Il 23 settembre 2026, alle 00:30, Andrea Moretti non è tornato a casa. Aveva 22 anni, lavorava come rocciatore al Colosseo per installare il nuovo impianto di illuminazione, e una caduta di dieci metri ha posto fine alla sua vita nel monumento più famoso del mondo. Mentre la Procura di Roma indaga per omicidio colposo — l'imbracatura c'era, ma la fune di sicurezza non era agganciata — l'Italia si interroga su norme e responsabilità. Ma c'è una ferita che nessun processo potrà sanare: il trauma psicologico di chi era lì quella notte, dei colleghi che hanno visto, dei familiari che aspettavano.
L'incidente e il peso psicologico invisibile
In Italia, nel 2026, è già stata superata la soglia delle mille morti sul lavoro, secondo i dati INAIL aggiornati a settembre. Dietro ogni numero ci sono persone che smettono di respirare. Ma ci sono anche decine di testimoni diretti — colleghi, capisquadra, soccorritori del 118 — che tornano a casa con immagini impossibili da cancellare e con un peso che non sanno come chiamare.
Il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) da esposizione a un evento traumatico lavorativo è una realtà clinicamente riconosciuta. Secondo una revisione pubblicata su Medicina del Lavoro nel 2024, circa il 20-30% dei lavoratori che assistono direttamente a un incidente mortale sul cantiere sviluppa sintomi significativi di PTSD nei 12 mesi successivi. Flashback, insonnia, ipervigilanza, senso di colpa del sopravvissuto: sono i segnali di una mente che non riesce a processare quello che gli occhi hanno visto.
Un dato importante che pochi conoscono: nel 2025 l'INAIL ha ufficialmente riconosciuto il PTSD come infortunio professionale, in seguito a una sentenza che ha coinvolto un autista di autobus assistito dal Patronato INCA CGIL di Milano. Questo riconoscimento cambia tutto: significa che chi sviluppa il disturbo dopo un incidente sul lavoro ha diritto a prestazioni sanitarie, indennità temporanea e riabilitazione psicologica a carico dell'ente assicurativo, senza doversi rivolgere esclusivamente al proprio medico di base.
La risposta della psicologia del lavoro: intervenire entro 72 ore
"Quando si verifica un incidente mortale in un cantiere, l'intervento psicologico immediato non è un lusso: è una necessità medica," è il principio fondante del primo soccorso psicologico aziendale. Il debriefing critico dell'incidente — una tecnica strutturata di elaborazione collettiva dell'evento traumatico, nota come Critical Incident Stress Debriefing (CISD) — viene raccomandato entro 48-72 ore dall'incidente per tutti i lavoratori esposti, siano essi testimoni diretti, colleghi vicini o soccorritori.
Senza questo intervento precoce, la percentuale di lavoratori che sviluppa PTSD cronico quasi raddoppia. Il cervello umano, di fronte a un trauma acuto non elaborato, tende a consolidarlo invece di metabolizzarlo: ogni stimolo associato all'evento — il rumore di una carrucola, l'odore del cantiere, il suono dell'ambulanza — può diventare un grilletto involontario per rivivere la scena.
Il lutto acuto dei familiari segue dinamiche ancora più complesse. La morte improvvisa e violenta di un figlio di 22 anni non segue le fasi classiche del lutto anticipato: il trauma si sovrappone alla perdita, e senza supporto professionale adeguato il rischio di sviluppare un disturbo da lutto prolungato o un episodio depressivo maggiore è clinicamente documentato tra il 35 e il 45% dei familiari di primo grado, secondo le linee guida dell'American Psychiatric Association.
Per gli stessi motivi, storie come quella di Andrea ricordano l'importanza di riconoscere i segnali di stress acuto dopo eventi critici e di non aspettare che i sintomi peggiorino prima di chiedere aiuto.
Il caso di Marco: quando l'imbracatura diventa un incubo ricorrente
Marco ha 29 anni, fa il lavoratore in quota come Andrea Moretti. Era nel cantiere al Colosseo la notte del 23 settembre: non ha visto la caduta, ma ha sentito il rumore e poi ha visto il corpo di Andrea a terra prima che arrivasse il 118. Nei tre giorni successivi ha continuato a lavorare — nessuno dell'azienda gli ha proposto di fermarsi o di parlare con qualcuno. Dal quinto giorno non riesce a dormire più di tre ore consecutive. Ogni mattina, quando indossa l'imbracatura, ha un senso di nausea e rivive quella scena. Ha iniziato a evitare i turni in quota con scuse varie.
Se Marco non riceve un intervento psicologico strutturato entro le prime quattro settimane dall'incidente, il rischio che i suoi sintomi si cristallizzino in PTSD cronico sale al 37%, secondo le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per gli operatori esposti a eventi critici. Al contrario, un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale focalizzata sul trauma (TF-CBT), avviato entro 30 giorni dall'evento, riduce questo rischio del 60% e porta alla remissione completa dei sintomi nel 75% dei casi trattati.
In termini pratici e immediati: Marco ha il diritto di segnalare la propria condizione al medico competente aziendale, come previsto dall'art. 41 del D.Lgs. 81/2008. Il medico è obbligato per legge a valutarlo entro 5 giorni lavorativi dalla segnalazione. Se il datore di lavoro non attiva la sorveglianza sanitaria, Marco può presentare domanda direttamente all'INAIL per il riconoscimento del PTSD come infortunio professionale: la procedura è telematica, gratuita e l'esito medio arriva in 60 giorni. Nel frattempo, può richiedere l'esonero temporaneo dal lavoro in quota con certificato medico, senza rischiare licenziamento per giustificato motivo.
I genitori di Andrea, invece, hanno diritto alle prestazioni INAIL per i superstiti — rendita mensile calcolata sulla retribuzione annua del figlio e rimborso delle spese funerarie fino a 2.900 euro — ma anche, attraverso la propria ASL di residenza, a un percorso di supporto psicologico gratuito. Questo percorso non viene quasi mai comunicato d'ufficio alle famiglie: è fondamentale che qualcuno — un avvocato, un patronato o un medico di base — informi chi ha subito la perdita dei propri diritti in modo attivo.
Cosa prevede la legge: obblighi del datore che spesso vengono ignorati
Il D.Lgs. 81/2008, il Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, prevede all'articolo 28 che la valutazione dei rischi comprenda anche i rischi da stress lavoro-correlato. Dopo un incidente mortale, il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) dell'azienda deve essere aggiornato entro 30 giorni, includendo il rischio traumatico per i lavoratori superstiti.
Secondo le linee guida INAIL sulla prevenzione del rischio psicosociale, i lavoratori esposti a un evento critico hanno diritto a:
- Primo soccorso psicologico entro 24-72 ore dall'evento, anche tramite professionisti esterni convenzionati con l'azienda
- Valutazione sanitaria specifica da parte del medico competente aziendale, non della medicina generale
- Accesso a percorsi di psicoterapia rimborsati dall'INAIL in caso di riconoscimento come infortunio professionale
- Esonero temporaneo dal lavoro in quota in attesa della stabilizzazione clinica, senza decurtazione dello stipendio per i primi 40 giorni
Il datore di lavoro che non attiva queste misure dopo un incidente mortale si espone a sanzioni amministrative che vanno da 2.000 a 4.000 euro per ogni lavoratore non tutelato, oltre alla responsabilità civile in caso di aggravamento documentato della condizione psicologica. Non è solo un dovere etico: è un obbligo di legge.
Come cercare aiuto adesso: i tre percorsi concreti
Per i lavoratori e le famiglie coinvolti in incidenti come quello del Colosseo, esistono tre canali di accesso al supporto psicologico.
Tramite INAIL: Presentare domanda di riconoscimento del PTSD come infortunio professionale attraverso il portale INAIL online. L'istituto assegna un medico specialista e, in caso di riconoscimento, copre i costi del trattamento psicologico.
Tramite SSN: Richiedere al proprio medico di base una richiesta urgente per uno specialista in psichiatria o psicologia clinica. La visita urgente si ottiene entro 72 ore se il medico certifica l'urgenza nella richiesta.
Tramite un professionista privato o una piattaforma specializzata: Consultare direttamente uno psicologo esperto in trauma entro pochi giorni dall'evento. Il costo medio di una seduta di TF-CBT è di 70-120 euro, ma molti professionisti applicano tariffe agevolate per lavoratori in difficoltà economica a seguito di infortuni.
Anche il trauma psicologico da eventi lavorativi critici, come ricordano le ricerche sul rischio psicosociale legato a disastri e emergenze, richiede gli stessi protocolli di intervento di qualsiasi altra emergenza di salute mentale. Non aspettate che i sintomi diventino insopportabili. Il trauma non trattato non guarisce da solo: si consolida.
Avviso: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo informativo generale e non sostituiscono una valutazione clinica personalizzata. Per una diagnosi e un trattamento adeguati, consultate un medico o uno psicologo qualificato.

Anna Conti