Il 10 settembre 2026, nella laguna veneziana, Andrea Lucchetta e la campionessa olimpica Manuela Di Centa hanno risposto a una domanda che prima o poi tocca tutti: come si invecchia bene quando il corpo è stato il tuo strumento professionale per decenni? La risposta è arrivata sotto forma di docufilm — "Vecchio a chi? La cura della longevità in salute" — presentato al Padiglione Veneto della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, prodotto da The Skill Group con FASI e Sport e Salute. Un evento che ha riportato al centro del dibattito pubblico un tema spesso rimandato: la prevenzione attiva dell'invecchiamento.
L'Italia invecchia, ma la prevenzione fa ancora fatica
L'Italia è il secondo Paese più vecchio d'Europa per quota di anziani: secondo i dati ISTAT, nel 2026 il 24,3% degli italiani ha superato i 65 anni, una percentuale destinata a salire al 34% entro il 2050. Numeri che raccontano una doppia pressione: da un lato un sistema sanitario che deve reggere il peso di una popolazione sempre più anziana, dall'altro individui che arrivano alla terza età spesso impreparati, senza un piano strutturato per mantenere salute e autonomia nel tempo.
Il docufilm di Venezia costruisce un modello di longevità attiva su quattro pilastri concreti: salute fisica, salute psicologica, attività sportiva costante e nutrizione mirata. Non un manuale accademico, ma testimonianze di persone che hanno fatto della cura del proprio corpo una scelta quotidiana — anche dopo la fine delle carriere agonistiche. Attraverso i progetti "Illumina" di Sport e Salute, che portano attività fisica nei quartieri periferici, e "Barca xe Casa" al centro anziani di San Giobbe a Venezia, il film mostra che la prevenzione non è un lusso riservato agli ex campioni ma un diritto accessibile.
Ogni pilastro ha il suo momento critico. La salute fisica richiede monitoraggi regolari oltre i 50 anni. La salute psicologica — spesso ignorata nella transizione dal ruolo attivo al pensionamento — necessita di supporto specializzato quando compaiono isolamento o perdita di motivazione. Lo sport va reinterpretato nella forma, non abbandonato perché "non si è più giovani". La nutrizione deve essere ricalibrata sulle esigenze di un metabolismo che cambia dopo i 55.
Da campione a persona comune: l'insidia del dopo
Per un atleta professionista, il ritiro sportivo è spesso un momento più complesso di quanto appaia dall'esterno. Il corpo — che per anni ha ricevuto allenamenti quotidiani, fisioterapie preventive e monitoraggi medici regolari — si ritrova improvvisamente privato di quegli stimoli strutturati. E senza la rete di supporto del professionismo, diventa facile perdere di vista i segnali di allarme.
Lucchetta, palleggiatore della Nazionale italiana negli anni Ottanta e Novanta, campione del mondo con la formazione guidata da Julio Velasco, ha parlato apertamente di come il corpo invecchi in modo diverso dopo una carriera ad alta intensità: articolazioni che reclamano attenzione, equilibri muscolari da ricalibrare, un metabolismo che cambia le proprie regole. Ha anche descritto come lo sport, praticato in forme diverse e con l'accompagnamento di professionisti, resti il pilastro fondamentale per l'invecchiamento sano.
Il paradosso è che quella rete di supporto professionale — visita dal medico dello sport ogni tre mesi, check metabolico annuale, piano nutrizionale personalizzato — viene abbandonata proprio nel momento in cui sarebbe più necessaria: la transizione verso la mezza età. E questo vale non solo per gli ex atleti d'élite, ma per chiunque abbia vissuto anni di attività fisica strutturata e si ritrovi poi a rallentare.
I segnali che non vanno ignorati
Il Ministero della Salute raccomanda controlli preventivi regolari per gli adulti over-50 in quattro aree chiave: cardiologica, metabolica, muscolo-scheletrica e cognitiva. Eppure meno del 30% degli italiani over-60 effettua visite preventive specialistiche su base volontaria e regolare, senza aspettare una prescrizione urgente.
Il problema principale non è la mancanza di informazione, ma la tendenza a normalizzare i segnali del cambiamento fisico come "normale invecchiamento". In realtà, molti di quei segnali sono indicatori precoci di processi intercettabili e reversibili se affrontati presto.
Ci sono situazioni specifiche che dovrebbero spingere a prenotare una consulenza senza rimandare:
- Affaticamento persistente dopo attività fisiche che prima erano routinarie, non spiegabile da stress acuto o mancanza di sonno
- Dolori articolari che compaiono anche a riposo, specialmente la mattina al risveglio, protratti per più di tre settimane
- Variazioni di peso non pianificate superiori a 4-5 kg in tre mesi, in assenza di cambiamenti dietetici evidenti
- Cali di memoria o concentrazione ripetuti, non collegati a periodi di alta pressione lavorativa
- Disturbi del sonno cronici: insonnia o sonno frammentato per più di quattro settimane consecutive
Ognuno di questi segnali può essere il primo indicatore di processi silenziosi — dalla sarcopenia all'insulino-resistenza, dal deficit di vitamina D a squilibri ormonali tipici della mezza età — che, se intercettati precocemente, si gestiscono con interventi semplici e spesso non farmacologici. Puoi approfondire quando e perché consultare un medico specialista per l'invecchiamento per un quadro completo sui fattori di rischio.
Scenario reale: Alessandro, 59 anni, ex ciclista amatoriale
Prendiamo la situazione di Alessandro, 59 anni, ingegnere di Torino che ha pedalato ogni fine settimana per 25 anni, completando granfondo con buone prestazioni fino ai 54. Poi una stagione di infortuni ha interrotto l'abitudine, e dopo non è più riuscito a riprendere con regolarità. Nell'ultimo anno ha notato quattro cambiamenti: si stanca salendo due piani a piedi, ha preso 6 chilogrammi, dorme male e ha avuto tre episodi di crampi notturni alle gambe.
I valori del sangue? "Nella norma per la sua età," gli ha detto il medico curante.
Se Alessandro prenota un consulto con un medico dello sport tramite Expert Zoom: Il medico rileva una perdita stimata del 14% di massa muscolare agli arti inferiori rispetto ai parametri attesi per sesso, età e storia atletica — sarcopenia di Grado I, stadio iniziale. I crampi notturni segnalano un probabile deficit di magnesio e potassio, confermabile con esami specifici raramente inclusi nel check standard del medico di base. Viene elaborato un piano di rientro all'attività ciclistica su 16 settimane: prime due sessioni da 30 minuti a settimana a bassa intensità, poi progressiva intensificazione fino a tre sessioni da 60 minuti. Il nutrizionista integra il piano aumentando l'apporto proteico da 0,8 g/kg (valore standard generico) a 1,5 g/kg al giorno — soglia raccomandata per la prevenzione della sarcopenia negli over-55 attivi — e aggiunge un'integrazione di magnesio citrato da 300 mg la sera. Il costo medio per questa prima valutazione specialistica in videoconsulto: tra 45 e 80 euro, senza liste d'attesa.
Se invece Alessandro aspetta altri 12 mesi: la sarcopenia avanza silenziosa. Secondo i dati del Ministero della Salute, chi non effettua attività di resistenza dopo i 60 anni perde mediamente tra l'1,5% e il 2% di massa muscolare all'anno. In termini pratici, per Alessandro un anno di inattività equivale a perdere ulteriori 4-5 punti percentuali di forza funzionale — con impatto diretto sulla qualità delle attività quotidiane e sul rischio di cadute. Secondo l'ISTAT, le cadute rappresentano la prima causa di ricovero ospedaliero tra gli over-65 in Italia, con oltre 100.000 fratture di femore all'anno. Intercettare la sarcopenia a 59 anni, prima della soglia critica dei 65, cambia radicalmente il profilo di rischio.
La longevità non è un privilegio degli olimpionici
Il valore del docufilm "Vecchio a chi?" non sta nel mostrare che Lucchetta e Di Centa si mantengono in forma — sarebbe quasi ovvio, dati i loro background sportivi. Il valore sta nel messaggio che porta con sé: quella cura, quella attenzione al corpo come progetto da gestire nel tempo, non è riservata a chi ha vinto medaglie o campionati mondiali.
Come mostra anche la storia di Barbara Bouchet, che a 82 anni mantiene vitalità e lucidità grazie a un approccio strutturato alla salute, il punto di partenza non è l'eccellenza atletica passata, ma la scelta presente di farsi supportare da professionisti competenti.
I quattro pilastri del docufilm — salute fisica, salute psicologica, sport e nutrizione — non richiedono una carriera olimpica alle spalle. Richiedono consapevolezza e accesso agli specialisti giusti al momento giusto. Che si tratti di un medico dello sport, un geriatra, un nutrizionista o un fisioterapista, su Expert Zoom puoi prenotare una consulenza anche in videoconsulto, costruire il tuo piano di invecchiamento sano e agire prima che i segnali di allarme diventino problemi strutturali.
La longevità, come ha mostrato la Mostra del Cinema di Venezia 2026, non si improvvisa. Si pianifica.
Nota: questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere di un medico. In caso di sintomi o dubbi sulla propria salute, rivolgiti a un professionista qualificato.

Sofia Marino