La Corte di Cassazione ha emesso tre ordinanze il 27 marzo 2026 che ribaltano decenni di incertezza legale sugli autovelox — e rivelano un dato sconvolgente: soltanto 1.000 dei circa 11.000 autovelox attualmente in uso in Italia sono pienamente omologati secondo le norme vigenti. Ecco cosa significa per chi ha ricevuto una multa e vuole contestarla.
Il dato che cambia tutto: 1.000 su 11.000
Secondo una analisi del MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) pubblicata da AutoMoto.it il 4 aprile 2026, su circa 11.000 autovelox attivi in Italia solo circa 1.000 risultano già in regola con i requisiti di omologazione (non semplice approvazione) previsti dal Codice della Strada. Altri 3.800 sono registrati sulla piattaforma ministeriale, ma non soddisfano ancora il livello richiesto; i restanti 7.000+ dispositivi si trovano in una zona grigia normativa.
Questo non significa automaticamente che tutte le contravvenzioni emesse siano illegittime — ma apre un margine di ricorso concreto per chi ha ricevuto una multa da un autovelox non pienamente omologato.
Le tre sentenze del 27 marzo 2026
Le ordinanze della Cassazione (n. 7374 e n. 7379 del 27 marzo 2026, più la sentenza del TAR Umbria n. 147/2026 del 1° aprile) stabiliscono principi importanti:
- Gli autovelox mobili non richiedono decreto prefettizio: i comuni possono installarli senza autorizzazione aggiuntiva, purché documentino correttamente omologazione, taratura e procedure operative.
- La targa deve essere identificabile, ma non con certezza assoluta: basta che il sistema consenta l'identificazione del veicolo; non è necessaria una perfetta nitidezza della foto.
- Il carico della prova spetta al comune: è il municipio a dover dimostrare che il dispositivo era correttamente omologato e tarato — non il cittadino a dover dimostrare il contrario.
Queste sentenze hanno quindi consolidato la posizione dei comuni nei tribunali — ma hanno anche reso più chiari i requisiti che un autovelox deve soddisfare per produrre verbali validi.
La scadenza del 4 maggio 2026: cosa cambia
Il MIT ha presentato un decreto interministeriale (MIT-MIMIT) in procedura TRIS all'Unione Europea. Il periodo di consultazione europea si chiude il 4 maggio 2026. Dopo quella data, il decreto dovrebbe essere promulgato e stabilirà:
- Standard nazionali uniformi per l'omologazione
- Riconoscimento come conformi dei dispositivi approvati dal 2017 in poi (se dotati della corretta documentazione)
- Norme chiare sulla registrazione e tracciabilità dei dispositivi
Cosa significa per chi ha ricevuto una multa prima del 4 maggio: le contestazioni basate sull'assenza di omologazione restano teoricamente possibili fino all'entrata in vigore del decreto. Dopo quella data, il margine di ricorso su questo specifico argomento si ridurrà sensibilmente.
Come contestare una multa da autovelox nel 2026
Ci sono due percorsi possibili:
Ricorso al Prefetto (entro 60 giorni dalla notifica)
- Più semplice e rapido
- Gratuito (non richiede spese processuali)
- Rischio: se respinto, la sanzione viene confermata e non è più sospesa automaticamente
Ricorso al Giudice di Pace (entro 30 giorni dalla notifica)
- Procedimento formale con contraddittorio
- Richiede il contributo unificato (spese di giudizio)
- Maggiori garanzie difensive; possibilità di richiedere la documentazione tecnica del dispositivo
Nota: questi termini valgono per i verbali ordinari. Consulta sempre un avvocato per la tua situazione specifica, in particolare se la multa comporta anche decurtazione di punti dalla patente.
Cosa verificare prima di fare ricorso
Prima di procedere, un avvocato specializzato in diritto della circolazione stradale verificherà tipicamente:
- Omologazione vs. approvazione: il verbale indica quale tipo di autorizzazione aveva il dispositivo? L'"approvazione" (pre-2017) non equivale all'"omologazione" richiesta dal Codice della Strada nella sua versione aggiornata.
- Taratura certificata: ogni autovelox deve essere verificato periodicamente da un laboratorio accreditato. La documentazione di taratura è pubblica e può essere richiesta al comune.
- Segnaletica di preavviso: salvo casi specifici (eccesso grave, autovelox fisso su strade urbane), deve essere presente segnaletica che avvisa della presenza del rilevatore.
- Registrazione sulla piattaforma MIT: a partire dal 2025, i comuni hanno l'obbligo di registrare i propri dispositivi; l'assenza dalla piattaforma può costituire un elemento di difesa.
La situazione nelle città: chi ha più autovelox a rischio?
Secondo i dati del MIT, le regioni con il maggior numero di dispositivi non ancora omologati si trovano soprattutto nel Centro-Sud Italia. Alcune amministrazioni comunali hanno già avviato procedure di regolarizzazione volontaria per non esporre i propri verbali a ricorsi di massa. Altre, invece, continuano a emettere contravvenzioni pur consapevoli dell'incertezza normativa.
Il sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti pubblica aggiornamenti sullo stato della procedura TRIS e sull'avanzamento del decreto interministeriale. Consultarlo prima di presentare un ricorso è fortemente consigliato per verificare se il dispositivo che vi ha multato è già registrato o meno.
Perché affidarsi a un avvocato specializzato
Il panorama normativo degli autovelox nel 2026 è in rapida evoluzione. Citare genericamente una sentenza favorevole — come avviene spesso in ricorsi fai-da-te — non è sufficiente: ogni caso richiede la verifica dello specifico dispositivo, del comune responsabile e della documentazione disponibile.
Un avvocato esperto in diritto stradale e sanzioni amministrative può valutare rapidamente le prospettive di successo del ricorso, richiedere gli atti tecnici al comune e costruire una difesa su misura. Con 10.000 euro di multa potenziale in caso di eccessi gravi, il costo di una consulenza legale preliminare è quasi sempre giustificato.
Avvertenza: questo articolo ha scopo informativo. Per ogni situazione concreta, consulta un avvocato specializzato in diritto stradale.
