Colosseo: operaio 22enne morto con imbracatura sganciata, cosa dice la legge sui lavori in quota

Vista panoramica del Colosseo di Roma al tramonto

Photo : Paolo Costa Baldi / Wikimedia

Marco Marco BianchiArtigiani per la Casa
7 min di lettura 23 settembre 2026

Il 23 settembre 2026, intorno alle 00:30, Andrea Moretti, operaio rocciatore di 22 anni, è caduto da circa dieci metri all'interno del Colosseo di Roma mentre lavorava all'installazione del nuovo impianto di illuminazione dell'Anfiteatro Flavio. I soccorritori hanno tentato di rianimarlo senza riuscirci. Gli investigatori hanno trovato la sua imbracatura non agganciata alla fune di sicurezza. La Procura di Roma ha aperto un'indagine per omicidio colposo contro ignoti. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha disposto la chiusura immediata dell'intero Parco Archeologico e la sospensione di tutti i cantieri attivi nell'area. Un monumento che nel solo 2025 ha accolto oltre sette milioni di visitatori è rimasto deserto. La domanda che rimbalza nelle redazioni e nei sindacati è semplice quanto urgente: come si può lavorare legalmente in quota su un sito del patrimonio culturale, e chi controlla che ogni procedura sia rispettata?

Il cantiere nel buio: cosa stava facendo Andrea Moretti

I lavori di illuminazione del Colosseo fanno parte di un piano di valorizzazione dell'Anfiteatro Flavio, affidato attraverso un contratto pubblico del Parco Archeologico. Le operazioni notturne — scelte per non interferire con i flussi turistici — richiedevano tecnici specializzati nelle "tecniche di accesso e posizionamento su fune", i cosiddetti rocciatori industriali. Si tratta di una delle specializzazioni più rare e rischiose del settore: pochi professionisti certificati, richiestissimi nei cantieri su strutture storiche, torri, ponti e architetture inaccessibili ai ponteggi tradizionali.

Nonostante i suoi 22 anni, Andrea Moretti era già specializzato in questo tipo di lavoro. Era di Crognaleto, in provincia di Teramo, ed era descritto da chi lo conosceva come un ragazzo appassionato e competente. La sua morte è avvenuta nella sezione del secondo ordine dell'anfiteatro. Secondo quanto riportato da Il Messaggero del 23 settembre 2026, l'imbracatura indossata non era agganciata ad alcuna fune: un dettaglio su cui si concentra ora l'indagine della Procura. La premier Giorgia Meloni ha definito la morte "inaccettabile" (ANSA, 23 settembre 2026). La CGIL ha chiesto la sospensione di tutti i cantieri analoghi: "L'umanità prima dei turisti."

Il contesto non è isolato. Secondo l'Osservatorio Sicurezza di Vega Engineering, nel primo semestre del 2026 sono state registrate 482 morti sul lavoro in Italia, il 7,1% in più rispetto alle 450 dello stesso periodo del 2023. I cantieri su strutture storiche rappresentano una categoria di rischio elevata e poco monitorata.

Cosa dice la legge: le qualifiche obbligatorie per chi lavora su fune

In Italia, la normativa di riferimento è il Decreto Legislativo 81/2008, il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro. L'articolo 107 definisce "lavoro in quota" qualsiasi attività eseguita a un'altezza superiore a due metri rispetto a un piano stabile. Per chi utilizza sistemi di accesso su fune, l'Allegato XIV dello stesso decreto stabilisce un percorso formativo obbligatorio articolato in tre livelli:

  • Formazione teorica (minimo 12 ore): normativa vigente, rischi specifici, principi di ancoraggio, dispositivi di protezione individuale di terza categoria
  • Formazione pratica (minimo 8 ore): tecnica di risalita e discesa su fune, recupero di persona incapacitata, utilizzo corretto di imbracature, assorbitore di energia, longe
  • Aggiornamento quinquennale obbligatorio: la certificazione scaduta equivale, agli occhi della legge, all'assenza totale di abilitazione. Il lavoratore non può operare e l'impresa che lo impiega è direttamente responsabile

A queste si aggiunge l'idoneità medica, rilasciata da medico competente con frequenza almeno biennale, che verifica l'assenza di patologie ostative come vertigini, epilessia o problemi cardiovascolari.

Quando il cantiere si svolge su un bene tutelato dal Codice dei Beni Culturali (D.Lgs. 42/2004) — com'è il caso del Colosseo, dichiarato Patrimonio Mondiale UNESCO — agli obblighi ordinari se ne aggiungono altri. L'impresa che vince l'appalto deve predisporre un Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC) che tenga conto delle specificità strutturali del bene: geometria delle murature antiche, materiali originali non perforabili, accessi limitati, impossibilità di installare ponteggi tradizionali. Il PSC deve essere redatto da un Coordinatore per la Sicurezza in fase di Progettazione (CSP) e applicato da un Coordinatore per la Sicurezza in fase di Esecuzione (CSE), figure distinte dal direttore dei lavori. L'INAIL (inail.it) pubblica linee guida specifiche per i lavori su fune, compresi gli standard di ancoraggio e i protocolli di emergenza.

Caso concreto: vinci un appalto per illuminare il Colosseo. Cosa devi garantire?

Immagina di essere titolare di un'impresa specializzata in installazioni su fune. Nel 2026, la tua azienda risulta aggiudicataria di un bando del Parco Archeologico del Colosseo per l'installazione di un sistema LED nella sezione interna dell'anfiteatro. Il contratto vale 750.000 euro, ha una durata prevista di tre mesi e richiede operazioni in quota tra i sei e i dodici metri di altezza, in ambienti semi-chiusi, spesso in orario notturno.

Prima che il primo operatore metta piede sulla fune, la legge ti impone una lista precisa di adempimenti. Se anche uno solo manca, le conseguenze — in caso di incidente — si misurano in anni di carcere e decine di migliaia di euro.

Obbligo 1 — PSC obbligatorio, non DUVRI. Poiché il cantiere supera la soglia dei 200 giorni-uomo previsti, comporta "rischi particolari" per lavori in quota e si svolge in un sito aperto al pubblico, il semplice Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenza non è sufficiente. Devi predisporre un PSC completo, firmato da un CSP abilitato e adattato alle caratteristiche strutturali del Colosseo. Sanzione per mancata predisposizione: fino a 50.000 euro.

Obbligo 2 — Certificazioni verificate, non dichiarate. Ogni rocciatore del team deve avere l'abilitazione ai sensi dell'Allegato XIV del D.Lgs. 81/2008 in corso di validità. Se un certificato è scaduto da più di sei mesi, il lavoratore non può operare. Spetta all'impresa verificarlo fisicamente — non è sufficiente la dichiarazione verbale del dipendente. Nel caso di Andrea Moretti, l'indagine si concentra proprio su chi doveva verificare che l'imbracatura fosse correttamente agganciata prima di ogni salita.

Obbligo 3 — Doppio ancoraggio sopra i 10 metri. Per operazioni a quota superiore ai dieci metri in ambienti chiusi o semi-chiusi, il sistema di ancoraggio deve essere ridondante: due punti fisici indipendenti, ciascuno certificato per almeno 10 kN. Una sola fune non è sufficiente — e la sua mancata connessione, come emerso nel caso del Colosseo, può essere considerata dalla magistratura prova di una violazione volontaria delle procedure.

Obbligo 4 — Secondo operatore formato a terra. Durante ogni operazione in quota su fune, deve essere sempre presente a terra un operatore con formazione specifica per il recupero di persona incapacitata. In assenza di questa figura, il lavoro non può iniziare legalmente.

Cosa succede se manca uno di questi elementi e avviene un decesso:

  • Il titolare dell'impresa risponde per omicidio colposo ai sensi dell'art. 590-bis c.p., con pene da 2 a 7 anni di reclusione in caso di violazione consapevole delle norme antinfortunistiche
  • Il CSE risponde per culpa in vigilando se non ha rilevato le carenze pur essendo presente in cantiere
  • L'impresa è soggetta alle sanzioni dell'art. 55 del D.Lgs. 81/2008: fino a 150.000 euro per la mancata nomina del CSE
  • Il committente pubblico — in questo caso il Parco Archeologico — può essere chiamato in causa in solido se non ha verificato i requisiti dell'appaltatore prima dell'avvio dei lavori

Artigiani su siti storici: chi controlla davvero?

La vicenda del Colosseo proietta la sua ombra su migliaia di cantieri molto più piccoli e invisibili. In Italia, artigiani specializzati, restauratori freelance e tecnici indipendenti operano ogni anno su edifici storici o vincolati — chiese romaniche, palazzi nobiliari, torri medioevali, anfiteatri locali — spesso senza un PSC completo e con livelli di controllo minimi rispetto ai grandi appalti pubblici.

Eppure gli obblighi di legge sono identici. Non è il valore del contratto a determinare il livello di sicurezza richiesto, ma la tipologia di lavoro e la quota operativa.

Tre domande che ogni professionista che lavora in quota su un bene storico dovrebbe porsi prima di accettare l'incarico:

La mia abilitazione è aggiornata? La certificazione quinquennale scaduta non vale nulla: in caso di incidente, l'assenza di abilitazione valida espone penalmente come se la formazione non fosse mai stata fatta, indipendentemente dall'effettiva competenza tecnica.

Il committente ha predisposto un PSC o DUVRI? Chiederlo non è presunzione — è un diritto e una tutela. Quel documento chiarisce le responsabilità di ciascuno in caso di emergenza. Lavorare senza di esso ti espone anche se l'incidente non riguarda direttamente te.

Il bene è vincolato dalla Soprintendenza? Se sì, ogni intervento su strutture o impianti richiede un'autorizzazione preventiva ai sensi del Codice dei Beni Culturali. Lavorare senza autorizzazione su un bene vincolato comporta sanzioni penali del tutto indipendenti dalla normativa sulla sicurezza.

Come mostrano i più complessi cantieri di restauro europei — dalle tecniche documentate nel restauro di Notre-Dame e del patrimonio storico francese ai grandi appalti italiani — la competenza tecnica da sola non protegge né il lavoratore né il committente. La conoscenza del quadro normativo è parte integrante del mestiere.

Se stai pianificando interventi su un edificio storico o ti trovi a gestire un cantiere con lavori in quota, un artigiano specializzato in sicurezza su patrimonio culturale può aiutarti a verificare il rispetto di tutti gli obblighi di legge prima che sia troppo tardi.


Nota: questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non costituisce consulenza legale, tecnica o professionale. Per una valutazione specifica della conformità del tuo cantiere alle normative vigenti, rivolgiti a un professionista abilitato in materia di sicurezza sul lavoro o diritto dell'appalto pubblico.

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