La partita Cosenza-Potenza, valida per la 2ª giornata della Serie C Sky Wifi 2026/27, si disputa questa sera alle 21:00 allo Stadio Ezio Scida di Crotone — a porte chiuse. Una doppia anomalia: il Cosenza gioca lontano dal proprio Stadio Marulla, e nessun tifoso potrà assistere al match. Il Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria ha respinto ieri il ricorso d'urgenza del Potenza Calcio contro il decreto del Prefetto di Crotone, confermando la decisione. Ma chi ha acquistato un abbonamento stagionale al Cosenza ha diritto al rimborso per questa gara?
Stadio Marulla inagibile, match a Crotone: come si è arrivati a questa situazione
Il Cosenza Calcio, retrocesso dalla Serie B alla Serie C al termine della stagione 2025/26, non può utilizzare lo Stadio San Vito-Marulla di Cosenza per ragioni tecniche legate all'agibilità dell'impianto. La società calabrese è stata costretta a individuare una sede alternativa per le gare casalinghe: lo Stadio Ezio Scida di Crotone, a circa 90 chilometri di distanza.
Una soluzione già problematica per i tifosi del Cosenza, che devono spostarsi in un'altra città per assistere alle partite della propria squadra. Ma la situazione è diventata ancora più pesante quando il Prefetto della Provincia di Crotone ha emesso un'ordinanza che vieta l'accesso al pubblico allo Scida in occasione di Cosenza-Potenza, per ragioni di ordine pubblico e sicurezza.
Il Potenza Calcio ha risposto presentando un ricorso d'urgenza al TAR della Calabria, motivandolo con la tutela dei propri tifosi lucani che avevano organizzato il viaggio. Il 28 agosto 2026, il TAR ha respinto il ricorso, confermando il decreto prefettizio: la partita si gioca, ma senza pubblico sugli spalti. Come ha dichiarato il patron del Potenza, Donato Macchia, si tratta di una decisione che penalizza i supporter lucani, molti dei quali avevano già acquistato il biglietto o prenotato il viaggio.
Cosa dice la legge: i diritti degli abbonati quando una gara è a porte chiuse
In Italia, quando una partita si disputa a porte chiuse — per ordine delle autorità, decisione della FIGC o provvedimento disciplinare — gli abbonati non perdono automaticamente il diritto al rimborso della quota relativa a quella gara. Il principio è radicato nel Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005) e confermato da numerose pronunce dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM).
L'AGCM ha aperto e concluso procedimenti contro Inter, Cagliari, Roma, Milan e altri club di Serie A, dichiarando abusive le clausole contrattuali che escludevano qualsiasi responsabilità della società in caso di variazione di data, luogo o modalità di svolgimento della partita — incluse le gare disputate a porte chiuse. Tali clausole violano l'art. 33 del Codice del Consumo, che vieta le clausole che determinano un significativo squilibrio nei diritti e negli obblighi derivanti dal contratto a danno del consumatore.
Il principio si applica anche ai club di Lega Pro e Serie C. La normativa consumeristica non conosce distinzioni di categoria: un abbonamento calcistico è un contratto di prestazione di servizi e, se il servizio diventa impossibile per cause non imputabili al consumatore, quest'ultimo ha diritto alla restituzione proporzionale della quota versata. Clausole che escludano il rimborso "in caso di gara a porte chiuse" o "per motivi di ordine pubblico" sono considerate abusive dai giudici italiani e dall'AGCM stessa.
Il caso dell'abbonato del Cosenza: quante gare sono a rischio?
La questione non si limita alla singola partita del 29 agosto. Il Cosenza gioca tutte le proprie gare casalinghe della stagione 2026/27 lontano dal Marulla, allo Scida di Crotone. Se la situazione dell'impianto cosentino non si risolve rapidamente, ogni partita dipende dall'eventuale disponibilità della Prefettura di Crotone a consentire l'accesso al pubblico. In uno scenario di instabilità prolungata, gli abbonati del Cosenza potrebbero ritrovarsi esclusi da più incontri nel corso della stagione.
La Lega Pro ha fissato per il Cosenza un calendario di 19 gare casalinghe nell'arco della stagione regolare. Se anche solo 3 di queste si disputassero a porte chiuse, l'abbonato avrebbe perso circa il 16% del valore del proprio abbonamento senza alcuna compensazione automatica da parte del club. Se le partite a porte chiuse salissero a 5, la perdita supererebbe il 26% — circa un quarto dell'investimento stagionale.
È un rischio concreto e quantificabile, che merita attenzione immediata da parte di chi ha già acquistato il tagliando stagionale biancorosso.
Caso concreto — Marco, 34 anni di Cosenza: abbonamento da 150 euro, una gara già persa
Marco è un commerciante di 34 anni di Cosenza. A luglio 2026 ha acquistato un abbonamento al Cosenza Calcio per la stagione di Serie C a €150, comprensivo delle 19 gare casalinghe previste. Il valore proporzionale di ogni singola partita è di circa €7,89 (150 ÷ 19).
Con il Marulla inagibile, le partite "casalinghe" si giocano allo Scida di Crotone — già un disagio importante per Marco, che non ha l'auto e deve organizzarsi con i mezzi pubblici tra due città non ben collegate. Poi arriva l'ordinanza del Prefetto: Cosenza-Potenza si disputa a porte chiuse. Marco non può assistere alla partita.
Se il club non rimborsa spontaneamente, si apre lo scenario seguente:
- Ipotesi A (1 gara a porte chiuse): perdita di €7,89 — modesta ma ingiusta secondo il Codice del Consumo.
- Ipotesi B (3 gare a porte chiuse): perdita di €23,68 — sufficiente per valutare una diffida formale.
- Ipotesi C (5 gare a porte chiuse): perdita di €39,47 — soglia che giustifica pienamente un'azione legale davanti al Giudice di Pace (competente fino a €5.000) o un esposto all'AGCM.
Come si comporta la legge? Se il contratto di abbonamento contiene una clausola che esclude il rimborso per partite a porte chiuse, quella clausola è abusiva ai sensi dell'art. 33, lettera b) del Codice del Consumo, in quanto esclude o limita le azioni del consumatore nei confronti del professionista in caso di inadempimento totale o parziale. Marco può disconoscerla e richiedere il rimborso comunque.
Come si è visto in casi analoghi nel calcio italiano, la procedura è la stessa: diffida scritta al club, poi — se ignorata — azione legale o esposto all'autorità competente.
Come fare valere i propri diritti in 4 passi
Se hai acquistato un abbonamento al Cosenza Calcio per la stagione 2026/27 e non hai potuto assistere alla gara contro il Potenza del 29 agosto — o se temi che altre partite vengano disputate a porte chiuse — ecco il percorso consigliato:
1. Conserva tutta la documentazione. Abbonamento, ricevuta di pagamento, screenshot dell'ordinanza prefettizia, notizie di stampa sulla decisione del TAR. Ogni documento potrà essere utile in sede legale.
2. Leggi le condizioni contrattuali dell'abbonamento. Cerca clausole che riguardino "variazioni di luogo o modalità" della partita, "eventi di forza maggiore" o "partite a porte chiuse". Se trovi una clausola che esclude il rimborso, segnalala a un avvocato: è quasi certamente abusiva sulla base dei precedenti AGCM.
3. Invia una richiesta scritta al club. Entro 30 giorni dalla partita, invia una PEC o raccomandata A/R al Cosenza Calcio S.p.A. indicando: i tuoi dati, il numero e il valore dell'abbonamento, la partita non fruita, e la richiesta di rimborso proporzionale citando l'art. 33 del D.Lgs. 206/2005 e la normativa AGCM sulle clausole abusive negli abbonamenti sportivi.
4. In caso di mancata risposta entro 30 giorni, hai diverse opzioni: esposto all'AGCM, ricorso al Giudice di Pace (per importi inferiori a €5.000, procedura rapida e a basso costo), o mediazione civile obbligatoria per controversie consumeristiche.
Per tifosi del Potenza che avevano acquistato biglietti singoli per la trasferta, il meccanismo è più diretto: il biglietto dà diritto ad assistere a una partita cui non è stato possibile accedere per decisione dell'autorità. Il rimborso integrale è dovuto dal venditore — che sia il club, la piattaforma di ticketing o il rivenditore autorizzato.
Diritto sportivo e diritti del consumatore: un avvocato può fare la differenza
Casi come quello di Cosenza-Potenza mettono in luce un paradosso ricorrente nel calcio italiano dei campionati minori: le decisioni delle autorità (Prefettura, FIGC, Lega Pro) ricadono sui tifosi, che si trovano a dover tutelare i propri diritti da soli, spesso senza conoscere gli strumenti legali disponibili.
Un avvocato specializzato in diritto sportivo o diritto del consumatore può analizzare il contratto di abbonamento, identificare clausole abusive, redigere una diffida efficace e — nei casi più gravi — valutare l'opportunità di un'azione collettiva. Come spiegano situazioni analoghe già emerse nel calcio italiano, la consulenza preventiva è sempre la scelta più prudente prima di agire in modo autonomo.
Per chi si trova in una situazione simile a quella di Marco — un abbonato che non sa se potrà godere delle gare casalinghe della propria squadra durante l'intera stagione — consultare un esperto è il primo passo per capire se vale la pena agire e come farlo nel modo più efficace. Su Expert Zoom puoi trovare avvocati specializzati in diritto del consumatore e diritto sportivo, pronti a valutare la tua situazione in modo rapido e senza impegno.
Nota: questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, si raccomanda di rivolgersi a un avvocato.

Sofia Gallo