un piede, scatti laterali, cambi di direzione, contrasti. In assenza di un percorso riabilitativo completo, ogni nuovo episodio di distorsione tende ad essere più grave del precedente.
Cosa fare se ti infortuni in campo
Il protocollo POLICE — Protection, Optimal Loading, Ice, Compression, Elevation — ha sostituito il tradizionale RICE nelle linee guida internazionali aggiornate. La differenza sostanziale è l'introduzione del "carico ottimale": l'immobilizzazione totale e prolungata non accelera la guarigione dei legamenti, anzi può rallentarla. Il carico progressivo, guidato da un professionista, stimola la corretta riorganizzazione del collagene nei tessuti lesionati.
In pratica, per uno sportivo amatoriale con una distorsione di caviglia:
- Entro le prime 72 ore: ghiaccio per 15-20 minuti ogni 2-3 ore, bendaggio compressivo, elevazione del piede e limitazione del carico. Mobilità dolce e controllata se il dolore lo consente — non immobilità totale.
- Tra il 3° e il 7° giorno: rivalutazione clinica se il gonfiore non si riduce o il carico rimane doloroso. Una radiografia rimane lo strumento diagnostico di primo livello per escludere fratture.
- Dalla seconda settimana in avanti: se indicata, risonanza magnetica per valutare l'entità del danno legamentoso. Avvio del percorso fisioterapico con un professionista esperto in infortuni sportivi.
- Dal primo mese: lavoro propriocettivo, rinforzo muscolare mirato e rientro graduale sul campo, con il via libera esplicito dello specialista.
Consultare un medico dello sport o un ortopedico specializzato non è un eccesso di prudenza — è l'unico modo per valutare correttamente l'entità del danno e prevenire conseguenze che possono compromettere la vita sportiva per mesi o anni. Un professionista della salute può anche consigliare tutori funzionali, esercizi preventivi specifici e strategie per ridurre il rischio di recidive nei calciatori con storia di instabilità di caviglia.
Il ritorno in campo di Neres, dopo sette mesi di lavoro silenzioso, è il risultato di un protocollo medico rigoroso e di un team multidisciplinare. Lo sportivo amatoriale ha accesso agli stessi strumenti diagnostici e terapeutici: la differenza sta nel sapere quando — e a chi — rivolgersi.
Nota: le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere divulgativo e non sostituiscono una valutazione medica individuale. In caso di infortunio, è sempre consigliabile rivolgersi a un medico o a un professionista della salute qualificato.

Sofia Marino