Banca Mediolanum ha chiuso il primo trimestre 2026 con un utile netto di 276,2 milioni di euro, in crescita del 13% sui 243,3 milioni del Q1 2025, secondo i dati pubblicati il 9 maggio 2026 e ripresi da Il Sole 24 Ore. Il margine di interesse è salito del 31% a 236,3 milioni, le commissioni nette del 12% a 353,5 milioni e il CET1 ratio resta al 22,8%, oltre il doppio dei requisiti regolamentari. La raccolta netta del trimestre è arrivata a 3,34 miliardi di euro.
A leggere i comunicati, sembra che la scelta del consulente patrimoniale sia ovvia: basta affidarsi a una banca con questi numeri. La realtà è più complessa, perché i risultati di una rete non garantiscono i risultati del singolo consulente che ti viene assegnato. Un risparmiatore che oggi pensa di affidare 100.000 euro o più a Mediolanum, Fineco, Generali o a un'altra rete di consulenza dovrebbe fare quattro domande precise prima di firmare.
Quanto guadagna il tuo consulente se ti vende questo prodotto?
Il dato più importante non è l'utile della banca, ma la struttura delle commissioni che paghi tu. Le 7.000 partite IVA che lavorano in Mediolanum tra Italia e Spagna, citate nel comunicato sui risultati di aprile 2026, vivono in larga parte di commissioni di collocamento e di gestione retrocesse dalla banca.
Il regolamento europeo MiFID II, recepito in Italia con il decreto legislativo 129/2017 e aggiornato dalla revisione 2024 della Retail Investment Strategy, impone al consulente di dichiarare per iscritto e a colori l'incidenza percentuale delle commissioni sul rendimento atteso. Su un fondo bilanciato medio, una commissione di gestione del 2% annuo erode in 10 anni circa il 22% del capitale finale rispetto a uno strumento passivo equivalente. Chiedere la tabella dei costi ex ante prevista dalla MiFID II è un diritto del cliente che molti non esercitano.
Chi paga il consiglio: il modello fee-only contro il modello rete
Mediolanum, come Fineco e Banca Generali, opera con il modello di consulenza non indipendente: il consulente è remunerato dalla banca con commissioni di collocamento sui prodotti distribuiti. Esiste anche un modello alternativo, riconosciuto dalla CONSOB con la delibera 20307/2018, chiamato consulenza indipendente o fee-only: il cliente paga direttamente un compenso al consulente (in genere fra lo 0,5% e l'1% degli asset all'anno, oppure una parcella oraria) e in cambio riceve consigli senza incentivi di rete.
Il modello fee-only è ancora minoritario in Italia (meno del 5% del patrimonio gestito secondo l'OCF, Organismo dei Consulenti Finanziari), ma sta crescendo del 20% l'anno. Per patrimoni sopra i 250.000 euro la differenza di commissioni complessive può superare i 30.000 euro in dieci anni. Per patrimoni più piccoli il modello di rete resta competitivo, ma solo se il consulente è disposto a dichiarare tutti gli incentivi che riceve.
Cosa succede ai tuoi soldi se la banca cambia strategia?
Il comunicato Mediolanum cita una guidance 2026 con cost-to-income al 38% e crescita del dividendo rispetto agli 0,80 euro per azione del 2025. Queste sono priorità di azionisti, non di clienti. Quando una banca ha pressione sui costi e sui dividendi, può chiedere alla rete commerciale di spingere prodotti più redditizi per la banca, anche se non sempre i più adatti al cliente.
Il sito ufficiale CONSOB ricorda al risparmiatore tre verifiche periodiche: il questionario MiFID di profilatura va rivisto almeno ogni 24 mesi, la rendicontazione costi ex post va richiesta ogni anno entro il 30 aprile, e il rapporto consulenziale può essere interrotto in qualsiasi momento senza penali per il cliente. Sapere come uscire da un rapporto è la migliore protezione contro un consulente che si è progressivamente disallineato dai tuoi obiettivi.
La qualità del consulente non si misura con i risultati della banca
I premi e i ranking pubblicati ogni anno (Le Fonti, Top Advisor, Forbes Wealth) misurano per lo più la dimensione del portafoglio gestito e gli anni di anzianità, non la qualità del consiglio. Le tre certificazioni che invece misurano competenza tecnica reale sono EFA (European Financial Advisor), EFP (European Financial Planner) e CFP (Certified Financial Planner). Sono titoli rilasciati da enti indipendenti dopo esami con tasso di superamento sotto il 50%.
Chiedere al proprio consulente quale di queste certificazioni possiede e in quale anno l'ha ottenuta è una verifica gratuita. La banca italiana media dichiara che il 30-40% dei suoi consulenti possiede EFA o EFP, ma a livello di singola filiale la percentuale può scendere sotto il 10%.
Quando rivolgersi a un consulente patrimoniale
Se stai per ricevere un'eredità, vendere un'azienda, andare in pensione o semplicemente hai un patrimonio liquido superiore ai 100.000 euro fermo sul conto, una consulenza patrimoniale strutturata fa la differenza nei dieci anni successivi. I numeri di Banca Mediolanum mostrano che il settore della consulenza finanziaria sta crescendo in Italia, ma significa anche che è il momento giusto per chiedere conto del costo e della qualità del servizio.
Su Expert Zoom trovi una guida dettagliata alle tre famiglie di consulenti (bancario, autonomo, fee-only) e un confronto sulle certificazioni richieste, oltre a professionisti certificati che operano sia con il modello indipendente sia in convenzione con le grandi reti.
Questo contenuto ha carattere informativo e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata. Ogni investimento comporta rischi: prima di prendere decisioni rivolgiti a un consulente abilitato iscritto all'Organismo dei Consulenti Finanziari (OCF).

Alessandro Conti