Comolli, Vlahovic e i grandi contratti: perché i calciatori hanno bisogno di un consulente patrimoniale

Vista aerea dell'Allianz Stadium di Torino, sede della Juventus Football Club

Photo : Matteo Aresca 05 / Wikimedia

Sofia Sofia RomanoConsulenza Patrimoniale
5 min di lettura 16 aprile 2026

Il 13 aprile 2026, Damien Comolli, direttore sportivo della Juventus, ha dichiarato che il club punta a un mercato estivo ambizioso indipendentemente dalla qualificazione in Champions League. "Penso che il nostro mercato sarà ambizioso, non importa dove finiremo," ha detto Comolli in conferenza stampa. Sullo sfondo, negozia il rinnovo di Dušan Vlahovic, il cui contratto scade il 30 giugno 2026 e il cui stipendio attuale di 12 milioni di euro netti all'anno è considerato fuori dalle nuove linee guida salariali del club.

La trattativa Vlahovic — con la Juventus che offre circa 6-7 milioni di euro all'anno, più bonus, dimezzando di fatto l'ingaggio — è diventata un caso mediatico. Ma al di là dei tifosi e delle trattative calcistiche, questa storia offre uno spunto prezioso per tutti: la gestione del patrimonio nelle carriere ad alta intensità economica, dove i guadagni sono concentrati in pochi anni e le decisioni finanziarie hanno un impatto che dura decenni.

Quanto guadagna davvero un calciatore professionista

Il contratto di un calciatore professionista in Italia si divide in tre componenti principali. Lo stipendio fisso (parte base garantita), i bonus legati alle prestazioni individuali e collettive — gol, presenze, titoli vinti, convocazioni in Nazionale — e i diritti d'immagine, ovvero il compenso per l'utilizzo del nome e dell'immagine a fini commerciali.

La Juventus, secondo le proposte circolate ad aprile 2026, offrirebbe a Vlahovic una base di 6 milioni più un milione in bonus. I diritti d'immagine rappresentano un ulteriore capitolo negoziale: secondo il Decreto Legislativo 36/2021, devono essere depositati presso la FIGC e godono di un trattamento previdenziale agevolato (fino al 40% del totale escluso dalla contribuzione pensionistica).

La carriera di un calciatore dura in media 15-20 anni

Un calciatore professionista italiano ha mediamente una carriera attiva di 15-20 anni. In questo lasso di tempo, può accumulare un patrimonio significativo — ma ha anche una finestra temporale molto più ristretta rispetto a un lavoratore ordinario per costruire una sicurezza finanziaria duratura.

I dati internazionali sono impietosi. Secondo uno studio di Sports Illustrated citato da diverse analisi del settore, il 60% degli ex giocatori NBA va in bancarotta entro cinque anni dal ritiro. Nel calcio europeo, la fondazione xPro stima che tre giocatori su cinque della Premier League dichiarino il fallimento entro cinque anni dalla fine della carriera.

In Italia, il fenomeno non è estraneo. Casi come quello di Andreas Brehme — campione del mondo 1990 con l'Inter, protagonista di vicende patrimoniali difficili post-ritiro — o di investitori calcistici come Christian Vieri, coinvolto in difficoltà aziendali, ricordano che redditi elevati non garantiscono automaticamente benessere finanziario nel lungo periodo.

Il ruolo dell'agente sportivo e del consulente patrimoniale

Il dibattito sulle trattative della Juventus mette in luce una distinzione fondamentale che molti atleti (e non solo) ignorano: l'agente sportivo e il consulente patrimoniale svolgono funzioni completamente diverse.

L'agente sportivo — il procuratore — si occupa di negoziare il contratto con il club, gestire i trasferimenti e tutelare gli interessi sportivo-economici del giocatore nelle trattative. È la figura che tratta lo stipendio, le clausole di rescissione, le modalità di pagamento dei bonus. In Italia, gli agenti devono essere registrati alla FIGC ai sensi del Decreto Legislativo 28 febbraio 2021.

Il consulente patrimoniale, invece, interviene dopo: gestisce il capitale accumulato, costruisce un piano di investimento diversificato, ottimizza la fiscalità, pianifica il passaggio al post-carriera. È la figura che risponde alla domanda: "Ho guadagnato 20 milioni di euro in dieci anni — come faccio in modo che durino per il resto della mia vita?"

Le grandi agenzie sportive internazionali offrono entrambi i servizi. Ma per i calciatori che operano a un livello medio-alto — Serie B, Serie A, campionati minori europei — l'accesso a una gestione patrimoniale professionale è spesso insufficiente.

Il Fondo Fine Carriera e l'iniziativa degli ex calciatori

A febbraio 2026, oltre 150 ex calciatori e allenatori italiani hanno firmato un'iniziativa pubblica per chiedere maggiore trasparenza nella gestione del Fondo Fine Carriera, il fondo previdenziale gestito dalla Lega che dovrebbe garantire una copertura economica ai giocatori dopo il ritiro. Tra i promotori, l'ex portiere Emiliano Viviano e Thomas Berthold, campione del mondo 1990.

L'iniziativa ha portato all'attenzione pubblica un problema strutturale: molti calciatori non sanno come vengono gestiti i loro contributi previdenziali, né quali risorse avranno a disposizione dopo la fine della carriera agonistica. Secondo un'indagine citata nel contesto dell'iniziativa, il 66% dei calciatori italiani attivi tra il 1988 e il 1999 aveva previsto di restare nel calcio anche dopo il ritiro — ma solo il 16,5% ci è riuscito effettivamente.

Il problema non riguarda solo la pianificazione della carriera post-sportiva, ma la gestione di un capitale che può essere ingente durante gli anni di attività e che rischia di dissolversi rapidamente senza una strategia consapevole.

Cosa dicono i numeri: agevolazioni fiscali e pianificazione

Per i calciatori stranieri che si trasferiscono in Italia, il Decreto Legislativo 209/2023 sui lavoratori impatriati prevede l'esenzione del 50% del reddito imponibile per i primi cinque anni di residenza fiscale in Italia (estendibile fino a otto anni in presenza di figli minori o acquisto della prima casa), con un tetto massimo di 600.000 euro annui. Questa norma — aggiornata rispetto al vecchio "Decreto Crescita" — è uno degli strumenti fiscali più rilevanti per un consulente patrimoniale che assiste atleti in entrata nel campionato italiano.

Per un calciatore italiano o per un privato che non accede a queste agevolazioni, il lavoro di pianificazione patrimoniale include: diversificazione degli investimenti (immobili, mercati finanziari, strumenti previdenziali complementari), protezione del patrimonio attraverso strutture giuridiche appropriate (trust, holding), e pianificazione successoria.

Il principio vale per tutti

Le trattative Vlahovic-Juventus fanno notizia perché le cifre sono milionarie. Ma il principio che illustrano è universale: nelle fasi di vita in cui il reddito è alto e concentrato — un giovane professionista, un imprenditore in una fase di crescita, un lavoratore con bonus significativi — pianificare il futuro finanziario non è un lusso, è una necessità.

Secondo i dati pubblicati dalla Banca d'Italia nell'Indagine sul risparmio delle famiglie italiane, meno del 30% delle famiglie italiane si è rivolta a un consulente finanziario professionale per la gestione dei propri risparmi. Eppure la presenza di un professionista fa una differenza misurabile nelle scelte di investimento a lungo termine.

Un consulente patrimoniale non è riservato ai calciatori di Serie A. È accessibile a chiunque abbia la necessità — e la lungimiranza — di costruire una strategia per il futuro.

Questo articolo ha scopo informativo generale e non costituisce consulenza finanziaria o fiscale professionale. Per decisioni di investimento o pianificazione patrimoniale, rivolgiti sempre a un consulente qualificato.


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