Csaba Dalla Zorza torna al centro dell'attenzione nel 2026 con un nuovo volume che intreccia bon ton, comunicazione digitale e consulenza personale. L'autore, noto al grande pubblico per i programmi televisivi e i saggi sull'etichetta, propone una riflessione aggiornata su come le regole del vivere civile si adattino a una società sempre più veloce e iperconnessa.
Il libro, anticipato da alcune interviste e preview editoriali, esplora il tema della relazione tra persone in contesti professionali e privati. Dalla gestione dell'invito a cena al modo in cui si presenta una richiesta per email, Dalla Zorza offre uno schema pratico per chi desidera comunicare con chiarezza senza risultare formale a oltranza. La premessa è semplice: l'educazione non è una gabbia di convenzioni, ma uno strumento per risparmiare tempo, ridurre malintesi e costruire fiducia.
Uno dei capitoli più discussi riguarda l'uso dello smartphone in riunione. L'autore sostiene che abbassare lo sguardo sul display durante un incontro di lavoro non sia solo una scortesia, ma un segnale di disattenzione che può incidere sulla negoziazione. La soluzione proposta non è l'astensione totale, bensì una regola esplicita condivisa all'inizio dell'incontro: dispositivi in silenzio, visibili solo in caso di urgenza concordata. Questo piccolo patto, secondo l'autore, alza il livello percepito della conversazione e velocizza le decisioni.
Parallelamente, il volume dedica ampio spazio all'ospitalità. Dalla Zorza distingue tra ospitare e ricevere: il primo termine indica l'accoglienza informale, il secondo un evento organizzato con un obiettivo. Per entrambe le situazioni fornisce checklist concrete, dalla composizione del menù alla disposizione dei posti a tavola, fino al momento del saluto e dell'accompagnamento all'uscita. L'obiettivo non è impressionare gli invitati con formalismi eccessivi, ma farli sentire a proprio agio e valorizzare la conversazione.
Il 2026 sembra essere anche l'anno in cui il bon ton viene riletto attraverso la lente della sostenibilità. L'autore dedica pagine alla scelta di fiori di stagione per la tavola, all'uso di carta riciclata per gli inviti e alla riduzione degli sprechi alimentari durante i pranzi festivi. Questo approccio riflette una tendenza più ampia: sempre più persone cercano un modo di vivere elegante ma responsabile, in cui il rispetto per gli altri si estende anche al rispetto per l'ambiente.
Per i professionisti del settore dei servizi, il messaggio di fondo è rilevante. Consulenze, attività di supporto domestico, studi legali e tecnici operano tutti in un mercato in cui la prima impressione conta. L'articolo di Dalla Zorza non riguarda solo la tavola, ma il modo in cui ci si presenta, si risponde a una richiesta, si gestisce un ritardo o si conclude un appuntamento. Ogni dettaglio comunica un valore e, in un marketplace di consulenza, quel valore può tradursi in fiducia e in nuove opportunità.
Il volume affronta anche il tema del rifiuto educato. Rifiutare un incarico, una proposta o un invito senza urtare la suscettibilità altrui è una competenza spesso sottovalutata. Dalla Zorza propone una formula chiara: ringraziamento, motivo breve, eventuale alternativa. Questo schema può essere applicato in ambito professionale per declinare collaborazioni che non rientrano nella propria specializzazione o per indicare disponibilità limitata nel tempo. Chi lavora in consulenza sa bene che dire di no in modo corretto protegge la propria reputazione più di una disponibilità forzata.
Non manca un capitolo dedicato alla comunicazione scritta. Dalla mail formale al messaggio istantaneo, l'autore distingue i registri e invita a non usare lo stesso tono per tutti i canali. Una richiesta di consulenza, ad esempio, merita un oggetto chiaro, una breve presentazione e una domanda specifica. Scartare questi elementi aumenta il rischio che il messaggio venga ignorato o interpretato come poco importante. Allo stesso modo, la risposta di un professionista dovrebbe contenere un saluto, una conferma della comprensione della richiesta e una proposta concreta di passaggio successivo.
Un altro spunto interessante emerge dal confronto tra etichetta tradizionale e nuovi strumenti digitali. Le videochiamate, le piattaforme di prenotazione e le app di messaggistica hanno introdotto gesti inediti, dalla scelta dello sfondo alla puntualità virtuale. Dalla Zorza suggerisce di trattare questi spazi come vere e proprie stanze di ricevimento: ordinate, illuminate in modo appropriato e libere da distrazioni. Un professionista che si presenta in video con il microfono attivo, uno sfondo neutro e una connessione stabile comunica attenzione prima ancora di parlare.
Il tema della puntualità viene affrontato con pragmatismo. L'autore distingue tra ritardo inevitabile e ritardo abituale, e fornisce una regola semplice: avvisare non appena si prevede il disagio, proporre una nuova fascia oraria e, se possibile, offrire una piccola compensazione simbolica. Questa sequenza non è solo questione di buona creanza, ma anche di gestione del rischio relazionale. Un cliente avvertito per tempo percepisce rispetto, mentre un ritardo taciuto genera insicurezza e può intaccare il giudizio complessivo sul servizio.
Infine, Dalla Zorza ribadisce un principio antico ma attuale: l'educazione si misura soprattutto nel modo in cui si trattano chi non può nulla per noi e chi è in difficoltà. In un'epoca di recensioni istantanee e giudizi pubblici, questo richiamo all'equilibrio e alla discrezione appare particolarmente opportuno. Il nuovo libro non propone quindi un catalogo di regole, ma un metodo per muoversi con sicurezza in contesti sociali e professionali, mantenendo autenticità e rispetto reciproco. Per chi offre consulenza specializzata, questo approccio rappresenta un vantaggio competitivo concreto e misurabile nel tempo.

Giulia Romano