La seconda prova della Maturità 2026 per il liceo scientifico si è tenuta il 19 giugno con un tema di matematica incentrato sul lago di Bracciano e sull'analisi di funzioni. Ma per molti studenti il problema più grande non era la traccia: secondo recenti rilevazioni, il 50% dei maturandi ha vissuto livelli di ansia definiti "critici", con il 65% che non si sentiva pronto. Quando lo stress da esame smette di essere normale e diventa un segnale d'allarme che richiede aiuto professionale?
La matematica che fa tremare: cos'era nella seconda prova 2026
La seconda prova scritta per il liceo scientifico, svoltasi il 19 giugno 2026, ha proposto due problemi di analisi matematica — il candidato ne sceglieva uno — e otto quesiti brevi, da rispondere a quattro. Il primo problema riguardava il calcolo del livello idrico del lago di Bracciano; il secondo l'area di una regione delimitata da funzioni con punti di flesso. Una prova ancorata alla realtà, come suggeriva la citazione di Albert Einstein posta in epigrafe sulla certezza della matematica applicata al mondo reale, ma comunque impegnativa per chi arrivava già provato psicologicamente.
La matematica è da anni la materia più temuta dai maturandi del liceo scientifico. La ragione è intuitiva: a differenza di un saggio argomentativo o di una traduzione di latino, in matematica ogni passaggio errato può rendere vano il lavoro successivo. Questa percezione di "tutto o niente" alimenta un tipo specifico di ansia legata al perfezionismo e alla paura di fallire pubblicamente.
Un maturando su due: ansia a livelli critici
I dati raccolti prima della sessione 2026 raccontano uno scenario psicologicamente preoccupante: il 50% dei candidati ha mostrato livelli di ansia clinicamente significativi nelle settimane precedenti agli esami. Il 65% non si sentiva pienamente preparato alla vigilia della prima prova. Tra i segnali comportamentali rilevati dagli esperti: un aumento marcato del consumo di caffeina e nicotina tra i maturandi nelle settimane di preparazione — indicatori tipici di un sistema nervoso sotto stress prolungato.
Una certa tensione prima di un esame importante è normale — e persino utile. Gli psicologi la chiamano "ansia eustressante": un livello moderato di attivazione che aumenta concentrazione e motivazione. Il problema nasce quando questa tensione supera una soglia critica e diventa paralizzante, interferendo con il sonno, la capacità di studio e la vita quotidiana.
5 segnali che l'ansia da esame è diventata troppa
Esiste una differenza sostanziale tra il nervosismo pre-esame e un disturbo d'ansia che richiede supporto professionale. Ecco i cinque segnali da non sottovalutare, secondo gli specialisti della salute mentale:
- Blocco cognitivo durante la prova: sapere la risposta ma non riuscire a scriverla, la mente che "va in bianco" in modo sistematico — non solo una volta, ma ogni volta che la pressione sale.
- Insonnia persistente: difficoltà ad addormentarsi o risvegli frequenti per più di tre notti consecutive durante le settimane degli esami.
- Sintomi fisici ripetuti: tachicardia, tremori alle mani, nausea o cefalee intense che compaiono regolarmente prima di verifiche o momenti di valutazione.
- Evitamento dello studio: procrastinazione che non dipende da pigrizia o disorganizzazione, ma da un blocco emotivo reale legato alla paura di confrontarsi con il materiale.
- Pensieri catastrofici ricorrenti: frasi interne del tipo "non ce la farò mai", "sono l'unico che non capisce", "se sbaglio è tutto finito" che resistono ai tentativi di autocontrollo.
Se tre o più di questi segnali sono presenti da almeno due settimane, è opportuno parlare con un professionista della salute mentale.
Il ruolo dello psicologo: strumenti concreti, non solo ascolto
Molti studenti — e molti genitori — pensano allo psicologo come a una figura da coinvolgere solo in caso di crisi grave. In realtà, la psicologia applicata al contesto scolastico e delle performance ha a disposizione tecniche validate dalla ricerca scientifica:
- CBT (Terapia cognitivo-comportamentale): identifica i pattern di pensiero distorti — "devo fare tutto perfettamente o sono un fallito" — e li sostituisce con valutazioni più realistiche e funzionali.
- Esposizione graduale: permette di affrontare progressivamente la fonte di ansia, riducendo la risposta emotiva attraverso un processo di abituazione controllata.
- Mindfulness applicata: tecniche di ancoraggio al momento presente che attivano il sistema parasimpatico, abbassando la risposta di allarme del corpo.
- Training autogeno: protocollo di rilassamento strutturato che lo studente può imparare e applicare autonomamente nei minuti prima di una prova.
Uno psicologo specializzato può anche distinguere se l'ansia è situazionale — legata a questo specifico esame — oppure strutturale, parte di un pattern che vale la pena affrontare nel tempo. Per approfondire il tema dell'ansia da maturità e trovare supporto, leggi anche questo approfondimento di Expert Zoom sull'ansia da maturità.
Genitori: attenzione all'"ansia riflessa"
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il contesto familiare. Gli esperti sottolineano come i genitori che vivono la maturità quasi in prima persona rischino di amplificare — involontariamente — il carico emotivo dei figli. Il genitore efficace in questa fase è un "regolatore emotivo", non un generatore di ulteriore pressione.
Comportamenti da evitare:
- Chiedere aggiornamenti continui sull'andamento delle prove e confrontarsi con altri genitori sui risultati
- Fare paragoni con fratelli, cugini o compagni di classe
- Commentare negativamente simulazioni o voti intermedi
Supportare significa essere presenti senza fare pressione: ascoltare senza giudicare, normalizzare le emozioni di ansia, offrire soluzioni pratiche come uno spazio tranquillo per studiare, pasti regolari e momenti di scarico fisico.
Dopo la seconda prova: cosa fare adesso
La prova di matematica è finita. Per molti studenti del liceo scientifico questa è paradossalmente la fase più delicata: i pensieri su come è andata, i confronti con i compagni, i dubbi sui quesiti scelti possono occupare la mente nei giorni successivi. Gli esperti consigliano di staccare almeno 24 ore dal confronto post-prova, mantenere le abitudini di base — sonno regolare di 7-8 ore, alimentazione, attività fisica leggera — e iniziare la pianificazione del ripasso per il colloquio orale solo a distanza di un giorno.
Se l'ansia è rimasta alta anche durante lo svolgimento della prova, o se i sintomi descritti sopra persistono oltre la sessione esami, il consiglio degli specialisti è di non aspettare la fine dell'estate per cercare supporto. Secondo le indicazioni del Ministero della Salute italiano sulla salute mentale in età giovanile, intervenire precocemente sui disturbi d'ansia aumenta significativamente le probabilità di risoluzione.
Un aiuto professionale non è una sconfitta
La maturità è un passaggio importante, ma non dovrebbe lasciare tracce traumatiche. Se il livello di stress vissuto durante questa sessione ha superato ciò che ti aspettavi di poter gestire, parlare con uno psicologo può aiutarti a sviluppare strumenti concreti per le sfide future — universitarie e non solo. La salute mentale è parte integrante della salute generale: prendersi cura di sé dopo un esame difficile è una scelta intelligente, non un segnale di debolezza.
Avviso YMYL: questo articolo ha scopi informativi e non sostituisce una valutazione clinica professionale. In caso di sintomi gravi o persistenti, rivolgiti al tuo medico di base o a uno specialista della salute mentale.

Anna Conti