Clizia Incorvaia, foto della figlia sui social: cosa dice la legge dopo la separazione

Avvocata che esamina documenti e uno smartphone con un profilo social in uno studio legale a Roma

Crediti fotografici

Sofia Sofia GalloAvvocati
6 min di lettura 17 ottobre 2026

Il 17 ottobre 2026 Clizia Incorvaia è ospite di Verissimo, e con lei torna al centro della cronaca rosa una questione giuridica molto concreta: chi decide se la foto di un figlio minorenne può finire sui social? Secondo Bigodino, il tribunale di Roma ha disposto il non luogo a procedere nella causa avviata dall'ex marito Francesco Sarcina per la pubblicazione di immagini della figlia Nina, perché "il fatto non costituisce reato". Restano però aperti, sempre secondo quanto riportato, i profili civili.

Al di là del caso di cronaca, la domanda riguarda migliaia di famiglie italiane: cosa si può pubblicare dopo una separazione?

La domanda che si fanno in molti: se il penale si chiude, la questione è chiusa?

No. È il punto che più spesso crea confusione. Un'archiviazione o un non luogo a procedere in sede penale significa soltanto che il fatto non integra un reato. Non dice che la pubblicazione fosse lecita sotto ogni altro profilo.

Il giudice civile valuta cose diverse: l'interesse del minore, il rispetto della sua immagine e la corretta gestione della responsabilità genitoriale. Può quindi arrivare a conclusioni opposte rispetto al giudice penale, e può farlo con strumenti rapidi come i provvedimenti d'urgenza.

Nel caso in questione, i dettagli del provvedimento civile citato dalla legale di Sarcina non sono noti. Si tratta di una posizione riferita dalla stampa, non di un atto pubblico verificabile, e va trattata come tale. Non spetta a noi stabilire chi abbia ragione.

Cosa dice la legge sull'immagine dei figli

Tre norme sono il punto di partenza.

L'articolo 10 del Codice civile tutela l'immagine di ogni persona, minorenni compresi, quando viene esposta o pubblicata fuori dei casi consentiti dalla legge e con pregiudizio al decoro o alla reputazione. L'articolo 96 della legge sul diritto d'autore (n. 633 del 1941) stabilisce che il ritratto di una persona non può essere esposto o messo in commercio senza il suo consenso.

Il Regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR) considera poi l'immagine un dato personale. Per i minori, la sua pubblicazione richiede una base giuridica solida, e di norma il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale.

Sul punto è utile la pagina dedicata ai minori del Garante per la protezione dei dati personali, che richiama i genitori a valutare con attenzione i rischi della diffusione online delle immagini dei figli.

Responsabilità genitoriale: chi firma per il bambino?

Dopo una separazione, nella grande maggioranza dei casi vige l'affidamento condiviso. Le decisioni di maggiore interesse per i figli, secondo l'articolo 337-ter del Codice civile, vanno assunte di comune accordo.

La pubblicazione stabile e pubblica del volto di un minore, soprattutto se legata a sponsorizzazioni o contenuti commerciali, rientra secondo molti giudici tra le scelte che richiedono l'accordo di entrambi. Una foto privata in un profilo chiuso è cosa diversa da un post sponsorizzato visibile a decine di migliaia di follower.

C'è poi un aspetto spesso sottovalutato: il minore stesso ha diritti propri. Con l'età, la sua opinione ha un peso crescente, e i tribunali tendono ad ascoltarla quando si discute di esposizione online.

Il peso dell'età: sotto i 14 anni decidono i genitori

Il Codice privacy italiano (articolo 2-quinquies) fissa a 14 anni l'età in cui un minore può prestare da solo il consenso al trattamento dei propri dati per i servizi online. Sotto quella soglia serve il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale.

Questo non significa che un genitore possa decidere senza limiti. Deve agire nell'interesse del figlio, e non nel proprio interesse economico o d'immagine. Quando il contenuto ha uno scopo commerciale, i giudici tendono a esaminare con maggiore severità se quell'interesse sia stato davvero rispettato.

Dopo i 14 anni, il ragazzo può opporsi lui stesso a una pubblicazione e chiederne la rimozione. Anche questo cambia le strategie di tutela per le famiglie con figli adolescenti.

Un caso concreto: la foto sponsorizzata e il dissenso dell'altro genitore

Immaginiamo una situazione realistica, che non riguarda nessun personaggio noto. Marta e Luca sono separati dal 2022, con affidamento condiviso della figlia di 9 anni. Marta gestisce un profilo con 40.000 follower e pubblica una foto della bambina con un marchio di abbigliamento, per un compenso di 1.500 euro.

Luca scopre il post, non ha mai dato il consenso e lo chiede per iscritto. Marta rifiuta. Ecco come funziona il percorso, passo per passo.

Se Luca scrive una diffida formale e Marta rimuove il contenuto entro pochi giorni, la questione può chiudersi lì, senza costi processuali elevati.

Se invece Marta rifiuta, Luca può rivolgersi al tribunale civile con un ricorso d'urgenza. Il giudice può ordinare la rimozione e inibire future pubblicazioni, fissando una somma dovuta per ogni violazione successiva. In alcuni casi decisi dai tribunali italiani le penali sono state di migliaia di euro per ogni post.

Se Marta continua a pubblicare nonostante l'ordine, ogni violazione può costarle quella somma. Con dieci post successivi, l'esborso supererebbe di molto i 1.500 euro incassati con la sponsorizzazione.

Se infine Luca ritiene che i contenuti abbiano esposto la figlia a rischi, può anche segnalare il caso al Garante privacy, che dispone di poteri ispettivi e sanzionatori. In questo scenario, il tempo conta: più il post resta online, più copie e condivisioni sfuggono al controllo.

Perché un avvocato è utile prima, non dopo

Chi segue questi casi sa che la fase più delicata è quella precedente al contenzioso. Un avvocato di famiglia può proporre di inserire nell'accordo di separazione o nel piano genitoriale una clausola chiara sull'uso dell'immagine dei figli.

Una clausola efficace stabilisce cosa è consentito (foto private in cerchie ristrette), cosa richiede il consenso scritto di entrambi (contenuti pubblici, collaborazioni commerciali) e cosa è escluso (dettagli su scuola, luoghi frequentati, salute).

Per i genitori che lavorano online, come influencer o creator, serve anche un consulto sulla tutela dei dati personali. Il GDPR non prevede un'esenzione automatica per chi pubblica contenuti professionali che coinvolgono un minore.

Vale la pena ricordare che la tutela non si esaurisce nella separazione. Anche in una coppia unita, entrambi i genitori esercitano la responsabilità genitoriale, e il dissenso di uno dei due può rendere discutibile la pubblicazione.

Sul tema dell'immagine e della privacy in ambito mediatico, abbiamo già approfondito altri casi: Sara Gabriele, privacy, immagine e responsabilità e Loredana Lecciso, gossip e diritto all'immagine.

Cosa fare ora, se ti riconosci in questa situazione

Se un ex partner pubblica foto di tuo figlio senza il tuo consenso, o se sei tu a dubitare di poterlo fare, questi passaggi aiutano a muoversi con ordine.

Primo: conserva le prove. Fai screenshot con data e indirizzo del post, senza modificarli. Secondo: comunica per iscritto il tuo dissenso, in modo che sia documentabile. Terzo: valuta con un legale se esistono già provvedimenti del tribunale, come condizioni di separazione o ordinanze, che regolano il tema.

Quarto: se il contenuto è ancora online e ti preoccupa, chiedi una valutazione sulle azioni d'urgenza. I tempi di una causa ordinaria sono lunghi, mentre un ricorso cautelare può produrre effetti in tempi molto più brevi.

Quinto: tutela il minore anche nel confronto. Evita di coinvolgerlo nel conflitto e di esporlo in prima persona, perché i giudici guardano con attenzione al suo benessere, e un comportamento corretto pesa nelle decisioni.

Se hai dubbi su un caso specifico, su Expert Zoom puoi confrontarti con avvocati esperti di diritto di famiglia e di privacy, che valutano la tua situazione concreta e ti indicano la strada più adatta.

Questo articolo ha finalità puramente informative e non costituisce consulenza legale. Le notizie sul caso Incorvaia–Sarcina sono tratte da fonti giornalistiche e riportano posizioni delle parti non verificate in sede giudiziaria. Per la tua situazione, rivolgiti a un avvocato.

Crediti fotografici : Questa immagine è stata generata dall'intelligenza artificiale.

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