Bisceglia, il professore di italiano che ha ispirato un campione: la dedica di Luis Enrique ci parla di lingue

Interprete che assiste un allenatore di calcio durante una conferenza stampa
Matteo Matteo RicciRipetizioni e Aiuto Compiti
4 min di lettura 31 maggio 2026

Sabato 30 maggio 2026, Luis Enrique ha sollevato la Champions League con il Paris Saint-Germain e, davanti ai microfoni di Sky Sport, ha detto una cosa che pochi si aspettavano: "Devo ringraziare il mio caro amico Claudio Bisceglia, il mio professore romanista." In pochi minuti, il nome di un interprete romano era sulla bocca di tutta Italia.

Chi è Claudio Bisceglia

Claudio Bisceglia è originario della Puglia, è tifoso della Roma dalla sua infanzia — dal campionato del 1983 — ed è laureato alla Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori (SSLMIT) dell'Università degli Studi di Trieste, una delle istituzioni di riferimento in Europa per la formazione di traduttori e interpreti professionali.

Parla inglese, spagnolo, portoghese, olandese, francese e tedesco. Da anni è l'interprete ufficiale dell'AS Roma: lo si vede a bordo campo durante le interviste ai giocatori stranieri, in sala stampa con gli allenatori, nei corridoi dei centri sportivi. È il trait d'union invisibile tra chi parla romanesco e chi parla madridista.

Luis Enrique è arrivato a Roma nel 2011 per allenare i giallorossi. Non parlava una parola di italiano. Bisceglia divenne la sua voce, il suo tramite con la squadra, con la stampa, con la città. Il rapporto tra i due andò oltre il lavoro: è rimasto nel tempo.

Quando Luis Enrique vinse la Champions League con il Barcellona nel 2015 — finale contro la Juventus — ringraziò Bisceglia pubblicamente. Undici anni dopo, con il PSG vincitore del torneo, lo ha fatto di nuovo.

Dall'università di Trieste ai top club del calcio mondiale

La storia di Bisceglia non è solo un aneddoto simpatico. È la dimostrazione concreta di ciò che una competenza linguistica alta può produrre in un contesto professionale internazionale.

La SSLMIT di Trieste forma interpreti di conferenza, traduttori tecnici e mediatori linguistici in un ambiente ad alto livello. Il percorso è selettivo e richiede fluidità in almeno due lingue straniere, oltre che competenze nelle tecniche di interpretazione simultanea e consecutiva. Non è una laurea di ripiego: è una formazione specialistica che apre porte in ambiti dove la comunicazione è una variabile critica — dalla diplomazia al diritto, dall'economia internazionale al mondo dello sport.

Nel calcio globale di oggi, dove uno staff tecnico può includere un allenatore spagnolo, un preparatore atletico brasiliano, un mental coach inglese e venti giocatori di dieci nazionalità diverse, la figura dell'interprete sportivo è diventata essenziale. Non si tratta solo di tradurre parole: si tratta di veicolare emozioni, tattiche, feedback critici in situazioni di alta pressione.

Le lingue straniere e la carriera: cosa dicono i dati

Secondo il Consiglio Europeo, i cittadini europei che conoscono almeno due lingue straniere hanno una probabilità significativamente più alta di trovare lavoro in settori internazionali e di accedere a ruoli con responsabilità maggiori. In Italia, dove la padronanza dell'inglese rimane storicamente più bassa rispetto alla media europea, conoscere una seconda o terza lingua rappresenta ancora un vantaggio competitivo misurabile.

I dati del Rapporto Almalaurea 2025 mostrano che i laureati in lingue e mediazione linguistica registrano tassi di occupazione superiori alla media dei laureati magistrali, con una forte concentrazione nei settori del commercio internazionale, del turismo, dei media e — sempre più — dello sport e dell'entertainment.

Bisceglia è un caso estremo, ma non isolato. Coach, preparatori atletici e dirigenti sportivi che parlano più lingue costruiscono reti professionali più ampie, accedono a mercati internazionali, gestiscono spogliatoi multiculturali con maggiore efficacia.

Imparare una lingua da adulti: è davvero possibile?

La risposta è sì — con le giuste condizioni. Gli studi di glottodidattica confermano che gli adulti apprendono le lingue con metodi diversi rispetto ai bambini: hanno bisogno di struttura, di contesto, di feedback rapido. Le sessioni intensive, il lavoro su testi autentici, l'immersione in un ambiente reale accelerano il processo in modo significativo.

Luis Enrique imparò l'italiano abbastanza bene da gestire conferenze stampa con la stampa romana nel giro di pochi mesi. Aveva 41 anni. Quello che lo ha aiutato non è stata la facilità innata per le lingue, ma la guida di un professionista — Bisceglia, appunto — che sapeva come insegnare l'italiano a un adulto madrelingua spagnolo.

Non tutti possono permettersi un interprete personale. Ma tutti possono accedere a un insegnante di lingua qualificato che costruisca un percorso su misura. La differenza tra studiare da soli con un'app e lavorare con un professionista è paragonabile alla differenza tra allenarsi in palestra senza istruttore e avere un personal trainer: i risultati sono comparabili in termini di tempo e notevolmente superiori in termini di qualità.

Trovare il giusto insegnante di lingua

Che si tratti di preparare un colloquio di lavoro in inglese, di imparare lo spagnolo per un trasferimento all'estero o semplicemente di consolidare una seconda lingua per avanzare in carriera, il primo passo è trovare un insegnante con esperienza nel tipo di apprendimento che si cerca.

Un tutor specializzato valuta il livello di partenza, stabilisce obiettivi concreti e crea un piano di studio che si adatta agli orari e alle esigenze del singolo. La storia di Claudio Bisceglia ricorda che le lingue straniere non sono un dettaglio del curriculum: possono diventare il centro di una carriera intera, e la chiave di porte che altrimenti resterebbero chiuse.

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